S6 – dal 1861 al 1924

S6 – dal 1861 al 1924

Scritto di ELENA D’AMBROSIO
( integrazioni di Dino Ballabio )

DALL’UNITA’ ALL’AVVENTO DEL FASCISMO

L’amministrazione locale sotto il Regno d’Italia (1861- 1894)

L’Unificazione segnò la fine dell’assetto amministrativo asburgico.

Ancor prima della proclamazione del Regno d’Italia, con il Regio Decreto 23 ottobre 1859 n.3702, il sistema amministrativo piemontese, fortemente accentrato, veniva esteso tutte le regioni progressivamente annesse al Regno di Sardegna, compresa ovviamente la Lombardia.

Questa legge che avrebbe dovuto avere un carattere provvisorio, divenne invece – con poche modifiche – definitiva con il R. D. 20 marzo 1865 n.1865.

Il territorio del Regno fu ripartito in province – rette dai Prefetti – circondari e comuni.

Il Prefetto, rappresentante del Governo, presiedeva il Consiglio di prefettura e la Deputazione Provinciale (che aveva competenze in particolare nei settori della sanità e viabilità) e svolgeva funzioni di controllo su tutti gli atti provenienti dai comuni, oltre a detenere il potere d’ordinanza per i problemi urgenti.

Nei comuni l’amministrazione passò dal Convocato dei possessori a un Consiglio elettivo parzialmente rinnovato ogni anno, guidato da un Sindaco di nomina regia, scelto tra i consiglieri (ma dal 1896 eletto dal Consiglio comunale), con una Giunta eletta dal Consiglio e formata nei comuni più piccoli inizialmente da uno e poi da due assessori effettivi e due supplenti [108].

___________________________________________________________________________
[108]  Dino Bonomi, Dalla Restaurazione all’Italia unita, in Storia di Monza e delle Brianza cit., pp. 344-346.Il sindaco come capo dell’amministrazione presiedeva la Giunta, organismo esecutivo del comune, concorrendo alla predisposizione e redazione dei bilanci preventivi e consuntivi, alla compilazione dei ruoli d’imposta, delle liste elettorali e di leva nonché alla preparazione dei progetti di opere pubbliche. Essendo anche ufficiale di governo spettava a lui la pubblicazione delle leggi, ordini e manifesti ed anche la tenuta dei registri dello stato civile; inoltre aveva facoltà di prendere provvedimenti urgenti in materia di sicurezza e igiene pubblica. Con tutte queste prerogative era sicuramente rilevante la sua influenza nelle scelte del comune. Sul tema delle istituzioni amministrative del Regno d’Italia cfr. A Porro, Il prefetto e l’amministrazione periferica in Italia. Dall’intendente subalpino al prefetto italiano (1842-1871), Milano 1972 e G. Astuti, L’unificazione amministrativa del Regno d’Italia, Napoli 1966.
___________________________________________________________________________

Con la compartimentazione territoriale fissata dalla legge 23 ottobre 1859 il comune di Brenna, con 865 abitanti, fu incluso nel Mandamento XII di Cantù, circondario I di Como, provincia di Como.

In quel frangente sappiamo solo che il Comune era retto da un Consiglio di quindici membri e da una Giunta di due membri.

___________________________________________________________________________

23 maggio 1861
Membri ( del primo ) Consiglio Comunale
Sindaco                               : Nob. Meroni Alessandro

Assessore Effettivo    : Badoglio Ferdinando
Assessore Effettivo    : Nob. Perego di Cremnago Gaetano
Assessore Supplente : Nob. Peregrini Giuseppe
Consiglieri                        : Ballabio Giovanni Battista
                                                   Consonni Luigi
                                                   Consonni Vincenzo
                                                   Corbetta Bartolomeo
                                                   Corbetta Carlo
                                                   Tagliabue Giuseppe
Segretario                       : Corbetta Giovanni
__________________________________________________________________

Nel 1861 allorché fu costituito il Regno d’Italia, la popolazione residente aveva raggiunto il numero di 907 abitanti, come risulta dal primo Censimento generale effettuato proprio in quell’anno e ripetuto ogni dieci anni (ad eccezione del 1891 poiché erano venuti a mancare i fondi necessari) [109].

___________________________________________________________________________
[109]  Progetto Civita, Le istituzioni storiche del territorio lombardo. Le istituzioni della città e della provincia di Como, Regione Lombardia, Milano 2000.
___________________________________________________________________________

Il primo sindaco di Brenna nell’Italia Unita fu il nobile Alessandro Meroni, già Deputato dell’estimo nel periodo immediatamente precedente l’unificazione, mentre Giovanni Corbetta era passato dal ruolo di agente comunale a quello di segretario, che era più o meno la stessa cosa.

Conosciamo anche i nomi di coloro che parteciparono a quello che probabilmente fu il primo Consiglio comunale, convocato il 23 maggio 1861: gli assessori “effettivi” nob. Gaetano Perego e Ferdinando Badoglio, l’assessore supplente nob. Giuseppe Peregrini, i consiglieri Luigi Consonni, Giuseppe Tagliabue, Vincenzo Consonni, Bartolomeo Corbetta, Carlo Corbetta e Giò Battista Balabio.

Tra i temi posti all’ordine del giorno fu risolta una questione che si trascinava da alcuni anni riguardante la cessione da parte del Comune del diritto di passaggio sull’area della vecchia piazza comunale fronteggiante la ormai abbandonata Chiesa parrocchiale, per “dare accesso” ad una nuova strada privata conducente alle case del Castello, in sostituzione di un’altra sempre conducente alle case del Castello che attraversava però la proprietà parrocchiale, separando la Casa parrocchiale dai rustici e dal giardino.

Si voleva assecondare in questo modo il progetto, già ideato dal defunto parroco Cattaneo e sostenuto anche dall’attuale parroco don Daverio, di unire alla Casa parrocchiale i rustici e il giardino “formando un sol corpo”.

Il Consiglio, che comunque non voleva sborsare alcun soldo, dette alla fine e ad unanimità il proprio consenso alla cessione del diritto di passaggio, previa chiusura della vecchia strada e a patto che “l’abbassamento del piano di detta piazza per rendere agevole la comunicazione colla nuova strada, sia a carico dei privati aventi diritto di passaggio sulla nuova strada per accedere alle proprie case (…); che dagli stessi venga riattato il muricciolo di cinta della piazza stessa danneggiato all’epoca della costruzione del muro di sostegno della strada. In pari tempo si rinuncia all’allargamento e svolgimento del nuovo muro di cinta proposto dall’Ufficio del Genio Civile” [110].

___________________________________________________________________________
[110]   ASCo. Fondo Prefettura, cart. 2036, estratto del Verbale di convocazione del Consiglio comunale nella sessione tenutasi nel giorno 23 maggio 1861. La risoluzione della questione era stata tenuta in sospeso per diverso tempo a causa unicamente del ritardo imputato all’Ufficio tecnico del Genio Civile della provincia di Como nel fornire un proprio parere, come è specificato in una nota del vice governatore di Como datata 13 marzo 1861. La cessione del diritto di passaggio fu in ultimo autorizzata dalla Deputazione Provinciale nella riunione del 22 giugno 1861.
___________________________________________________________________________

Il sindaco Meroni durante il suo mandato dovette affrontare alcune questioni spinose legate alla costruzione del nuovo campanile e all’apertura della scuola femminile che contribuirono a guastare irrimediabilmente i rapporti con la Giunta e il Consiglio, determinando il suo abbandono dalla carica di sindaco.

La nuova Chiesa parrocchiale era ancora priva del campanile, la cui costruzione fu bruscamente interrotta anche per l’assoluta mancanza di risorse economiche del Comune, dopo il gravoso onere finanziario sostenuto per l’erezione della chiesa.

Il Meroni in una lettera inviata alla Prefettura il 23 maggio 1863 chiedeva l’inserimento del comune di Brenna tra quelli mancanti di mezzi finanziari per la realizzazione di opere necessarie e urgenti e quindi bisognosi di un sussidio, sollecitando una sovvenzione di L.2000 per la costruzione del campanile [111].

Per molto tempo infatti – spiegava il sindaco nella missiva – si era continuato ad usare il vecchio campanile, acquistato insieme alla chiesa dal capomastro Zari, il quale “per pura cortesia” l’aveva concesso al Comune. Con la successiva trasformazione della chiesa “in casa di civile abitazione”, il proprietario aveva reclamato il campanile, così la popolazione si era dovuta accontentare di due campane addossate alla Chiesa nuova e sostenute da due travi, sistemazione quanto mai “provvisoria e anche pericolosa”.

Occorreva trovare i mezzi per continuare l’opera interrotta, poiché il Comune disponeva per tale impresa unicamente della somma di L. 3200.

Nel frattempo si era cercato, con l’aiuto di un architetto, di limitare il disegno primitivo del campanile (realizzato, a quanto pare, dal Moraglia) “alle sole opere indispensabili, eliminando tutte quelle di ornamentazione e di lusso” [112].

Meroni non riuscì nemmeno con questa manovra ad ottenere sussidi di sorta, mentre con il suo tentativo di introdurre economie nella costruzione del campanile si era inimicato gli stessi membri del Consiglio comunale con i quali entrò in conflitto diretto per quanto riguarda l’apertura della scuola femminile appoggiata dal Meroni, anche in ossequio alle direttive del Governo, e fortemente osteggiata soprattutto da una parte dei notabili, come meglio vedremo nel capitolo dedicato alla scuola.

Fatto sta che Meroni verso la fine del 1863 fu costretto a gettare la spugna, come afferma in una sconsolata lettera indirizzata al Prefetto l’11 settembre: “(…) il sottoscritto nel più breve termine che la legge gli consente convocherà il Consiglio ordinario autunnale e così cesserà dalle funzioni di Sindaco fin qui esercite con vero dispiacere della più ricca possidenza e di una parte del Clero, il che gli valse il voto di sfiducia da parte degli elettori, così pregasi questa R. Prefettura a voler impartire i propri ordini alla Giunta Municipale, cioè a quelli fra li due assessori Perego e Badoglio, che crederà più del caso per evadere alle sue interpellanze, togliendo così allo scrivente nuovi argomenti di odiosità nel partito guidato dai suddetti possidenti e Clero” [113].

___________________________________________________________________________
[111]  Ibidem, lettera inviata dal Meroni al Prefetto il 13 maggio 1863. Tale forma di sussidio per opere pubbliche era stata proposta alla Camera dal Ministro dei Lavori Pubblici. “Io credo – sosteneva il Sindaco – che presentare una domanda di L. 2000 non ecceda certo ai bisogni del Comune e che in virtù delle tristi circostanze finanziarie di esso, del suo limitato estimo, del carico comunale di Centesimi 18 per scudo, della sua popolazione di ben 900 anime, della niuna industria qui esercita potrà il Signor Ministro non dissentire a prestare una mano soccorrevole ad un Comune che fra quelli della Provincia va tra gli ultimi, ma non fu mai ultimo nel meritarsi degno del gran consorzio nazionale italiano”.
[112]  Ibidem.
[113]  ASCo, Fondo Prefettura, cart.4029, lettera del sindaco Meroni al Prefetto di Como, Brenna 11 settembre 1863.
___________________________________________________________________________
27 novembre 1863
Membri Consiglio Comunale
Sindaco                            : Pini Giuseppe
Assessori Effettivi    : Nob. Perego di Cremnago Gaetano
                                                Villa Carlo
Assessori Supplenti : Colombo Giovanni Desiderio
                                                Consonni Luigi
Consiglieri                     : Ballabio Cesare
                                                Ballabio Salvatore
                                                Barzaghi Giovanni
                                                Consonni Carlo Giuseppe
                                                Consonni Vincenzo
                                                Corbetta Antonio
                                                Corbetta Bartolomeo
                                                Nob. Peregrini Giuseppe
                                                Rigamonti Giuseppe
                                                Vidario Luigi
Segretario                    : Corbetta Giovanni
__________________________________________________________________

Fu nominato al posto del Meroni Giuseppe Pini che ricoprì la carica di Sindaco fino al 1878.

Risiedendo lontano da Brenna era molto spesso sostituito non solo nelle incombenze ordinarie, ma anche nelle riunioni del Consiglio comunale dall’assessore anziano, il nobile Gaetano Perego [114].

Nell’estate del 1867 gli amministratori di Brenna dovettero affrontare l’emergenza costituita dal dilagare di una nuova epidemia di colera [115].

A dire il vero già nel gennaio dello stesso anno la denuncia di un caso di vaiolo fatta dal medico condotto Nicola Croci aveva attivato la Commissione municipale di sanità e fatto scattare le misure previste dalla legge 20 marzo 1865 sulla sanità pubblica per impedire la diffusione del morbo, a maggior ragione dopo il decesso dell’ammalata Angela Consonni [116], ma fortunatamente non si registrarono altri casi [117].

Nonostante le maggiori conoscenze acquisite sul colera, fu impossibile evitare il contagio.

Sin da febbraio, dapprima ad Alzate e Orsenigo e poi anche a Brenna e in tutti gli altri paesi che facevano parte del Condotta medica di Alzate (Alserio, Anzano e Fabbrica Durini), le Giunte municipali in concorso con le Commissioni di sanità, in previsione di una larga diffusione del morbo, adottarono una serie di provvedimenti che andavano dall’istituzione di un locale apposito adibito a lazzaretto dei colerosi alla somministrazione gratuita e a spese del Comune dei medicinali per gli ammalati poveri, come veniva spiegato nella relazione sulla epidemia di colera nei paesi della Condotta di Alzate, scritta dal medico condotto Nicola Croci [118].

___________________________________________________________________________
[114]   ASCo, Fondo Prefettura postunitaria, cart.150, b. 619. E’ lo stesso assessore Perego a farlo presente al Prefetto di Como in un rapporto datato 24 agosto 1867.
[115]  Il colera serpeggiante nel 1866 in Francia in Olanda e sulle sponde mediterranee dell’Italia, nel febbraio del 1867 invase la città e provincia di Bergamo e in seguito Brescia, importatovi probabilmente a mezzo delle truppe che spesse volte costituirono un veicolo per la diffusione del male.
[116]  ASCo, Fondo Prefettura potunitaria, cart.584, rapporto del Sindaco di Brenna (sostituito dal Perego) al Prefetto di Como, Brenna 20 gennaio 1867. La Commissione municipale di sanità si costituì probabilmente nel 1865.
[117]  Ibidem, nel prospetto numerico dei vaiolosi, stilato il 13 aprile 1867, non sono registrati altri casi di vaiolo a Brenna.
[118]  ASCo, Fondo Prefettura postunitaria, cart.538, “Relazione dell’Epidemia Cholerica di Alzate e Consorzio nell’estate 1867 per cura del medico condotto dott. Nicola Croci”. Più dettagliatamente i provvedimenti adottati erano i seguenti: “Che fosse istituito un locale apposito in salubre ubicazione per il provvisorio lazzaretto dei colerosi; che fossero scelti e nominati quattro infermieri, due maschi e due femmine per il servizio degli ammalati, ed un quinto per servizio di corriere nei bisogni dell’Ospitale col centro ed autorità del Comune; venne delegato un ispettore per la sorveglianza e direzione amministrativa, e venne incaricato il farmacista del Circondario perché pensasse al regolare disimpegno degli espurghi; fu deciso che tutti i medicinali ed altre occorrenze agli ammalati poveri vengano somministrati gratuitamente a spese del Comune, e sia lasciata facoltà alle famiglie dei colpiti il curar il proprio ammalato al lazzaretto oppure a domicilio mediante però rigoroso sequestro atto a garantire i vicini dalla diffusione del male; si deliberò che venissero sospese le sagre, le riunioni di popolo, e che le funzioni religiose si limitassero alle sole indispensabili per il culto; come pure venne rigorosamente interdetto l’accattonaggio, l’introdursi in paese merciaiuoli girovaghi, ciò che venne fatto rispettare a mezzo delle Guardie Campestri oppure delle Guardie Nazionali”.
___________________________________________________________________________

Ai primi di luglio il colera si era già diffuso nei comuni limitrofi della Condotta medica: a Vill’Albese, Albese, Tavernerio, Mariano, Vighizzolo. L’undici luglio si verificò il primo caso a Olgelasca, distante solo un chilometro da Mariano. Il terribile morbo colpì la giovane contadina e sposa Virginia Varenna, maritata Citterio, di vent’anni che, “tosto isolata”, poté guarire [119].

Brenna contò altri due malati, sempre appartenenti alla frazione di Olgelasca: il contadino Antonio Citterio, di 24 anni, che, curato a domicilio, morì il 12 agosto “in causa di cholera asiatico fulminante” e la contadina Carolina Viganò, di vent’anni, colpita “in grado più leggero” il 17 agosto, curata anch’essa nella propria abitazione e successivamente guarita [120].

Il morbo si era poi diffuso in tutti i paesi della Condotta medica di Alzate e, in ogni caso, in quasi tutti i Comuni del mandamento di Cantù ad eccezione di Cabiate, Figino Serenza, Intimiano e Villa Romanò, mentre i luoghi più flagellati furono Mariano, Cantù, Alzate e Cremnago [121].

L’epidemia si esaurì nel giro di qualche mese e causò, tra l’altro, la morte della levatrice consorziale Maria Porro, attiva dal 1832 che fu sostituita da Carolina Prandi, nuora della Porro [122].

Un’altra ondata epidemica lambì il comasco negli anni 1884-85 senza produrre grossi effetti. Brenna, come tutto il Canturino, non fu minimamente toccata [123].

___________________________________________________________________________
[119]  Ibidem. Il dott. Croci nella sua relazione affermava “che dalle indagini praticate venni a cognizione che prima dello sviluppo del cholera , da Olgelasca era un andare e venire continuo da Mariano contro le superiori prescrizioni soprattutto tra i membri della famiglia Citterio”. In tutto il territorio della Condotta medica i colpiti furono 81 (47 maschi e 34 femmine), di cui 48 risultarono guariti e 33 morti. Secondo il medico “il maggior numero degli effetti lo si ebbe nella seconda metà di agosto (…). In ragione dell’età la maggior mortalità fu agli estremi della vita. Così dai 60 anni in avanti sopra 8 cholerosi 7 sono morti, e dalla nascita ai 16 anni su 5 colpiti 4 perirono. La minore mortalità all’incontro si trovò dai 30 ai 40 anni che è il periodo che diede il più largo contingente. Essendone caduti malati 18, 5 soli subirono un esito letale. Il Cholera dominò – continua nella sua relazione – preferibilmente nei grossi cascinali e in quelle località in cui non successero in passato altre epidemie trovandovi maggior pascolo d’individui aventi la predisposizione a contrarre il male. In ordine alle professioni la quasi totalità appartiene alla classe colonica, scegliendo di preferenza i più miserabili, gli acciaccosi per disturbi gastro-enterici, e gli affetti da pellagra (…).Il cholera venne importato dai limitrofi Comuni già in preda alla malattia, penetrando nelle estremità della Condotta in maggior prossimità con i focolai dell’infezione. Se ne eccettua Alserio ove vi pervenne da un punto più lontano che è il bergamasco prima origine d’introduzione per tutta la provincia di Como”. L’epidemia terminò il 30 settembre “avendo durato 2 mesi e 11 giorni”. In uno specchietto il medico riportava il numero dei colpiti e dei morti in ciascun paese della Condotta:

Orsenigo colpiti 29, morti 8
Alzate colpiti 28, morti 14
Alserio, colpiti 8, morti 6
Fabbrica colpiti 10, morti 2
Anzano colpiti 3, morti 2
Brenna colpiti 3, morti 1

[120]  ASCo, Fondo Prefettura postunitaria, cart.159, b. 619, rapporto del Sindaco di Brenna al Prefetto di Como, Brenna 24 agosto 1867.
[121]  Invasione e modo di diffusione del colera asiatico nella provincia di Como durante il 1867, in Manuale della Provincia di Como anno 1868, Tipografia Felice Ostinelli, Como 1868, pp. 26-29. Nella relazione del medico G. Scotti, Sul cholera che l’anno 1867 invase la città e provincia di Como. Relazione del dottor Giberto Scotti segretario del Consiglio Provinciale di Sanità, Ostinelli, Como 1868, vengono contati a Brenna due colpiti (non tre) di cui uno guarito e l’altro deceduto. Riportando i dati dello Scotti relativi alla provincia di Como, il colera aveva invaso 204 comuni (abit.457.752) colpendo 4.685 individui dei quali 2.687 perirono. L’epidemia del 1836 aveva colpito 349 comuni (abit.355.788) con un totale di 9.571 malati e 5.372 decessi, mentre quella del 1855 aveva colpito 343 comuni (abit.442.564) con 9.076 malati e 5.084 decessi.
[122]  ACBr, cart.836, Servizio Sanitario, estratto del Verbale di prima convocazione del Consiglio comunale nella sessione ordinaria tenutasi il 28 novembre 1867 che ha come oggetto la nomina della levatrice.
[123]  ASCo, Fondo Prefettura postunitaria, cart.596, b. 619, Il colera in Italia negli anni 1884-1885, Relazione del deputato Giovanni Battista Morana, segretario generale del Ministero dell’Interno, pp. 40- 73. La provincia di Bergamo fu “verosimilmente il centro di disseminazione del colera in tutta la Lombardia”. Nella tabella riassuntiva provincia per provincia dei colpiti da colera nel Regno dal 28 giugno 1884 al 28 gennaio 1885, nella provincia di Como tre furono i comuni colpiti, con 3 casi di colera, 2 i decessi.
___________________________________________________________________________

In questo torno di tempo era sindaco di Brenna, ormai dal 1879, il nobile Antonio Perego.

___________________________________________________________________________

28 aprile 1882
Membri Consiglio Comunale
Sindaco                                : Nob. Perego di Cremnago Antonio
Assessore Effettivo      : Consonni Giuseppe
Assessore Supplente   : Zari Giacinto
Consiglieri                          : Ballabio Cesare
                                                     Ballabio Giuseppe
                                                     Colombo Bernardo
                                                     Colombo Carlo
                                                     Colombo Giovanni Desiderio
                                                     Nob. Perego di Cremnago Luigi
Segretario                         : Corbetta Giovanni

___________________________________________________________________________

7 ottobre 1884
 Membri Consiglio Comunale
Sindaco                                : Nob. Perego di Cremnago Antonio
Assessore Effettivo     : Consonni Giuseppe
Assessore Supplente  : Villa Luigi
Consiglieri                         : Ballabio Cesare
                                                    Ballabio Giuseppe
                                                    Colombo Bernardo ( dal 30 settembre 1886 – Corti Alessandro )
                                                   Colombo Carlo
                                                   Colombo Giovanni Desiderio
                                                   Corbetta Antonio
                                                   Corbetta Giuseppe
                                                   Nob. Perego di Cremnago Ercole
                                                   Nob. Perego di Cremnago Luigi
                                                   Trezzi Giovanni
Segretario                        : Corbetta Giovanni ( dal 23 dicembre 1885 – Consonni Carlo )

________________________________________________________________

Proprio nel 1885 il segretario comunale Giovanni Corbetta, dopo tanti anni di servizio lasciò il suo incarico. Gli subentrò Carlo Consonni, all’epoca venticinquenne e già maestro nella scuola elementare di Cremnago, destinato, come il Corbetta, a ricoprire a lungo questa carica [124].

La domanda da lui presentata [125] fu approvata in via definitiva dal Consiglio Comunale riunitosi il 23 dicembre 1885 [126] e successivamente dalla Deputazione Provinciale [127].

___________________________________________________________________________

22 settembre 1887
Membri Consiglio Comunale
Sindaco                               :  Nob. Perego di Cremnago Antonio
Assessore Effettivo    :  Consonni Giuseppe
Assessore Effettivo    :  Villa Luigi
Assessore Supplente :  Ballabio Cesare
Assessore Supplente :  Colombo Giovanni Desiderio
Consiglieri                        :  Ballabio Giuseppe ( dal 20 settembre 1888 – Ballabio Antonio )
                                                   Colombo Carlo
                                                   Corbetta Antonio fu Paolo
                                                   Corbetta Giuseppe fu Bartolomeo
                                                   Corti Alessandro
                                                   Noseda Angelo
                                                   Nob. Perego di Cremnago Ercole
                                                   Nob. Perego di Cremnago Luigi
                                                   Trezzi Giovanni fu Carlo
                                                   Conte Turati Ernesto
Segretario                        :  Consonni Carlo

___________________________________________________________________________

Il personale dipendente del Comune era composto, oltre al segretario, dal il cursore Francesco Arnaboldi [128], dal seppellitore Eugenio Colombo, dal caricatore quotidiano dell’orologio pubblico e campanaro Giuseppe Colombo [129], a cui si aggiungevano il medico e levatrice consorziale dott. Nicola Croci e Carolina Prandi e i due insegnanti elementari, don Antonio Brambilla e Maria Citterio.

___________________________________________________________________________
[124]  Carlo Consonni fu anche segretario comunale di Alzate Brianza (consorziato successivamente con Brenna anche per la segreteria) e di Fabbrica Durini. Rivestì anche il ruolo di segretario delle Congregazioni di Carità di Brenna e Alzate Brianza e dei rispettivi Asili.
[125]  ACBr., Deliberazioni comunali anno 1885, lettera di Carlo Consonni all’indirizzo del Consiglio comunale di Brenna, Brenna 20 marzo 1885: “Il sottoscritto Carlo Consonni, d’anni 25, figlio di Francesco, residente in questo Comune di Brenna, munito di regolare patente d’idoneità in data 12 febbraio u. s., conseguita dalla Regia Prefettura di Como, fa domanda a codest’ Onorevole Consiglio per essere nominato Segretario di questo Comune. Fiducioso di vedersi onorato di sì alta stima, ne anticipa i ben dovuti ringraziamenti”.
[126]  Ibidem, estratto del Verbale di prima convocazione del Consiglio comunale nella straordinaria Sessione tenutasi nel giorno 23 dicembre 1885. La domanda del Consonni era già stata approvata da una precedente delibera datata 24 marzo 1885 che era stata, però, respinta dalla Deputazione Provinciale; non sono specificati i motivi. Il Consonni avrebbe percepito uno stipendio annuo di L. 400.
[127]  Ibidem, nell’estratto del Verbale è stata successivamente annotata dal prefetto, con data 11 marzo 1886, l’avvenuta approvazione da parte della Deputazione Provinciale.
[128]  L’Arnaboldi morì il 7 febbraio 1904. Il posto di cursore fu affidato al figlio Donnino Arnaboldi, il quale qualche tempo dopo rinunciò alla carica che fu così assegnata a Giovanni Ciceri. La nomina definitiva del Ciceri fu decisa dalla Giunta Municipale nella seduta del 29 maggio 1907.
[129]  Giuseppe Colombo morì nel 1900; prese il suo posto il figlio Pietro Colombo, già sagrestano. La sua nomina fu decisa dalla Giunta Municipale nella seduta de 15 dicembre 1900.
___________________________________________________________________________
_____________________________________________________________________________
19 giugno 1888
Incendio a Brenna

Verso le 4 pomeridiane si sviluppò il fuoco nella casa del Signor Perego Antonio tenuta in affitto
dai coloni Mauri Giovanni e Rigamonti Vincenzo.
Accorsero prontamente i vicini terrazzani e dopo due ore di assiduo lavoro si riuscì a spegnerlo.
Il danno arrecato allo stabile viene calcolato in £. 2600; però il Sig. Perego era assicurato.
Ai coloni non assicurati il danno toccato lo si fa salire a £. 400.
Causa dell’ incendio la straordinaria quantità di fuliggine esistente in un camino della stessa casa.
___________________________________________________________________________

Alla fine del 1888, allorché venne inaugurata la linea ferroviaria Como – Lecco, il Consiglio comunale, nella riunione straordinaria del 28 dicembre, aveva approvato il preventivo per la costruzione della strada consorziale d’accesso alla stazione di Brenna – Alzate prevista sulla medesima linea, come meglio vedremo più avanti.

Il sindaco Antonio Perego aveva ceduto il fondo “da escavare” in base al progetto dell’ing. Giovanni Viganò, da parecchi anni collaudatore delle strade comunali di Brenna [130].

___________________________________________________________________________
[130]  ACBr, Deliberazioni comunali anno 1888, copia della deliberazione consigliare del 28 dicembre 1888: “Il Consiglio Comunale radunato in via straordinaria per deliberare in merito alla definitiva costruzione della strada d’accesso alla stazione consorziale fra i due comuni di Brenna e Alzate. Visti i conteggi, analisi e preventivo steso dal sig. ing. Giovanni Viganò (…). Il Consiglio fatte tutte le sue osservazioni approva il supposto preventivo di L. 1178.09 diviso fra i due comuni interessati di Brenna e Alzate. L’Ill.mo Nob. Antonio Perego Sindaco concede il fondo da escavare, in base alle prescrizioni dell’unito preventivo”. La delibera venne approvata all’unanimità.
___________________________________________________________________________

Nonostante i magri bilanci gli amministratori di Brenna dovettero sostenere anche le spese straordinarie per l’impianto di un nuovo orologio pubblico e per questo la Giunta municipale si accordò con l’orologiaio Amedeo Villa di Cremnago che chiedeva un compenso totale di L. 800 suddiviso in rate annuali di L. 160 (per 5 anni) [131].

___________________________________________________________________________

3 dicembre 1889
Membri Consiglio Comunale
Sindaco                              :   Nob. Perego di Cremnago Antonio
Assessore Effettivo    :   Consonni Giuseppe
Assessore Supplente :   Noseda Angelo
Assessore Supplente :   Villa Luigi
Consiglieri                        :  Ballabio Antonio
                                                    Caldera Gaetano
                                                    Corbetta Francesco
                                                    Corbetta Pasquale
                                                    Corti Antonio
                                                    Galimberti Giovanni
                                                    Nob. Perego di Cremnago Ercole
                                                    Nob. Perego di Cremnago Luigi
                                                    Ratti Giovanni
                                                    Trezzi Enrico
                                                    Trezzi Giovanni fu Carlo
Segretario                        :  Consonni Carlo
________________________________________________________________

Antonio Perego fu alla guida del Comune ancora nel 1889, mentre durò solo un anno (1890) l’esperienza di Luigi Villa alla massima carica locale, sostituito nel 1891, e fino al 1894, da Antonio Balabio.

___________________________________________________________________________

31 marzo 1890

Membri Consiglio Comunale

Sindaco                              :  Villa Luigi
Assessore Effettivo    :  Consonni Giuseppe ( dal 5 ottobre 1890 – Caldera Gaetano )
Assessore Effettivo    :  Nob. Perego di Cremnago Antonio ( dal 26 febbraio 1890 – Nob. Perego Luigi )
Assessore Supplente :  Ballabio Antonio
Assessore Supplente :  Noseda Angelo
Consigliere                      : Caldera Gaetano ( dal 5 ottobre 1890 – Consonni Giuseppe )
                                                  Corbetta Francesco ( dal 5 ottobre 1890 – Amati Carlo )
Corbetta Pasquale
                                                  Corti Antonio
                                                  Galimberti Giovanni
                                                  Nob. Perego di Cremnago Ercole
                                                  Ratti Giovanni
                                                  Trezzi Enrico
                                                  Trezzi Giovanni
Segretario                       :  Consonni Carlo
__________________________________________________________________

___________________________________________________________________________

28 febbraio 1891

Stazione FFSS Brenna-Alzate
Nella seduta consigliare che doveva approvare il verbale di consegna delle strade comunali deviate, fu fatto osservare che la deviazione del tratto ultimo della strada conducente ad Alzate, al passaggio a livello della Ferrovia, non era sta eseguita ” a regola d’ arte “

<< la strada era troppo tortuosa, ripida, quindi disagevole al transito dei veicoli e per essere causa anche di possibile disgrazia, essendovi subito una svolta fuori della cancellata, in modo che viene impedita la vista dei cancelli stessi, massimachè trattasi di strada in discesa >>

Il Consiglio non approva verbale consegna.

___________________________________________________________________________

31 marzo 1891

Membri Consiglio Comunale

Sindaco                              :    Ballabio Antonio di Angelo
Assessore Effettivo    :    Caldera Gaetano
Assessore Effettivo    :    Nob. Perego di Cremnago Luigi
Assessore Supplente :    Corti Antonio ( dal 31 marzo 1892 – Consonni Giuseppe )
Assessore Supplente :    Noseda Angelo ( dal 31 marzo 1892 – Villa Luigi )
Consigliere                      :   Amati Carlo
                                                    Consonni Giuseppe ( dal 31 marzo 1892 – Corti Antonio )
                                                    Corbetta Francesco
                                                    Corbetta Pasquale
                                                    Corbetta Ubaldo
                                                    Galimberti Giovanni
                                                    Nob. Perego di Cremnago Ercole
                                                    Ratti Giovanni
                                                    Trezzi Enrico ( dal 30 maggio 1892 – Citterio Michele )
                                                    Trezzi Giovanni ( dal 20 settembre 1892 – Corbetta Marco )
                                                   Villa Luigi ( dal 31 marzo 1892 – Noseda Angelo )
Segretario                     :     Consonni Carlo
________________________________________________________________
__________________________________________________________________
11 settembre 1891

Stazione FFSS Brenna-Alzate
Il Consiglio Comunale rivede il problema strada e delibera di autorizzare la Giunta Municipale a trattare con la Società Ferroviaria per le opere di allargamento della medesima, in località Fontanella e definire la questione riguardante le spese che il Comune aveva sostenuto per riparare i danni provocati dalle acque che dal piazzale interno della stazione si riversavano sulla nuova strada comunale di accesso  alla medesima.
___________________________________________________________________________

Durante il mandato del Balabio vennero affrontati tutta una serie di problemi legati al passaggio della linea ferrovia Como-Lecco che aveva determinato la deviazione di alcune strade comunali, oltre alla costruzione della strada d’accesso alla stazione Brenna-Alzate (se ne tratterà più diffusamente nel quarto paragrafo) e si dovette procedere con estrema urgenza alla riparazione del ponte in muratura sul torrente Vallone – nel tronco di strada conducente a Cantù – che minacciava di crollare da un momento all’altro [132].

___________________________________________________________________________
[131]  ACBr, Deliberazioni comunali anno 1889, Consiglio comunale primaverile. Adunanza del 28 marzo 1889.Il Comune non poteva più far conto sul vecchio orologio comunale “a causa dello stato di deperimento in cui trovasi, essendo di costruzione antichissima”. Inizialmente si era pensato di riparlo, ma il costo dell’intervento risultava eccessivo “per avere così ancora un orologio di vecchio sistema che in poco tempo sarà soggetto ad altre riparazioni”. Il Consiglio comunale approvò questa spesa ormai inderogabile.
[132]  ACBr, Deliberazioni comunali anno 1892, estratto della deliberazione della Giunta municipale seguita nella seduta del giorno 23 marzo 1892: “Come da dichiarazione del Signor Ing. Collaudatore delle strade comunali ed in seguito ad apposito sopralluogo questa Giunta Municipale ha ritenuto che il ponte in muro esistente sul tronco di strada che mette a Cantù, minaccia di cadere; i muri di sostegno strapiombano verso l’interno, e la volta ne è alquanto screpolata; pertanto a tutela della pubblica sicurezza trovasi necessario di munirlo d’una forte armatura in legno che mantenendo fermi i due muri laterali ne sostenga in pari tempo anche la volta per levare così il pericolo d’uno sfondamento generale del ponte stesso. La Giunta Municipale ritenuto che trattasi di un’opera di tutta urgenza, delibera di farla tosto eseguire, e ne approva la relativa spesa calcolata in L. 50 approssimative per importo del legname da impiegarsi e relativa mano d’opera. Alla prossima adunanza ordinaria del Consiglio comunale verrà sottoposta la presente deliberazione per essere approvata, e la relativa spesa da caricarsi al fondo a calcolo del Bilancio 1892”. Il Consiglio comunale riunitosi il 31 marzo 1892 diede piena facoltà alla Giunta “di far eseguire le riparazioni”.
___________________________________________________________________________

Il Sindaco Alessandro Perego (1895 –1920)

La nobile famiglia Perego di Cremnago ha svolto un ruolo di primo piano nella storia di Brenna.

Avendo acquisito nel corso del tempo ingenti proprietà terriere e immobiliari, era a tutti gli effetti la più importante e influente tra le famiglie del notabilato possidente di Brenna, la maggior parte delle quali non residente in paese.

Membri della famiglia Perego avevano sempre fatto parte, come del resto abbiamo visto nei capitoli precedenti, del “governo” locale, come Deputati dell’estimo e con l’Unità d’Italia come assessori nella Giunta municipale, dapprima Gaetano quindi Luigi ed Ercole; un altro Perego prima di Alessandro, cioè Antonio, aveva ricoperto per un decennio la carica di sindaco.

Luigi ed Ercole si alternarono anche alla presidenza della Congregazione di Carità di Brenna; Ercole e Donna Ippolita Belgioioso Perego, furono nominati più volte deputati di vigilanza delle scuole comunali.

La famiglia Perego fu sempre particolarmente munifica con la parrocchia di Brenna Rilevante il suo contributo nella costruzione della Chiesa e nel compimento del campanile.

Alessandro, nato il 12 ottobre 1871 a Milano, dove peraltro risiedeva abitualmente fu nominato sindaco nel 1895, ancora ventiquattrenne, e mantenne la carica ininterrottamente per venticinque anni.

__________________________________________________________________
13 settembre 1895
Membri Consiglio Comunale
Sindaco                               :   Nob. Perego di Cremnago Alessandro
Assessore Effettivo    :   Caldera Gaetano
Assessore Effettivo    :   Nob. Perego di Cremnago Luigi
Assessore Supplente :   Consonni Giuseppe
Assessore Supplente :   Villa Luigi
Consigliere                       :   Amati Carlo
                                                     Ballabio Fortunato
                                                     Citterio Michele
                                                     Colombo Giovanni Desiderio
                                                     Corti Antonio
                                                     Della Valle Dr. Giuseppe (dimissionario)
                                                    Galimberti Giovanni
                                                    Ratti Giovanni
                                                    Trezzi Enrico
                                                    Trezzi Vittorio
Segretario                       :   Consonni Carlo
________________________________________________________________

26 luglio 1899

Membri Consiglio Comunale

Sindaco                              :   Nob. Perego di Cremnago Alessandro
Assessore Effettivo    :   Corti Antonio
Assessore Effettivo    :   Villa Luigi ( Consigliere dal 26 aprile 1899 )
Assessore Supplente :   Amati Carlo
Assessore Supplente :   Colombo Giovanni Desiderio
Consigliere                      :   Ballabio Fortunato
                                                    Colombo Eugenio
                                                    Consonni Fioravanti
                                                    Consonni Giuseppe
                                                    Galimberti Giovanni ( Assessore Effettivo dal 26 aprile 1899 )
                                                    Mella Paolo
                                                    Nob. Perego di Cremnago Luigi
                                                    Ratti Giovanni
                                                    Trezzi Enrico
                                                    Trezzi Vittorio
Segretario                        :   Consonni Carlo
__________________________________________________________________
…. ………. 1903
Membri Consiglio Comunale
Sindaco                              :   Nob. Perego di Cremnago Alessandro
Assessore Effettivo    :   Corti Antonio
Assessore Effettivo    :   Nob. Perego di Cremnago Luigi
Assessore Supplente :   Amati Carlo
Assessore Supplente :   Galimberti Giovanni
Consigliere                      :  Ballabio Fortunato
                                                   Caldera Vittorio
                                                   Colombo Enrico
                                                   Colombo Eugenio
                                                   Colombo Giovanni Desiderio
                                                   Consonni Fioravanti
                                                   Corbetta Marco
                                                   Mella Paolo
                                                   Ratti Giovanni
                                                   Trezzi Vittorio
Segretario                        :  Consonni Carlo
__________________________________________________________________

 

17 agosto 1905
Membri Consiglio Comunale
Sindaco                               :   Nob. Perego di Cremnago Alessandro
Assessore Effettivo     :   Ballabio Fortunato
Assessore Effettivo     :   Caldera Vittorio
Assessore Supplente  :   Consonni Fioravanti
Assessore Supplente  :   Trezzi Vittorio
Consigliere                       :   Amati Carlo
                                                     Ballabio Vincenzo
                                                     Colombo Enrico
                                                     Colombo Eugenio
                                                     Colombo Giovanni Desiderio
                                                     Corbetta Marco
                                                     Corti Antonio
                                                     Galimberti Giovanni
                                                     Mella Paolo
                                                     Ratti Giovanni
Segretario                         :  Consonni Carlo
__________________________________________________________________

 

 14 settembre 1910
Membri Consiglio Comunale
Sindaco                               :   Nob. Perego di Cremnago Alessandro
Assessore Effettivo     :   Ballabio Fortunato
Assessore Effettivo     :   Conte Venino Pier Gaetano
Assessore Supplente  :   Consonni Fioravanti
Assessore Supplente  :   Trezzi Vittorio
Consigliere                       :   Amati Carlo
                                                     Ballabio Vincenzo
                                                     Citterio Giovanni
                                                     Colombo Enrico
                                                     Colombo Eugenio
                                                     Colombo Giovanni Desiderio
                                                     Corbetta Marco
                                                     Dott. Grasselli Emilio
                                                     Mella Paolo
                                                     Ratti Giuseppe
Segretario                         :  Consonni Carlo
_________________________________________________________________

 

12 luglio 1914
Membri Consiglio Comunale
Sindaco                               :   Nob. Perego di Cremnago Alessandro
Assessore Effettivo     :   Ballabio Fortunato
Assessore Effettivo     :   Conte Venino Pier Gaetano
Assessore Supplente  :   Consonni Fioravanti
Assessore Supplente  :   Trezzi Vittorio
Consigliere                       :   Amati Carlo
                                                     Annoni Paolo
                                                     Ballabio Vincenzo
                                                     Campostori Enrico
                                                     Citterio Giovanni
                                                     Colombo Enrico
                                                     Consonni Carlo
                                                     Corbetta Marco
                                                     Mella Paolo
                                                     Ratti Giuseppe
Segretario                         :  Consonni Carlo
__________________________________________________________________

 

Durante il lungo periodo alla guida del piccolo comune di Brenna promosse, assumendo in prima persona l’onere, diverse iniziative volte a migliorare le condizioni di vita della popolazione brennese, formata quasi totalmente da contadini, ancora completamente privi delle più elementari infrastrutture.

Nel settembre del 1900 aveva sottoposto al Consiglio comunale il progetto per la costruzione a sue spese di un lavatoio su un terreno di sua proprietà, sfruttando le acque che si raccoglievano nel fontanile esistente in paese, all’inizio della strada di Alzate, provenienti infiltrazioni del sottosuolo e ivi condotte mediante un tombino sotterraneo.

Tuttavia proprio in quello stesso periodo l’Ufficiale sanitario del Comune ne aveva ordinato “l’otturamento”, riconosciuta quell’acqua nociva alla salute pubblica.

Il lavatoio, sarebbe stato “a servizio degli abitanti di questo Comune che – sottolineava il Sindaco nella lettera presentata al Consiglio – ne difetta assolutamente, e di cui è tanto reclamato il bisogno” [133].

Brenna era quasi totalmente priva di risorse idriche.

Gli abitanti attingevano l’acqua dal pozzo comunale, costruito nel 1835 e posto al centro del paese, distante però dai diversi cascinali sparsi sul territorio, e avevano da sempre utilizzato per l’abbeveraggio degli animali e anche per gli usi casalinghi l’acqua di questo antico fontanile, mentre per lavare la biancheria si servivano di raccolte d’acqua piovana e di scoli dei terreni lavorati che il più delle volte erano vere e proprie pozzanghere stagnanti e luride, ancor più inquinate dell’acqua del fontanile.

___________________________________________________________________________
[133]  ACBr, cart. 836, Servizio Sanitario, lettera del Sindaco Alessandro Perego al Cosiglio comunale di Brenna, datata 15 settembre 1900. Il progetto era stato stilato dall’ing. Giovanni Viganò. “Come viene indicato nel progetto che si allega, le acque del fontanile verrebbero condotte al lavatoio mediante tubazione sottostante alla strada comunale”. Nella missiva specificava, inoltre che “la manutenzione del condotto e della lavanderia sia assunta ad esclusivo carico del Comune di Brenna, che il sottoscritto lascerà libero l’accesso al lavatoio a favore degli abitanti del Comune di Brenna e fino a che le condizioni attuali non vengano a modificarsi”.
___________________________________________________________________________

Nel presentare il progetto alla Prefettura ne aveva ribadite le ragioni [134], riuscendo alla fine ad ottenere l’approvazione sia del Consiglio comunale [135] che dell’autorità superiore e tosto a realizzare l’opera.

L’inquinamento delle acque, del resto, rappresentava ancora la causa principale delle malattie infettive, febbri tifoidee e ileo tifo in particolare – scomparse quasi del tutto le grandi epidemie di colera – che colpivano regolarmente la popolazione, e che venivano denunciate dall’Ufficiale sanitario con la messa in pratica di tutte le misure profilattiche contenute nel Regolamento di igiene approvato dal Consiglio comunale il 13 aprile 1897, un po’ in ritardo rispetto ad altri Comuni [136].

La salvaguardia della salute della popolazione fu considerata dal Perego prioritaria nella scelta degli interventi da compiersi nel settore delle opere pubbliche.

___________________________________________________________________________
[134]  Ibidem, lettera del Perego alla R. Prefettura di Como: “(…) Questo Comune di Brenna è situato sopra di un’alta collina, ove manca totalmente acqua corrente; per uso di bevanda la popolazione attinge l’acqua da un pozzo profondo 74 metri; ma per lavare la biancheria si serve di raccolte d’acqua piovana, che il più delle volte sono vere pozzanghere, nelle quali l’acqua non si muta mai, rimanendovi stagnante (…). Il sottoscritto nell’intento di rimediare, nel miglior modo possibile, a una tale sconcezza, era venuto nel proposito di costruire a sue spese, un lavatoio, conducendovi l’acqua del fontanile, ed approfittando delle condizioni altimetriche della località per il ricambio (…). Il lavatoio quindi verrebbe costruito in modo da togliere ogni possibilità agli abitanti di attingere l’acqua per uso di bevanda; viene a parere del sottoscritto e date le condizioni del paese a rappresentare quanto di meglio si può attuare. Vuolsi avvertire che il fontanile resterebbe chiuso, e le sue acque sarebbero condotte al lavatoio per mezzo di tubazione; con ciò le acque non potrebbero essere intorbidate né inquinate, eliminandosi anche così le cause che ora le rendono inadatte all’uso; la fonte scaturisce a due metri sotto suolo, ed il paese se n’è servito, da tempo immemorabile per uso di bevanda e di cucina; è, la sua acqua, dopo quella del pozzo sempre la migliore che si potesse avere in Comune; ora dunque opportunamente incanalata (…) potrà riacquistare anche un grado di purezza che, almeno, per l’uso cui la si vuole destinare, ne consigli l’impiego, tanto più, giova ripeterlo, che le condizioni del paese obbligherebbero gli abitanti a servirsi di acque certamente peggiori (…). L’opera progettata anziché un danno alla salute pubblica sarà un grande passo verso il miglioramento igienico (…).Dietro queste considerazioni non dubita il sottoscritto di ottenere da codesta R. Prefettura la sospirata approvazione onde migliorare le condizioni igieniche di questo Comune, non sapendo d’altra parte come provvedervi”.
[135]  Ibidem, estratto del verbale di seduta straordinaria del Consiglio comunale riunito nella tornata del 19 settembre 1900. Il progetto fu votato all’unanimità. Questa deliberazione consigliare fu di nuovo approvata dal Consiglio comunale nella tornata del 26 aprile 1901..
[136]  Con l’Unità d’Italia tutti i Comuni progressivamente si dotarono di un Regolamento d’Igiene pubblica che stabiliva quelle che dovevano essere le condizioni minime d’igiene delle abitazioni, delle strade e dei luoghi pubblici.
___________________________________________________________________________

Le frequenti infezioni tifoidee tra gli abitanti delle popolose frazioni – circa 200 persone – di Pozzolo e Cascina Meroni, completamente prive di acqua potabile e distanti dal pozzo comunale , avevano spinto il Consiglio comunale nella seduta ordinaria del 10 aprile 1906, “dopo lunga e animata discussione” a deliberare a pieni voti la costruzione di un pozzo a Pozzolo, incaricando la Giunta Municipale di affidare all’ing. Giovanni Viganò la predisposizione del progetto [137] .

In una successiva seduta straordinaria il Consiglio aveva deciso, per finanziare l’opera, di utilizzare la somma di L. 5178.68 depositata su un libretto della Cassa di Risparmio di Milano che sarebbe dovuta servire per la sistemazione dei locali scolastici, ritenendo più urgente la costruzione del pozzo [138].

A dicembre il pozzo era già compiuto, aveva una profondità di circa 60 metri ed si provvide all’estrazione dell’acqua attraverso l’installazione di una pompa a mano [139].

Ancora in tema di igiene pubblica, un grosso problema era rappresentato dallo stesso pozzo comunale, poiché era soggetto a contaminazioni dall’esterno essendo completamente scoperto e ancora privo di un sistema efficace e igienico per la presa dell’acqua.

Nel 1902 dopo essersi verificati parecchi casi di febbre tifoidea tra gli abitanti del centro, il Consiglio comunale riunitosi straordinariamente il 3 ottobre, aveva approvato all’unanimità la proposta giunta dal medico provinciale di coprire il pozzo [140].

Stranamente, forse per problemi di bilancio, non fu realizzato alcunché.

___________________________________________________________________________
[137]  ACBr, Registro deliberazioni del Consiglio comunale dal 3 ottobre 1902 al 16 maggio 1915, processo verbale di deliberazione del Consiglio comunale di Brenna nella seduta ordinaria primaverile del 10 aprile 1906, costruzione di un pozzo a Pozzolo.
[138]  Ibidem, processo verbale di deliberazione del Consiglio comunale di Brenna nella seduta straordinaria del 26 maggio Oggetto unico, costruzione di un pozzo a Pozzolo.
[139]  Ibidem, processo verbale di deliberazione del Consiglio comunale di Brenna nella seduta straordinaria del 21 dicembre 1906, destinazione del meccanismo da applicarsi al pozzo di Pozzolo per l’estrazione dell’acqua: “(…). L’adunanza veduto il progetto dell’ing. Viganò delibera di provvedere all’estrazione dell’acqua mediante installazione di una pompa a mano. Dà facoltà alla Giunta Municipale di fare l’acquisto facendo fronte colle spese con la rimanente somma escritta nel libretto della Cassa di Risparmio. Il pozzo era costata la somma di L. 3076.55.
[140]  ACBr, cart.836, Servizio Sanitario, estratto del Verbale di seduta straordinaria del Consiglio comunale riunito nella tornata del 3 ottobre 1902, comunicazione del risultato dell’analisi del campione d’acqua del Pozzo Comunale ed eventuali provvedimenti in ordine al parere espresso dal medico provinciale. Il sindaco aveva comunicato al Consiglio il risultato dell’analisi di un campione d’acqua del pozzo (l’esame era stato consigliato dall’Ufficiale sanitario) effettuata dalla Cooperativa Farmaceutica Milanese che ne aveva stabilito la potabilità dal lato chimico, e una nota del medico provinciale nella quale veniva dimostrata, invece, la non potabilità anche dal lato chimico, proponendo quindi la copertura del pozzo con l’applicazione di una pompa per l’estrazione. “L’adunanza, considerato che l’acqua del pozzo comunale può facilmente contaminarsi dall’esterno, essendo scoperto, accetta la proposta del medico provinciale per quanto riguarda la copertura; ma per la presa dell’acqua il Consiglio intenderebbe applicarvi l’elevatore Jonet, voltachè presentasse in pratica quei vantaggi indicati dal fornitore in una sua circolare pervenuta al Municipio”.
___________________________________________________________________________

Solo nel 1911 la questione fu risolta grazie all’iniziativa del sindaco che, pagando di tasca propria, fece coprire il pozzo e vi fece installare – si legge nel verbale di deliberazione del Consiglio comunale riunitosi il 14 settembre 1911 – “una robusta pompa, opera dell’idraulico Pastorelli di Buccinigo, in sostituzione del vecchio sistema antigienico della secchia a saliscendi”.

Sopra al pozzo “fece costruire un’apposita camera per collocarvi il macchinario della pompa per servire di base ad un superiore serbatoio”.

Il motore elettrico “della forza di due cavalli” per il funzionamento della pompa fu donato al Comune dal deputato on. Giulio Padulli [141].

Lo spettro del colera continuava a tenere in allarme le autorità.

Nel mese di marzo dello stesso anno, ottemperando ad una ordinanza della Prefettura, la Giunta aveva fatto predisporre in Comune, nell’eventualità di una epidemia, due locali ad uso di lazzaretto, corredati di tre letti con tutto l’occorrente e con una barella, designando due uomini “da servire come infermieri”.

Fu ancora il sindaco a coprire le spese, onde evitare ulteriori esborsi al Comune, sempre in difficoltà finanziarie [142].

Perego, animato da spirito filantropico non fece mai mancare il proprio contributo in tutte le sottoscrizioni promosse a favore di enti benefici [143] e tra i suoi interventi a favore della comunità brennese fu particolarmente apprezzata la costruzione sempre a sue spese del nuovo edificio scolastico costituito da due ampie aule, terminato nel 1916 in piena guerra [144].

___________________________________________________________________________
[141]  ACBr, Registro deliberazioni del Consiglio comunale dal 3 ottobre 1902 al 16 maggio 1916, processo verbale di deliberazione del Consiglio comunale nella seduta straordinaria del 14 settembre 1911: “ (…) Il Consiglio ringrazia per le donazioni e decide di accettare dette opere che diventano di sua proprietà e di prendere formale impegno di conservarle assumendosi a proprio carico le rispettive spese di manutenzione”.
[142]  Ibidem, Verbale di deliberazione del Consiglio comunale nella seduta ordinaria del 16 marzo 1911,comunicazioni del Sindaco sui provvedimenti per un’eventuale infezione di colera.
[143]  Ad esempio nel dicembre del 1918 aveva donato L. 100 alla Croce Rossa per rendere socio onorario il Comune di Brenna
[144]  ACBr, scatola (scat.) 852, Elenco costruzioni nuove o ampliate, anno 1916.
___________________________________________________________________________

 Il quotidiano locale “Corriere delle Prealpi” il 18 settembre1918 nel riportare la notizia di una breve visita compiuta in quei giorni dall’on. Giulio Paduli a Brenna (e in altri paesi della Brianza) aveva informato i lettori che il deputato “si recò pure a visitare l’edificio scolastico generosamente eretto coi propri mezzi dall’illustrissimo sindaco nob. Alessandro Perego ed ammirò le vaste e spaziose aule le quali non attendono altro che un pronto rifornimento di moderna suppellettile scolastica dal Ministero della pubblica istruzione” [145].

Nel corso della sua lunga permanenza alla guida del Comune si verificò un unico momento di tensione con il resto della compagine amministrativa che avrebbe potuto aprire una vera e propria crisi.

All’inizio del 1903 era entrata in vigore la legge sull’abolizione del dazio interno sui farinacei che avrebbe dovuto determinare una riduzione del prezzo del pane e degli altri farinacei.

In caso contrario le amministrazioni comunali avevano la facoltà di imporre un calmiere sui prezzi [146].

___________________________________________________________________________
[145]  Corriere delle Prealpi, 18 settembre 1918. L’articolo terminava con l’augurio che il Ministero “voglia presto provvedere all’obbligo che gli incombe e dimostrare così praticamente con un atto di doverosa sollecitudine il suo gradimento per la munificenza del nostro sindaco”.
[146]  ACBr, cart.344, Imposte tasse e dazio dal 1898 al 1910. Comunicazione della R. Prefettura ai Sindaci dei Comuni del Circondario di Como, Como 3 febbraio 1903, abolizione del dazio interno sui farinacei: “il Ministero dell’Interno desidera di sapere se l’abolizione del dazio sui farinacei il 1 gennaio 1903 corrispose una proporzionata diminuzione del prezzo del pane e degli altri alimenti farinacei, o se per ottenerla occorre imporre ed applicare il calmiere, e con quali effetti.
___________________________________________________________________________

Il Perego e la Giunta tardarono un po’ troppo nel riunire il Consiglio comunale per prendere provvedimenti in proposito, così una sottoscrizione fatta in Comune – in cui si invitava la Giunta comunale a ordinare al più presto un Consiglio straordinario per trattare la questione (si voleva un calmiere sui prezzi) – alla quale avevano aderito la quasi unanimità dei membri del Consiglio e parecchi Capifamiglia, redatta oltretutto a sua insaputa, lo fece andare su tutte le furie.

Nella seduta della Giunta municipale dell’11 febbraio rassegnò le sue dimissioni da Sindaco [147].

Qualche giorno più tardi in un’altra riunione, a cui non partecipò, la Giunta decise di proporre al Consiglio comunale di non accettare le dimissioni del sindaco [148].

Lo strappo fu ricucito e il 13 marzo si riunì il Consiglio comunale “per la formazione del Regolamento sul calmiere del pane” [149].

Il 3 ottobre 1920, poco prima della votazione per la sua riconferma nella carica di sindaco, morì prematuramente dopo breve malattia.

Al nobile sindaco e benefattore fu dedicata la piazza principale del paese.

___________________________________________________________________________
[147]  ACBr, Registro delle deliberazioni della Giunta municipale dal 1898 al 1903, seduta dell’11 febbraio 1903.
[148]  Ibidem, seduta della giunta Municipale del 15 febbraio 1903.
[149]  ACBr, Registro delle deliberazioni del Consiglio comunale dal 3 ottobre al 16 maggio 1916, processo verbale di deliberazione del Consiglio Comunale nella seduta del 13 marzo 1903 .
___________________________________________________________________________

Lo sviluppo postunitario

“ Il paese è posto in collina, sopra un altipiano con otto cascinali all’ingiro, il più lontano dista dal centro un chilometro circa; il resto è un centro di case agglomerate (…).

L’agricoltura è la principale e può dirsi unica occupazione di questi abitanti; le donne in parte attendono all’incannaggio della seta. I mezzi di nutrizione più usati in Comune sono: polenta, pane di melgone misto a un po’ di segale, pane di frumento in poca quantità, riso, cacio e un po’di carne di maiale”[150].

In queste “Notizie topografiche, risorse economiche e mezzi di nutrizione più usati”, stilate nel 1905, notiamo come poco o nulla sembra essere cambiato rispetto a mezzo secolo prima.

L’agricoltura restava l’attività predominante, ma acquistò un certo peso anche l’allevamento del bestiame se è vero che anche a Brenna si costituì verso la fine dell’Ottocento (non conosciamo l’anno esatto) la Società d’Assicurazioni del bestiame bovino, l’unica società di mutuo soccorso esistita in paese [151] mentre negli anni settanta dell’Ottocento furono avviati i primi impianti industriali.

___________________________________________________________________________
[150]  ACBr, cart.821, Pesi e misure 1898 – 1925, Notizie topografiche, risorse economiche e mezzi di nutrizione più usati, anno 1905.
[151] ACBr, cart.344, Imposte, tasse e dazio dal 1898 al 1910. Sicuramente già esisteva nel 1898, come si può constatare da una lettera che il sindaco Perego invia al Prefetto in data 29 agosto 1898, chiedendogli un parere per risolvere una controversia sorta tra la Società stessa e l’appaltatore del Dazio Macello Vincenzo Trezzi: “Questo Comune ha appaltato il Dazio Macello all’esercente Vincenzo Trezzi per un canone annuo di L. 60. Esiste qui una Società di mutuo risarcimento per la morte del bestiame la quale si è rifiutata di pagare il dazio di una mucca della compagnia stata macellata perché dichiarata inguaribile e venne distribuita pel consumo ai singoli componenti la Società. L’appaltatore si crede in diritto di pretendere la tassa Dazio Macello di detta bestia, ma la Società non ne vuole sapere, protestando che non è tenuta a pagare perché la bestia non fu venduta ma consumata tra i soci, e che si dovette macellare non a titolo di lucro ma forzatamente per deperimento e malattia. Lo scrivente interpellato a comporre la vertenza crede bene rivolgersi alla cortesia della SVIll. per un parere onde poter conciliare le parti e averne una norma per l’avvenire”. Comunque non fu istituita almeno fino al 1877, perché nel luglio di quell’anno l’allora sindaco aveva risposto negativamente in merito all’esistenza o meno in paese di una Società d’assicurazione del bestiame bovino (ASCo, Fondo Prefettura postunitaria cart.75/C4).
___________________________________________________________________________

In un “Prospetto degli stabilimenti industriali e manifatturieri esistenti nel Comune di Brenna”, datato 16 aprile 1870, sono segnalati due incannatoi: uno a Brenna, proprietario Costante Colombo, che impiegava 24 operai (di cui un solo uomo) e l’altro sito a Pozzolo Inferiore di Carlo Fumagalli con 53 lavoranti (due uomini) [152].

Furono chiusi probabilmente alla fine del secolo, poiché non se ne ha più notizia [153].

Un altro incannatoio, questa volta di lunga vita, venne aperto nell’aprile del 1900 dall’industriale Edoardo Colombo di Alserio. Colombo aveva acquistato un fabbricato già “ad uso incannatoio” – si trattava sicuramente dell’incannatoio Colombo Costante – ubicato nella via alla Stazione di proprietà di Enrico Consonni.

Inizialmente era formato di due stanzoni, ma fu subito ingrandito con l’aggiunta di altri locali [154].

Destinato a rappresentare a lungo l’unica realtà industriale presente sul territorio, occupava manodopera quasi esclusivamente femminile ( da uno a due gli uomini impiegati), costituendo un’indispensabile entrata per tante famiglie brennesi.

L’opificio era dotato di una “stanza di allattamento” e di 5 latrine. Il numero delle operaie impiegate per quasi 11 ore al giorno (escluso la domenica), superava il centinaio, con una maggiore presenza di donne comprese nella fascia d’età dai 15 ai 21 anni.

Il numero aumentò considerevolmente nel 1915 raggiungendo le 191 unità (199 l’anno successivo); così nel mese di ottobre lo stabilimento rimase chiuso per essere ampliato (fu aumentato anche il numero delle latrine, da 5 a 8) [155].

_________________________________________________________________________________
[152]  ASCo, Prefettura postunitaria, cart. 537, Prospetto degli Stabilimenti industriali e manifatturieri esistenti nel Comune di Brenna, Brenna 16 aprile 1870. Nello specchietto è riportato anche il numero degli operai secondo l’età. Nello stabilimento Colombo vi lavoravano 10 bambine con un’età compresa tra i 9 e i 12 anni, 8 ragazzine tra i 15 e 16 anni e 6 adulti (un maschio); i fanciulli al di sotto dei 13 anni lavoravano 10 ore al giorno, il resto della manodopera 12 ore al giorno. Il Fumagalli impiegava nel suo incannatoio addirittura 6 bambine al di sotto dei 9 anni, 7 bambine tra i 9 e 12 anni, 11 ragazzine tra i 15 e 16 anni e 29 adulti (2 maschi); tutti lavoravano 11 ore al giorno.
[153]  ACBr, Deliberazioni comunali anno 1897. In una lettera scritta dal segretario comunale al sindaco Perego in cui gli fa il resoconto del Consiglio comunale tenutosi il 25 settembre 1897 – Perego non vi partecipò – alla fine accenna all’ “affare dell’incannatoio”, non viene specificato quale dei due, la cui chiusura “lasciò sul lastrico ben 48 operaie, tutte di povera famiglia che ricavano il sostentamento dal proprio lavoro”. Si afferma che le famiglie erano in attesa del giudizio dei probi viri in Como ai quali “fu rimessa la questione”.
[154]  ACBr, cart.344, Imposte, tasse e dazio dal 1898 al 1910, Nota del Sindaco diretta probabilmente ad un responsabile della ditta Colombo, Brenna 1 aprile 1901.
[155]  ACBr, Denunce annuali d’esercizio dal 1908 al 1916. Nel 1908 la manodopera raggiungeva le 125 unità ( 2 uomini sopra i 15 anni, 19 operaie sotto i 15 anni, 48 dai 15 ai 21 anni, 56 sopra i 21 anni) per scendere a 99 l’anno successivo (2 uomini sopra i 15 anni, 14 operaie sotto i 15 anni, 59 operaie dai 15 ai 21 anni, 24 operaie sopra i 21 anni); mentre nel 1910 il numero tornò sopra il centinaio, esattamente 112 ( 2 uomini, 27 operaie sotto i 15 anni, 47 operaie dai 15 ai 21 anni, 36 operaie sopra i 21 anni). Nel 1915 il numero salì a 191 ( 2 uomini, 45 operaie sotto i 15 anni, 80 operaie dai 15 ai 21 anni, 64 operaie sopra i 21 anni); l’anno dopo addirittura a 199 (2 uomini, 47 operaie sotto i 15 anni, 70 operaie dai 15 ai 21 anni, 80 operaie sopra i 21 anni). L’orario di lavoro era così suddiviso: dalle 6.30 alle 8 (mezzora di riposo per la colazione); dalle8.30 alle 12 e dalle 13 alle 18.45. Da aprile a settembre l’orario veniva anticipato di mezzora in entrata e uscita.
___________________________________________________________________________

Il 21 luglio del 1913, un anno difficile per l’industria della seta, in particolare la torcitura, Brenna fu nell’occhio del ciclone per uno sciopero attuato dalla maestranza dello stabilimento in segno di protesta contro la direttrice che aveva rimproverata un’operaia “poco attenta al lavoro” [156].

Il proprietario, che aveva scritto una lettera di biasimo alle sue dipendenti [157], ne approfittò per chiudere lo stabilimento, riaprendolo ad ottobre [158].

___________________________________________________________________________
[156]  ACBr, cart.859 Pubblica Sicurezza, 1898 –1915, Nota del Sindaco al Prefetto, Brenna 21 luglio 1913: “Notifico che stamani avendo la direttrice dello stabilimento incannatura e filatura di seta della ditta Edoardo Colombo di Alserio, rimproverata un’operaia, poco attenta al lavoro, al segnale di avviamento dopo la colazione, quasi tutta la maestranza, in segno di protesta non si presentava al lavoro. Lo stabilimento venne provvisoriamente chiuso in attesa di ordini dall’industriale Colombo il quale venne oggi stesso informato dal proprio gerente. L’ordine pubblico è perfettamente tranquillo e non si prevedono disordini di sorta. L’Arma stazione di Mariano trovasi già sul posto”.
[157]  Ibidem, lettera di Edoardo Colombo, Brenna 31 luglio 1913: “Sentite la mia cara gente, in considerazione della cosa io farò ogni sforzo per riaprire il lavorerio, ma alle condizioni che voi ritorniate la brava gente che siete sempre stata. Non come negli ultimi tempi. Io (e chi da me comandato) credo di avervi sempre trattate secondo il dovere da galantuomo. Le vostre direttrici possono dirlo. Finora da quando ho fatto impiantare questo lavorerio ho sempre avuto la fortuna di mandare a Brenna delle brave direttrici. Per la Cecilia ho poi usato un trattamento di favore. L’ultima direttrice a cui vi siete ribellate non avete neanche avuto il tempo di conoscerla. Infatti finché è stata qui la Cecilia la nuova direttrice non era investita di alcun potere. Voi vi siete messe in ribellione senza conoscerla. L’ultimo mercoledì che sono passato da Brenna volevo rimproverarvi per la vostra manifestazione di ribellione. E’ stata proprio la nuova direttrice che vi ha risparmiato il rimprovero. Mi disse precise parole “Sig. Colombo le dica niente che si sono messi a posto e lavorano, sono brava gente”. Lunedì avete fatto quel che avete fatto danneggiandomi in malo modo. Per finire vi dico che io e chi viene da me comandato abbiamo il diritto di venire a Brenna colla fronte alta, perché si viene a Brenna come in tutti gli altri lavoreri con sentimenti del dovere, e solo con questi sentimenti anche da parte vostra il cielo ce la potrà mandare buona. Vi avviso però che se vi comportate come si deve, bene, diversamente sarà l’ultimo anno che io esercisco Brenna”.
[158]  Ibidem, Denuncia d’esercizio, 25 ottobre 1913.
___________________________________________________________________________

Ma il progresso tecnologico, che costituisce un fattore fondamentale nel processo di trasformazione della società, peraltro già avviato agli inizi del secolo, stenta a farsi strada nei piccoli comuni agricoli della Brianza, come Brenna dove il tempo sembra essersi fermato.

Un primo scossone in questo senso viene dato dal passaggio della ferrovia.

La linea ferroviaria Como- Lecco, inaugurata nel novembre 1888, dopo quasi un decennio dalla progettazione, attraversava anche il canturino.

Erano state le difficoltà incontrate nell’esproprio dei terreni a far slittare i tempi di apertura dell’esercizio.

Ancora nel 1889 proprio il tratto tra le stazioni previste di Cantù e Brenna –Alzate non era stato ancora completato, a causa di controversie sopraggiunte con alcuni dei proprietari terrieri [159].

Il passaggio della ferrovia rappresentò indubbiamente un passo fondamentale per far uscire il paese dal suo secolare isolamento pur comportando un cambiamento nell’assetto delle strade comunali, alcune delle quali dovettero essere deviate , e un aggravio per le sempre magre casse comunali.

Il 28 dicembre 1888 il Consiglio comunale aveva approvato, come abbiamo visto, il preventivo per la costruzione della strada obbligatoria d’accesso alla stazione di Brenna – Alzate in consorzio con il paese vicino e il sindaco di allora, il nobile Antonio Perego, aveva messo a disposizione il fondo “da escavare” [160].

__________________________________________________________________________

[159]  Tiziano Casartelli, Cantù e il suo territorio dal 1721 al 1950. Storia di un paesaggio rurale, cit., pp.162-163. Come sostiene il Casartelli, questa linea ferroviaria ebbe una gestazione lunga e difficile. Il primo dei quattro progetti approntati era stato presentato già nel 1873 e subito erano sorte discussioni riguardanti il percorso che la linea avrebbe dovuto seguire e le località attraversate. Nel 1880 la questione del tracciato era ancora in primo piano: “Si discuteva se la linea ferroviaria dovesse seguire un tracciato meridionale in direzione di Cantù, per poi snodarsi attraverso Fecchio e i boschi del Terrò verso Alzate, Monguzzo e Merone, oppure mantenere un tracciato settentrionale e, attraverso Lipomo, Tavenerio, Orsenigo, Carcano, passare da Erba”. Alla fine l’Amministrazione provinciale si pronunciò in favore del tracciato meridionale e del progetto eseguito dagli ingegneri Tatti e Milesi che “soddisfaceva meglio le esigenze del movimento locale e con minori pendenze rispetto al tracciato settentrionale andava a coprire un bacino d’utenza sicuramente più vasto”. Tuttavia per i tanti ostacoli frapposti nell’esproprio dei terreni i lavori durarono un decennio.
[160]  ACBr, Deliberazioni comunali anno 1888, Verbale della straordinaria convocazione del Consiglio comunale tenutosi nel giorno 28 dicembre 1888: “Il Consiglio comunale radunato in via straordinaria per deliberare in merito alla definitiva costruzione della strada d’accesso alla Stazione consorziale fra i due Comuni di Brenna e Alzate. Visti i conteggi, analisi e Preventivo steso dal Sig. Ing. Viganò Giovanni il 30 novembre 1888 (…) fatte tutte le sue osservazioni approva il suesposto preventivo di L.1178.09, diviso fra i due Comuni interessati di Brenna e Alzate. L’ill.mo Nob. Don Antonio Perego, Sindaco concede il fondo da escavare in base alle prescrizioni dell’unito preventivo”.
___________________________________________________________________________

Tre anni più tardi, nella seduta consigliare del 28 febbraio, che doveva approvare il verbale di consegna delle strade comunali deviate, fu fatto osservare che la deviazione del tratto ultimo della strada conducente ad Alzate, al passaggio a livello della Ferrovia, non era stata eseguita “a regola d’arte” [161]; in un successivo Consiglio veniva così autorizzata la Giunta municipale a trattare con la Società Ferroviaria costruttrice per le opere di allargamento della medesima, in località detta Fontanella [162].

La ferrovia era diventata poco per volta parte integrante del territorio e restò a lungo l’unico rimedio al quasi totale isolamento del paese, mal collegato anche col più vicino circondario da una minima rete viaria, oltretutto da sempre in pessimo stato.

___________________________________________________________________________
[161]  ACBr, Deliberazioni comunali anno 1891, Consiglio comunale straordinario tenutosi nel giorno 28 febbraio 1891. La strada era “troppo tortuosa, ripida, quindi disagevole al transito dei veicoli e per essere causa anche di possibile disgrazia, essendovi subito una svolta fuori della cancellata, in modo che viene impedita la vista dei cancelli stessi, massimachè trattasi di un strada in discesa”.
[162]  Ibidem, Consiglio comunale autunnale tenutosi nel giorno 11 settembre 1891. Si doveva definire con la Società Ferroviaria anche un’altra questione riguardante le spese che il Comune aveva sostenuto per riparare i danni provocati dalle acque che dal piazzale interno della stazione si riversavano sulla nuova strada comunale di accesso alla medesima.

___________________________________________________________________________

Ma la strada verso la modernità e il progresso era ancora lunga da percorrere e tutta in salita.

L’illuminazione elettrica pubblica, ad esempio, sarà realizzata solo negli anni venti, anche se un primo passo in questa direzione fu compiuto nel 1909 allorché venne promossa una sottoscrizione per l’illuminazione elettrica privata che raccolse 36 adesioni fra i residenti del centro di Brenna:

“I sottoscritti residenti nel Comune di Brenna (centro) dichiarano di far uso della luce elettrica fornita dalla Società Anonima del Gas ed Elettricità di Erba Incino e si obbligano a pagare in base alla tariffa in vigore e per il numero di lampade indicate da ciascheduno” [163].

In una minuta datata 31 ottobre 1916 il segretario Consonni informava la Prefettura che in paese non esisteva ancora l’illuminazione pubblica ad eccezione di una sola lampadina di 10 candele che rischiarava la fontana pubblica “che dà acqua potabile a tutto il centro del Comune” [164].

Intanto nel febbraio del 1901 si era svolto il quarto Censimento generale della popolazione che fornisce un quadro abbastanza completo dei progressivi, se pur lenti, cambiamenti avvenuti in seno alla comunità.

___________________________________________________________________________
[163]  ACBr, cart.820, Affari diversi 1906-1919, Elenco dei sottoscrittori, Brenna 27 settembre 1909. Nell’elenco figurano: Mella Paolo, il segretario Carlo Consonni, , Angelo Corbetta, Fortunato Balabio, Giovanni Ciceri, Luigi Consonni, Enrico Colombo, Fratelli Colombo, Alessandro Corti, Baldino Consonni (merciaio), Carlo Consonni, Giuseppe Consonni, Giuseppe Corti, Luigi Consonni, Giovanni Consonni fu Salvatore, Giuseppe Trezzi, Giulio Consonni (oste), Vincenzo Trezzi, Carlo Amati, Fioravanti Consonni (merciaio), Giovanni Ballabio, Giovanni Colombo (oste), Angelo Mauri, Enrico Trezzi, Vincenzo Ballabio, Enrico Arnaboldi, Baldino Corbetta, Angelo Corbetta, don Antonio Brambilla, Fabbriceria, Vittorio Trezzi, Luigi Colombo, Eugenio Colombo, Ambrogio Vismara, Andrea Consonni, Giuseppe Colombo. Le lampade erano da 5 o da 10 candele. Per la maggior parte i sottoscrittori ne chiedevano una soltanto; la Fabbriceria Parrocchiale ne aveva richieste quattro.
[164] ACBr, scat. 848, Minuta del Segretario Comunale, Brenna 31 ottobre 1916

___________________________________________________________________________

L’anno precedente era già stata rinnovata la denominazione delle vie e piazze del paese, in particolare del centro di Brenna.

Così la vecchia via alla Chiesa, che dalla Piazza Comunale portava alla Piazza della Chiesa, diventò via Umberto I (la stessa piazza della Chiesa diventò Piazza San Gaetano); la Piazzetta e via Piazzetta assunsero le denominazioni di Piazza Volta e via A. Manzoni, quest’ultima iniziava da via Umberto I (ex via alla Chiesa) e sfociava in Piazza Volta (ex Piazzetta); Stallazza, da Piazza Volta al Lavatoio pubblico, diventava via ai Campi; via all’Ufficio (da via alla Ferrovia a Casa Corbetta) diventava via Chiusa [165].

___________________________________________________________________________
[165]  ACBr, cart.860, Censimenti e Statistiche, Censimento del 1901, Tabella per la denominazione delle vie e piazze approvata dal Consiglio comunale nella seduta del 24 novembre 1900. Elenchiamo le altre vie del centro: via al Castello (dalla Casa Parrocchiale al Castello), Piazzetta San Gervasio e Protasio (la piazzetta davanti alla Casa Parrocchiale), via Vittorio Emanuele (dalla Piazza Comunale alla Piazzetta S. Gervasio e Protasio), la Piazza Comunale, Via Como (dalla Piazza comunale a piazza Volta), Vicolo Chiusa (da Via Vittorio Emanuele alla Casa Consonni), via alla Ferrovia (da piazza Volta al Cimitero), Via Milano (da piazza S. Gaetano a Casa Superiore).
___________________________________________________________________________

 Si era posto mano a nuove costruzioni: tre “case d’abitazione”, una “casa d’affitto” e l’incannatoio appena acquistato da Edoardo Colombo che era stato subito ingrandito [166] .

La popolazione era in lenta ma costante crescita, passando da 879 residenti registrati nel primo censimento del 1861 [167] a 998 residenti in quest’ultimo censimento [168].

Fu aggiornata la numerazione civica “per metterla in armonia col nuovo Censimento”.

Nello “Stato di numerazione delle Case ed altri stabili fabbricati”, compilato il 12 marzo 1901, sono segnati i fabbricati esistenti nel comune con l’indicazione della loro natura e destinazione (“civile”, “rurale” o “mista”) e il nome del proprietario (che lo era anche dei fondi circostanti).

Nei maggiori insediamenti rurali (o “case sparse”) di Olgelasca (133 abitanti con Isola S. Giovanni) e dei due Pozzolo (176 abitanti) si contavano 17 cascine tutte su due piani, con un numero elevato di vani.

Le 5 cascine di Olgelasca appartenevano, al nob. Luigi Perego [169].

La famiglia Perego (Alessandro) era proprietaria anche di 3 [170] delle 9 cascine di Pozzolo Inferiore (5 delle altre 6 cascine appartenevano al nobile Ferruccio Peroni, proprietario anche della cascina Meroni [171] l’altra era di proprietà di Enrico e Giobbe Consonni), mentre le due cascine (di 14 e 20 vani) di Pozzolo Superiore appartenevano alla Prebenda Parrocchiale di Brenna.

___________________________________________________________________________
[166]   ACBr, cart.344, Imposte, tasse, dazio da 1898 al 1910, lettera del Sindaco diretta all’Agenzia delle Imposte, Brenna 14 novembre 1900: “(…) pregiomi notificare a codesta Agenzia che in questo Comune non vi sono variazioni in aumento dei terreni. Circa ai fabbricati vi furono nuove costruzioni e cioè: casa di abitazione di Barzaghi Giovanni sulla strada che da Brenna mette a Cantù e in vicinanza della frazione di Olgelasca (in pratica era la Isola S. Giovanni). Casa di abitazione dei fratelli fu Luigi Consonni nel centro del paese. Casa di abitazione di Colombo Giovanni fu Bernardo in via alla Stazione. Fabbricato di un incannatoio della Ditta Edoardo Colombo di Alserio pure in via alla Stazione. Casa d’affitto di Rigamonti Anna vedova Zari in via Castello”.
[167]  Nel censimento del 1871 la popolazione residente raggiungeva la cifra di 919 unità, mentre nel censimento del 1881 saliva a 984 unità.
[168]  ACBr, cart.860, Censimenti e Statistiche, Censimento Generale della Popolazione del Regno, 1901. Prospetti riassuntivi. Il numero comprendeva: la popolazione presente (504 abitanti del centro, 480 abitanti delle “case sparse”) a cui si aggiungevano i temporaneamente assenti dal Comune ma presenti nel Regno (10 del centro e uno delle case sparse) e gli assenti temporaneamente dal Regno ( 1 del centro e 2 delle case sparse). La popolazione presente nella Parrocchia era costituita da 988 persone incluse 4 con dimora occasionale. Le “case sparse” includevano: Borlasco, Borlaschetto, Casello e Stazione Ferroviaria (58 abitanti); Casa Superiore e Casa Inferiore (64 abitanti); Pozzolo Superiore (86 abitanti), Pozzolo Inferiore (90 abitanti); Cascina Meroni (51 abitanti); Olgelasca e Isola S. Giovanni (133 abitanti). I nuclei familiari erano 136 (80 viventi nel centro di case agglomerate, 56 viventi nelle case sparse), ovviamente medesimo il numero e la distribuzione delle abitazioni, a cui se ne sommavano altre 3 rimaste vuote.
[169]  ACBr, ibidem, Comune di Brenna, Stato di numerazione delle Case ed altri stabili fabbricati, Brenna 12 marzo 1901. Vi abitavano le famiglie Frigerio, Galimberti, Bianchi, Mascheroni; il fabbricato più grande costituiva la corte Citterio e Proserpio. A Isola San Giovanni esisteva un unico fabbricato da poco costruito, il cui proprietario e abitante era Giovanni Barzaghi.
[170]  Ibidem, due cascine erano abitate dalle famiglie Gerosa e Compostori.
[171]  Ibidem, sappiamo che in 4 fabbricati rurali di Pozzolo Inferiore del nobile Peroni (il 5° era classificato come “misto” e vi abitava la famiglia del “fittavolo” Caldera), vivevano le famiglie Colzani, Consonni Giulio e Colombo Cristoforo.
___________________________________________________________________________

 Le altre “case sparse”: una cascina a Borlasco, una a Borlaschetto e una cascina a Casa Superiore erano ancora una volta di proprietà di Alessandro Perego; Casa Inferiore, invece, comprendeva un fabbricato rurale e una casa civile appartenenti al Ercolina Cecilia Perelli maritata Villa.

Anche nelle “case agglomerate” del centro di Brenna predominavano i fabbricati rurali; solo 7 le case “civili” concentrate tra le vie al Castello, la Piazzetta SS. Gervasio e Protasio (qui vi era la Casa Parrocchiale) e via Vittorio Emanuele, dove due abitazioni civili appartenevano al Sindaco Alessandro Perego [172], del resto proprietario di molti fabbricati del centro fra cui, la corte Ciceri e le corte Ratti e Trezzi, la corte del prestinaio Antonio Corti nella quale vi era anche una “bottega da sarto” (in via UmbertoI), la casa del fabbro ferraio Francesco Viganò (in Piazza Volta) e del calzolaio Ercole Consonni (in via ai Campi), l’osteria di Giulio Consonni,(in via Manzoni) [173] e quella di Vincenzo Trezzi (in Piazza Volta), questi ultimi due classificati come fabbricati “misti” [174].

Brenna, deteneva quasi un record per il numero spropositato delle osterie e vendite di vino, rispetto alla esigua consistenza della popolazione ma, guardando al passato non costituiva certo una novità.

A quelle già citate dobbiamo aggiungere due vendite di liquore e vini in via Vittorio Emanuele II – una si trovava nella corte Spinelli ( fabbricato classificato come “misto”, di proprietà di Ercolina Clelia Perelli maritata Albini) che ospitava anche due “botteghe da sarto” – un’altra “bottega vendita di liquore” dei fratelli Consonni fu Carlo (in via Chiusa) un’osteria e posteria (fabbricato “misto”) di Giovanni Colombo fu Bernardo(nella via alla Stazione).

Non fu quindi un caso se sarà istituito, intorno al 1910, un Circolo vinicolo dedicato a San Gaetano (via alla Stazione) il cui presidenti era Andrea Consonni [175].

_______________________________________________________________________________
[172]  Ibidem, una casa “civile” in via al Castello era di proprietà del prof. Zaccaria Pozzoni (risultava vuota), proprietario anche di due fabbricati rurali, un’altra apparteneva alla Fabbriceria Chiesa Parrocchiale di Brenna; in via Vittorio Emanuele II, 2 case “civili” appartenevano ad Anna Zari vedova Rigamonti (in una vi abitava il segretario e maestro Carlo Consonni). La Zari era proprietaria anche di un fabbricato rurale in via ai Campi. In Piazza Volta proprietaria di un fabbricato rurale era Carolina Colombo fu Costante.
[173]  Al suo interno il Consonni eserciva l’unica rivendita di privativa (sali e tabacchi) esistente in paese, che fu tenuta per 37 anni dal padre Giuseppe e prima di lui fu sempre gestita dai suoi familiari, addirittura fin dal 1809, allorché era “postaro” Cesare Badoglio parente per parte di madre. Così è rivelato da alcuni documenti conservati nell’ACBr, nel faldone Imposte, tasse e dazio dal 1898 al 1910.
[174]  I fratelli Consonni (Giuseppe e Carlo fu Giuseppe Antonio; Baldo e Antonio fu Angelo; eredi di Consonni Luigi) erano i proprietari dei fabbricati siti nella Piazza Comunale e i Trezzi erano proprietari di alcuni fabbricati in via Chiusa (Trezzi Enrico fu Angelo eredi di Trezzi Giuseppe, Trezzi eredi del fu Luigi) e in via alla Stazione ((Trezzi Faustino fu Carlo, Trezzi Carlo ed Enrico fu Angelo). Il fabbricato della Stazione aveva anche un’abitazione e anche al Casello, entrambi di proprietà della Società Ferroviaria Adriatica.
[175] ACBr, cart.820, Affari diversi 1906-1919. Già esisteva nel 1913, come testimonia un avviso del Comitato del Circolo in cui veniva informata la popolazione sulla iniziativa di ospitare in paese, il 16 marzo, una conferenza di tale Frigerio di Albese sugli scopi del Circolo cooperativo.
___________________________________________________________________________

Le prime botteghe di falegname videro la luce proprio in questi primi anni del Novecento, aprendo la strada a quell’artigianato del mobile che sarà il fiore all’occhiello di Brenna.

La materia prima non costituiva certo un problema, con le enormi distese di boschi che coprivano il territorio.

Nella lista degli Elettori commerciali del Comune (eleggevano i rappresentanti alla Camera di Commercio di Como) per il 1900 compaiono i nomi dei falegnami Paolo Corbetta e Antonio Viganò. Tre anni dopo il numero era già raddoppiato [176].

___________________________________________________________________________
[176]  ACBr, Elezioni Camera di Commercio, Liste 1900-1904.
___________________________________________________________________________

La crescita del paese procedeva a piccoli passi. Nel censimento del giugno 1911 la popolazione residente raggiunse e superò il migliaio, 1084 persone per l’esattezza [177].

Per la prima volta venne fatto anche il “Censimento degli Opifici e delle Imprese Industriali”.

L’incannatoio Colombo Edoardo restava l’unica realtà industriale di Brenna, ma l’attività artigianale del mobile prendeva sempre più piede.

Nel breve “Elenco degli opifici e delle imprese industriali”, in particolare nel foglio riservato ai laboratori od opifici in cui erano occupati “non più di 10 lavoranti”, compaiono i nomi dei “falegnami del mobile” Giuseppe Colombo, Giuseppe Trezzi, Pietro Consonni, Ernesto Frigerio e Grazioso Citterio; completavano la lista i nomi del carpentiere Fortunato Balabio e del sarto da uomo Fortunato Balabio [178].

Non vi erano attività che occupavano più di 10 lavoranti, a parte ovviamente l’incannatoio Colombo, dotato nel 1915 di motore elettrico, e non più a vapore, per il funzionamento delle macchine [179].

__________________________________________________________________________
[177]  ACBr, cart. 860, Censimenti e statistiche, Censimento Generale della Popolazione del Regno, 1911. La popolazione residente comprendeva i 557 abitanti del centro e 527 abitanti nelle case sparse. Il numero totale, come è stato visto in precedenza, includeva oltre la popolazione presente (529 abitanti nel centro e 507 abitanti nelle case sparse) i temporaneamente assenti dal comune ma presenti nel Regno (24 del centro e 12 delle case sparse) e chi si trovava temporaneamente all’estero (4 del centro e 8 delle case sparse). I nuclei familiari erano in totale 138 ( 83 famiglie viventi in centro e 55 nelle frazioni o case sparse. La popolazione presente nella Parrocchia era costituita da 1037 abitanti, incluso uno con dimora occasionale.
[178]  Ibidem, Elenco degli opifici e delle imprese industriali. Nel laboratorio di Giuseppe Colombo erano occupati 6 lavoranti, in quelli di Pietro Consonni (a Pozzolo Inferiore) ed Ernesto Frigerio (a Olgelasca) 4 lavoranti e in quelli di Giuseppe Trezzi (via Chiusa) e Grazioso Citterio (a Olgelasca) ne erano impiegati 3. La sartoria da uomo di Fortunato Balabio (via Umberto I) impiegava 4 lavoranti e il carpentiere Fortunato Balabio (Casa Superiore) 2.
[179]  ACBr, cart.859, Pubblica Sicurezza, lettera del proprietario Edoardo Colombo al Sindaco, Brenna 19 marzo 1915.

___________________________________________________________________________

Il Comune ancora nel primo decennio del Novecento era sprovvisto di Ufficio Postale e, stando alle parole del segretario Consonni “ha sempre avuto un pessimo servizio postale”, soprattutto per quanto riguarda la distribuzione della corrispondenza, che non veniva mai recapitata prima di mezzogiorno, e spesso nel pomeriggio.

Infatti “la stazione di Brenna-Alzate ove giungeva il sacco della posta – spiega meglio il segretario – si trova a metà distanza fra il Comune di Brenna e quello di Alzate, ove ha sede l’Ufficio Postale. Il sacco della posta che si ritira alla stazione, viene portato prima ad Alzate, per essere di poi riportata la corrispondenza a Brenna, che si trova in senso opposto da Alzate”, sprecando inutilmente del tempo.

Al contrario, per la posta in partenza esisteva una cassetta “d’impostazione” proprio alla stazione che veniva aperta ogni giorno dal procaccia postale già in servizio per il ritiro del sacco della posta [180].

Nella primavera del 1911 la cassetta venne tolta dalla stazione poiché un’improvvisa disposizione ordinava il ritiro del sacco della posta dalla stazione di Anzano del Parco, “peggiorando di molto il servizio postale” [181] .

Il Sindaco decise a questo punto di istruire le pratiche per ottenere l’istituzione di una ricevitoria postale a Brenna, facendosi interprete di un’esigenza sentita da tutta la popolazione.

L’iter burocratico fu lungo e pieno di ostacoli che furono superati grazie all’interessamento – sollecitato dallo stesso sindaco – del deputato Giulio Padulli – che intrattenne in questo frangente una fitta corrispondenza col segretario Consonni [182] .

Nel maggio del 1912 una comunicazione della Direzione Provinciale delle Poste e Telegrafi informava il Sindaco che il Ministero aveva approvato l’istituzione dell’Ufficio Postale a Brenna [183] ; tuttavia le condizioni non molto floride del Bilancio ministeriale avevano, poco dopo, costretto il Ministero a rimandarne l’attuazione [184].

Nel gennaio del 1913 arrivò finalmente la bella notizia [185] e a ottobre dell’anno successivo l’Ufficio fu aperto al pubblico.

Il giornale locale “Il Corriere delle Prealpi” nel darne notizia sottolineava il sostegno dato all’iniziativa anche dal consigliere provinciale, il conte Pier Gaetano Venino, entrambi molto vicini alla popolazione brennese [186].

______________________________________________________________________________
[180]  ACBr, cart.820, Affari diversi 1906-1919, minuta del segretario Consonni non datata, probabilmente scritta nell’estate 1911. Non è indicato il nome del destinatario. I brennesi potevano anche consegnare la posta direttamente nelle mani del procaccia “che ne faceva la spedizione fuori sacco”.
[181]  Ibidem, “Soprattutto nei casi urgenti necessitava recarsi all’Ufficio Postale che dista quasi due chilometri da Brenna (…) Il Comune protestò e la Direzione provinciale delle Poste rimise la cassetta dando incarico provvisorio al Capo stazione per la vuotatura di detta cassetta. Il Capo stazione accettò, in via provvisoria , ora reclama di essere esonerato”.
[182]  ACBr, cart.820, Affari diversi 1906-1919. In una lettera del deputato Padulli inviata da Roma al Consonni in data 11 marzo 1912, lo informava che “ la domanda di Codesto Comune per ottenere l’istituzione di un Ufficio postale di 3° classe non sarebbe abbastanza giustificato per il movimento epistolare che si verifica a Brenna”, invitandolo a compilare una statistica del movimento della corrispondenza del paese “accennando anche se ora si servono d’altri mezzi e d’altri Uffici viciniori per l’invio della corrispondenza”. Nella minuta di risposta – senza data – Consonni faceva presente al deputato con una punta di ironia che “senza tema di errore si può star certi che qualsiasi statistica proceda dall’Ufficio Postale di Alzate con Verzago non riporterà mai la verità. A quell’Ufficio preme che il nostro progetto vada deserto; lo si capisce pel proprio interesse. Sarebbe bene – continua- far notare a S.E. il Ministro questa circostanza” Inoltre afferma: “ Giova tener conto dell’importanza cui va assumendo questo Comune. Ha una popolazione di ben 1100 abitanti. La stazione ferroviaria sul tronco Lecco- Como è in sede propria, cui prende il nome. Esiste uno stabilimento di filatura di seta che dà lavoro a circa 150 operaie. Vi sono diverse botteghe da falegname. Esistono ben 7 esercizi pubblici di osterie, vendite di vino e liquori. Annualmente circa una quarantina di persone si recano in diverse località per l’allevamento dei bigatti in qualità di bigattieri, per più tre mesi tengono corrispondenza colla loro famiglia. In questa primavera si recarono nella Svizzera diversi operai muratori. E’ da notarsi che una metà di questi terrieri dimoranti nelle frazioni in vista del cattivo servizio postale esistente in questo Comune, impostano le loro lettere nelle cassette di altri Comuni, come Cantù, Arosio e Cremnago. Quindi è errato il giudizio sul movimento della corrispondenza”.
[183]  Ibidem, lettera della Direzione Provinciale delle Poste e Telegrafi al Sindaco di Brenna, Como 11 maggio 1912: “Pregiomi informare che ha scritto oggi il Ministero delle Poste e Telegrafi relativamente alla istituzione di un ufficio postale di 3° classe a Brenna, con voto favorevole, date le risultanze statistiche dimostrative del movimento postale”.
[184] Ibidem, lettera del Sottosegretario di Stato per le Poste e i Telegrafi all’on. Giulio Padulli, deputato al Parlamento, Roma 8 novembre 1912: “In merito alle tue nuove premure per l’impianto di una ricevitoria postale di 3° classe a Brenna debbo parteciparti che non essendo punto migliorate le attuali condizioni del Bilancio, il Ministero è costretto a rimandare l’attuazione di un tale provvedimento a quando si siano ottenute maggiori necessarie assegnazioni sul capitolo del bilancio al quale la spesa dovrà essere imputata. Ti assicuro però che è stata presa speciale memoria della tua raccomandazione per corrispondervi appena si presenterà l’occasione favorevole”.
[185]  Ibidem, Biglietto del sindaco al segretario Consonni, 30 gennaio 1913: “Sono molto contento di apprendere la bella notizia che per l’interessamento del nostro buon on. Padulli abbiamo ottenuto la posta”.
[186]  Corriere delle Prealpi, 3 ottobre 1914: “Col 1 ottobre è stata aperta la ricevitoria postale di Brenna con viva soddisfazione del paese che da tempo attendeva l’esaudimento di questo desiderio. Le pratiche riuscirono quanto mai lunghe e laboriose. Esse vennero iniziate e tenacemente e validamente coltivate dall’on. Giulio Padulli, benemerito e beneamato nostro rappresentante al Parlamento e successivamente, quando venne eletto consigliere provinciale, il conte Pier Gaetano Venino si unì a caldeggiare la domanda che venne poi accolta. Nel segnalare quest’altra prova della benefica influenza dell’on. Conte Padulli per il nostro paese gli presentiamo i nostri ringraziamenti estendendoli anche al conte Venino”

___________________________________________________________________________

Un’altra conquista per i brennesi fu la tanto sospirata illuminazione pubblica del centro di Brenna, decisa dal Consiglio comunale il 21 novembre 1920.

In pratica venivano installate 5 lampade elettriche, una sulla piazza del Municipio, “una seconda sul crocevia delle vie di fronte al Prestinaio Corti, una terza in piazza Volta, una quarta nella località detta Fontanino ed una quinta al pubblico lavatoio” [187].

___________________________________________________________________________
[187]  ACBr, Deliberazioni consiliari, estratto del Verbale di prima convocazione della seduta pubblica del Consiglio comunale nella sessione ordinaria tenutasi nel giorno 21 novembre 1920. Fu dato incarico alla Giunta Municipale “di esperire le pratiche necessarie per l’impianto alla Società Elettrica di Erba Incino”. La spesa per l’installazione veniva calcolata in L. 500 circa.
_________________________________________________________________________________

I riflessi della guerra italo-turca.
La Prima Guerra Mondiale e il Dopoguerra

L’espansionismo coloniale, conseguenza ultima della politica fortemente nazionalistica perseguita dalle potenze europee nella seconda metà dell’Ottocento, aveva contagiato anche la classe politica del nuovo Stato italiano nato dalle guerre risorgimentali, nonostante fosse rimasto ben poco da conquistare. Tra il 1885 e il 1889 l’Italia occupò l’Eritrea cui fece seguito, nel 1895-96, la disastrosa campagna d’Etiopia. Nel 1911-12 un’altra guerra coloniale impegnò l’Italia in Libia contro la Turchia, che si concluse con l’occupazione della Tripolitania e Cirenaica [188].

___________________________________________________________________________
[188]  L’occupazione fu ostacolata dalla resistenza delle tribù locali nelle regioni dell’interno. L’operazione, condotta da un esercito impreparato, ebbe un costo molto superiore a quello previsto., e ben presto ci si rese conto che la Libia non era certo la “terra promessa” per gli Italiani in cerca di lavoro, rivelandosi un vero e proprio “scatolone di sabbia”. Dopo l’occupazione dei possedimenti turchi di Rodi e delle isole del Dodecaneso la campagna libica si concluse con la pace di Losanna del 18 ottobre 1912.
___________________________________________________________________________

In relazione alla guerra italo –turca sono stati individuati nell’Archivio storico del Comune alcuni documenti che testimoniano il contributo di Brenna alle iniziative di beneficenza promosse dal governo a favore dei soldati impegnati nel conflitto.

Nel novembre del 1911 fu costituito, infatti, un Comitato comunale per raccogliere le offerte da destinare alle famiglie dei soldati feriti o caduti in Libia, composto dal sindaco Perego e da un nutrito gruppo di brennesi: il sarto Fortunato Balabio, il merciaio Fioravanti Consonni, Giovanni Citterio, Marco Corbetta, Giuseppe Balabio, Giuseppe Ratti, il falegname Luigi Balabio, Attilio Corbetta, Enrico Arnaboldi e Giovanni Ciceri.

Furono raccolte in tutto L.145.58, di cui L.50 donate dalla famiglia Perego. [189]

Nel 1913 tre brennesi che parteciparono alla campagna italo- turca, Adolfo Mauri, Enrico Amati e Giovanni Colombo, ricevettero una medaglia commemorativa con il relativo diploma [190].

Intanto dense nubi si profilavano all’orizzonte.

Tra luglio e agosto dell’anno successivo si aprì il tragico capitolo del primo conflitto mondiale che vide inizialmente l’Italia mantenersi su una posizione di neutralità [191].

___________________________________________________________________________

[189]  ACBr, cart.812, Servizio Militare, estratto del verbale della seduta della Giunta municipale di Brenna, 17 novembre 1911.
[190]  Ibidem, Comunicazioni delle autorità militari al sindaco di Brenna
[191]  L’Italia come membro della Triplice alleanza sarebbe dovuta scendere in campo a fianco di Austria e Germania, come avrebbero voluto i nazionalisti, ma il governo, grazie anche a Giolitti, proclamò il 3 agosto la neutralità italiana nel conflitto.
___________________________________________________________________________

Ad agosto giunsero in paese 25 emigranti (in maggioranza manovali) costretti dalle vicende belliche (“dalla guerra europea) a rimpatriare. Il Consiglio provinciale di Como aveva stanziato L. 5.000 per soccorrere i rimpatriati poveri della provincia [192] .

Il sidaco Perego segnalò alle autorità provinciali tre casi particolarmente gravi [193].

A novembre l’amministrazione comunale rinunciò, invece, ad ottenere altri sussidi, questa volta statali, “considerato – si legge nella deliberazione della Giunta – che i rimpatriati di questo Comune sono rientrati e convivono colle proprie famiglie e non si trovano in un estremo bisogno di soccorso” [194].

Con l’entrata in guerra dell’Italia contro l’Austria al fianco delle potenze dell’Intesa, il 24 maggio 1915 [195] , si erano formati un po’ dappertutto Comitati per la mobilitazione civile, con lo scopo di raccogliere fondi a favore dei militari chiamati al fronte e delle loro famiglie.

A Brenna, a quanto sembra, furono “i singoli proprietari a provvedere per i bisogni sia delle famiglie che dei militari in servizio” [196].

___________________________________________________________________________
[192]  ACBr, cart.820, Affari diversi 1906 –1919, Circolare inviata dalla Deputazione provinciale di Como a tutti i sindaci della provincia sui soccorsi ai rimpatriati poveri appartenenti alla Provincia, Como, 21 agosto 1914. Nella circolare veniva chiesto ai sindaci di segnalare “i più meritevoli di soccorso”, in pratica i casi più disperati.
[193]  Ibidem, dal sindaco di Brenna alla Deputazione provinciale di Como, Brenna 31 agosto 1914. I segnalati erano: Ambrogio Maggioni, Giulio Comsonni, Giovanni Colombo, “sostegno – scrive il sindaco – delle proprie famiglie, le quali per le loro condizioni miserabili e per non avere neanche del terreno da coltivare si ritrovano senza alcun mezzo di sussistenza”.
[194]  Ibidem, Deliberazione della Giunta Municipale nella seduta del 19 novembre 1914.
[195]  Il 26 aprile il Governo all’insaputa del Parlamento aveva stipulato a Londra un patto con le potenze dell’Intesa. In pratica l’Italia si impegnava a intervenire entro un mese nella guerra, a patto che, una volta conquistata la vittoria, l’Italia avrebbe ottenuto il Trentino con il Tirolo meridionale, Trieste e la Dalmazia , esclusa la città di Fiume. Una guerra, comunque, non voluta dal Paese intero, psicologicamente e militarmente impreparato, spinto su questa china dalle pressioni degli interventisti e dei grandi industriali, soprattutto siderurgici.
[196]  ACBr, Registro delle deliberazioni del Consiglio comunale dal 6 ottobre 1916 al 14 settembre 1928, convocazione del Consiglio comunale nella seduta ordinaria del 6 ottobre 1916. Il Consiglio aveva anche deliberato di “non sovrimporre nessun contributo straordinario per l’assistenza civile”, esprimendo “ai benefattori vivo senso di riconoscenza”.
___________________________________________________________________________

Nel novembre del 1915 il Comune di Brenna – come del resto tutti i Comuni della Provincia – aveva ricevuto dalla Prefettura una comunicazione in cui si chiedeva se in paese vi fossero operai disponibili “da occuparsi nella zona di guerra”.

Occorrevano in pratica alla Direzione del Genio Civile di Verona, braccianti, manovali, muratori, carpentieri e fabbri “disposti all’occorrenza di usare anche badile e piccone” per la manutenzione stradale invernale [197] .

Gli operai disponibili risultarono cinque: due carpentieri, due muratori, un “manuale”, probabilmente facenti parte del gruppo degli emigrati rimpatriati in cerca di un’occupazione [198].

La guerra rese più drammatica l’emergenza alimentare prodotta innanzitutto dalla crisi granaria, già manifesta fin dal maggio 1915. Poco alla volta tutti i generi alimentari aumentarono di prezzo e diminuirono le scorte.

Nel gennaio 1917 con il nuovo, pesante regolamento governativo “per l’assetto di guerra nella vita economica interna” furono ridotti i consumi (pane carne, luce eccc); gli stessi negozi ed esercizi pubblici furono obbligati alla riduzione degli orari e a limitare la vendita dei prodotti, assolutamente proibito lo zucchero. Venivano ordinati continui censimenti di grano, granoturco, riso, bestiame, che tenevano impegnato il personale dei Comuni [199].

In queste circostanze eccezionali anche l’Ufficio comunale di Brenna era in pieno fermento.

Il lavoro si era triplicato e per aiutare il segretario comunale Carlo Consonni l’Amministrazione dovette affiancargli uno “scritturale”.

A tutti gli impiegati comunali (il messo Enrico Arnaboldi che aveva sostituito il defunto Giovanni Ciceri, il seppellitore Eugenio Colombo, il regolatore dell’orologio Enrico Colombo, la levatrice Teodolinda Gandola) visto il forte rialzo dei prezzi, fu concessa “l’indennità di caroviveri “, al Consonni venne accordato un compenso maggiore per la mole di lavoro che doveva disbrigare [200] .

Si dovette procedere alla manutenzione “in economia” delle strade, rimandandone il riappalto a tempi migliori [201].

___________________________________________________________________________
[197]  ACBr, cart. 820, Affari Diversi 1906-1919, circolare della Prefettura di Como a tutti i Sindaci della Provincia, Como 4 novembre 1915.
[198]  Ibidem, Lista degli operai: Trezzi Giuseppe di Enrico, carpentiere, residente in via alla Stazione; Consonni Carlo fu Giovanni, carpentiere, residente in via Chiusa; Consonni Giuseppe fu Enrico, muratore, residente in via Umberto I; Amati Enrico di Giovanni, “manuale”, residente in via ai Campi; Trombetta Felice di Angelo, muratore, residente in via Umberto I. Non sappiamo, però, se alla fine accettarono.
[199]  M Sempio, 1908-1918 in Novecento quotidiano. Un giornale lombardo nella storia nazionale 1892-200, La Provincia SpA Editoriale, Bergamo 2002, p.87.
[200]  ACBr, scat. 852, Deliberazioni Consiliari (1904-18), Estratto del verbale di prima convocazione del Consiglio comunale nella seduta del 23 novembre 1917. E’ allegata una “Nota degli Impiegati e salariati comunali”, con i relativi compensi . Il Consonni, che era anche segretario della Congregazione di Carità, percepiva uno stipendio annuo di L. 820. Gli si accordò un aumento di L. 23.47 mensili. Al messo e al regolatore dell’orologio, che godevano di un salario di L.60 annue, fu concessa una “indennità di caroviveri” di L. 2.50 mensili. Al seppellitore, con lo stipendio annuo di L. 100, fu concessa una “indennità di caroviveri” mensile di L. 4.15. Per la levatrice si provvide “con apposita deliberazione”.
[201]  Ibidem, Processo verbale di deliberazione del Consiglio comunale nella seduta ordinaria del 27 aprile 1917.

___________________________________________________________________________

Tanti giovani brennesi erano dovuti partire per il fronte lasciando la famiglia, di cui erano spesso un fondamentale sostegno.

Ad alleviare la preoccupazione dei familiari, in ansia per la loro sorte, e spesso in totale assenza di comunicazioni, don Ferdinando Minotti, il nuovo parroco nominato nel novembre 1917 (anche se fece l’ingresso ufficiale in Parrocchia nell’aprile del 1918) aveva istituito una sorta di “ufficio notizie” pronto a raccogliere con maggiore rapidità le informazioni sui soldati caduti, i feriti, gli ammalati, i prigionieri di guerra, cercando di mantenere “più stretto il contatto tra gli assenti e i rimasti” [202] .

L’indefesso sacerdote, animato da un grande spirito di iniziativa, sempre speso per il bene dei suoi parrocchiani, ottenne – tramite “l’Ufficio informazioni Vaticano” – il permesso per il rimpatrio del soldato Natale Amati fatto prigioniero dagli austriaci e in precarie condizioni di salute.

Al termine della guerra sempre il Parroco prese a cuore il caso del soldato Grazioso Consonni che durante il conflitto era stato ingiustamente accusato di diserzione e fucilato.

Il sacerdote si appellò alle più alte cariche militari e, presentando “il carteggio necessario” – che gli costò un duro lavoro- con l’appoggio dell’on. Giulio Padulli, riuscì a dimostrare lo sbaglio in cui erano incorsi le autorità militari.

L’errore fu finalmente riconosciuto e tolto il bando del disonore, ma ai genitori non venne concessa la pensione [203].

Il 4 novembre 1918, leggiamo nel Liber Chronicus, la notizia dell’armistizio era stata accolta dai brennesi con “gioia inesprimibile” [204], che aveva fatto dimenticare anche solo per un attimo un’altra triste realtà.

___________________________________________________________________________
[202]  Questa notizia è riportata dal quotidiano locale Corriere delle Prealpi, 18 settembre 1918.
[203]  APBr, Liber Chronicus, pp. 17, 21. Tra l’altro il sacerdote appena arrivato in parrocchia aveva inviato a tutti i militari brennesi al fronte una cartolina “per incoraggiarli e incitarli al bene”.
[204]  Ibidem, p.20
___________________________________________________________________________

Il Comune, già provato dai lunghi anni di guerra, aveva, infatti, dovuto affrontare a ottobre la tremenda epidemia influenzale, tristemente nota come la “spagnola”, che avrebbe causato 600.000 vittime in tutta l’Italia, cifra che andava a sommarsi ai 680.000 Caduti nella guerra.

I sindaci di tutti i comuni della Provincia avevano dovuto fornire alla Prefettura bollettini quindicinali con il numero degli ammalati e i casi mortali.

Ai primi del mese i casi denunciati a Brenna erano stati 200, 150 a novembre [205].

Era stato probabilmente contagiato dal male anche il medico – chirurgo consorziale, dott. Domenico Pernigotti, poiché i Comuni del Consorzio dovettero provvedere alla sua supplenza [206].

Non si conosce la cifra esatta delle morti causate dal morbo, ma nel “Riepilogo annuale dei matrimoni, nascite e morti e notizie complementari dell’anno 1918” sono registrati 42 decessi avvenuti nell’arco dell’anno (non è specificata la causa) – un numero elevato rispetto alla media annuale – di cui 23 solo nel mese di ottobre; nel 1919 il numero totale dei morti era sceso a 18 [207].

___________________________________________________________________________
[205]  ACBr, cart. 836, Servizio sanitario, note scritte dal segretario Consonni e indirizzate alla Prefettura di Como, Brenna 4 ottobre e 6 novembre 1918. Nella nota del 4 ottobre veniva inoltre chiesto il permesso di macellare un vitello per uso degli ammalati “poiché il quantitativo attualmente assegnato dal Comune di Alzate capo consorzio è appena di Kg. 18 fra la popolazione civile e gli ammalati”. Nella nota seguente era segnalata la mancanza di zucchero; necessitava “ un assegno straordinario di Kg.20”.
[206]  Ibidem, lettera del sindaco di Alzate con Verzago al sindaco di Brenna, Alzare 21 novembre 1918: “In conformità della deliberazione presa dai rappresentanti di questo Consorzio Sanitario in seduta straordinaria 16 ottobre 1918, lo scrivente ha provveduto alla supplenza del medico condotto durante la malattia del dott. Pernigotti”. I comuni consorziati erano, come nel passato, Alzate con Verzago (Comune capo consorzio), Orsenigo, Alserio, Anzanoe Fabbrica Durini. Il Pernigotti era medico di questo condotta medica dal 1900.
[207]  ACBr, cart. 813, Stato Civile, “Riepilogo annuale dei matrimoni, nascite e morti e notizie complementari dell’anno 1918”.
___________________________________________________________________________

Con la fine del conflitto i combattenti brennesi poterono finalmente ricongiungersi alle loro famiglie, ma non tutti vi fecero ritorno. Brenna contò 16 caduti per la Patria:

 


CADUTI 1° GUERRA MONDIALE

 

___________________________________________________________________________

BALLABIO CLAUDIO  BALLABIO CLAUDIO

Deceduto il 3 luglio 1916 in combattimento su Monte Mosciagh.
Figlio di Angelo Giuseppe e Emilia Cappelletti.
Ammogliato con Colomba Ballabio e padre di Vittorio – Oreste – Ernesto.
Residente in Pozzolo Superiore.

__________________________________________________________________________

BALLABIO FORTUNATO  BALLABIO  FORTUNATO

Deceduto il 2 novembre 1916 in combattimento a Nova Vas nel Carso.
Figlio di Pietro e Luigia Meroni.
Ammogliato con Maria Ballabio e padre di Guido Federico e Antonio Mario.
Residente ad Olgelasca.

___________________________________________________________________________

BALLABIO ZACCARIA  BALLABIO ZACCARIA

Deceduto il 24 agosto 1920 nel suo letto – REDUCE
Figlio di Virginio e Colombo Bambina.
Residente alla Casa di Sotto (Potec).

___________________________________________________________________________

COLOMBO ACHILLE  COLOMBO ACHILLE

Deceduto il 14 ottobre 1918 all’Ospedale militare di Como – REDUCE
Figlio di Giovanni e Agnese Corbetta.
Sposato con Amalia Colombo e padre di Giovanni Antonio (Gianin de Com).
Residente in Como – Via Primo Tatti, 6.

___________________________________________________________________________

COLOMBO ULDERICO  COLOMBO ULDERICO

Deceduto il 20 ottobre 1915 in combattimento in Val Orsara – Folgaria (Tn).
Figlio di Alessandro e Cappelleti Giuditta.
Residente al Casello Ferroviario.
___________________________________________________________________________

COLZANI PIO  COLZANI PIO

Deceduto il 24 ottobre 1918 in combattimento a Isola di Caserta sul Piave.
Figlio di Luigi e Mauri Rachele Cesarina.
Residente in Pozzolo Superiore.
___________________________________________________________________________

CONSONNI CESARE  CONSONNI CESARE

Deceduto il 12 novembre 1918 nel Campo di Prigionia di Milowitz (ora Milovice) – Repubblica Ceca (Boemia).
Figlio di Carlo Giuseppe e Maria Montorfano.
Ammogliato con Rosa Frigerio e padre di Giuseppe e Paolo.
Residente in Brenna – Piazza Comunale, 10.
___________________________________________________________________________

CONSONNI GRAZIOSO  CONSONNI GRAZIOSO

Deceduto il 20 ottobre 1916 a Ponte di Legno (Bs).
Figlio di Carlo e Giuditta Vismara.
Residente a Brenna – Piazza Comunale, 8.
___________________________________________________________________________

CONSONNI VINCENZO  CONSONNI VINCENZO

Deceduto il 5 ottobre 1918 a Castelfranco Veneto (Tv).
Figlio di Paolo Giovanni e Ancilla Rosilla Piana.
Residente in Brenna – Via Manzoni, 14.
___________________________________________________________________________

CORBETTA ALESSANDRO  CORBETTA ALESSANDRO

Deceduto  il 10 giugno 1917 all’Ospedale di Gorizia.
Sepolto nel Campo 06 di Cormons (Ud).
Figlio di Angelo e Clementina Vismara.
Residente in Brenna – Via alla Chiesa, 11.
___________________________________________________________________________

CORBETTA ANTONIO  CORBETTA ANTONIO

Deceduto il 7 giugno 1916 in combattimento sul Monte Fiore – zona Altopiano di Asiago (Vi).
Residente in Brenna.
___________________________________________________________________________

CORBETTA CESARE  CORBETTA CESARE

Deceduto l’ 8 dicembre 1915 in combattimento sul Monte S.Michele nel Carso.
Figlio di Angelo e Maria Ballabio.
Residente in Brenna – Via alla Chiesa, 11.
___________________________________________________________________________

CORBETTA PAOLO CORBETTA PAOLO

Deceduto il 20 ottobre 1918 in combattimento sul Monte Monfenera.
Figlio di Attilio Valerio e Giuseppa Ballabio.
Residente in Brenna – Via all’Ufficio Comunale, 20.
___________________________________________________________________________

MELLA ROMEO  Tenente MELLA ROMEO

Deceduto il 7 ottobre 1915 in seguito a colpo di fucile per fatto d’armi di Valle Fonda ( Feltre – Belluno ).
Del 154° Reggimento Fanteria 9° Compagnia.
Nato il 29-6-1893 a Brenna ed ivi residente in Palazzo Perego / Casati.
Figlio di Paolo nativo di Rho (Mi) – Fattore di Casa Perego.
___________________________________________________________________________

POZZI PIETRO  POZZI PIETRO

Deceduto il 25 maggio 1916 nello sperone sud di Zugna Torta (Rovereto -TN)  – zona dei Baraccamenti nuovi, in seguito a ferite per fatto di guerra.
Sepolto a sud di Zugna Torta.
Soldato del 208° Reggimento Fanteria 8° Compagnia.
___________________________________________________________________________

Vismara Angelo  VISMARA ANGELO

Deceduto il 14 luglio 1916 in combattimento – Zona di guerra.
Residente in Brenna.
___________________________________________________________________________

Tra i reduci, diversi avevano vissuto il dramma della prigionia; di alcuni siamo riusciti a reperire i nomi, e sono: Giulio Consonni [208], Mario Ratti [209], Luigi Trezzi [210]; Giovanni Frigerio [211] e Giulio Ballabio [212].

Qualcuno era stato ferito in combattimento e ne riportava i segni, come il militare Federico Amati che, colpito ad un arto inferiore il 26 maggio 1917 “nell’azione sul monte Vodice”, aveva dovuto successivamente essere ricoverato d’urgenza all’Ospedale di Como per i postumi della frattura causata dalla pallottola . [213]

Altri valorosi furono decorati di medaglie al valor militare e croci al merito, come Luigi Colzani (medaglia d’argento al valor militare), Giovanni Vismara (due medaglie di bronzo al valor militare) Emilio Ciceri e Luigi Bianchi (brevetto di croce al merito di guerra )  [214].

Il 26 giugno 1924 fece ritorno a Brenna la salma del Caduto Vincenzo Consonni, proveniente da Castelfranco Veneto.

Il 29 giugno si svolsero i funerali in forma solenne con la partecipazione di tutta la popolazione e delle autorità. Si occupò dell’avvenimento anche la stampa locale [215].

___________________________________________________________________________
[208]   ACBr, cart. 839, Leva e truppa (1921 –1932), lettera del sindaco di Brenna al Comando del 65° Reggimento Fanteria Cremona in cui sollecita l’invio dell’indennità di prigionia al soldato Consonni Giulio, classe 1896 “già appartenente al 65° Fanteria”.
[209]  Ibidem, dal comune di Brenna al Comando Supremo, Commissione Speciale polizze combattenti, richiesta di indennità di prigionia.
[210]  ACBr. cart. 808, Corrispondenza varia (1915-1926), lettera del sindaco di Brenna al Comando del deposito del 65° Reggimento Fanteria Cremona, Brenna 15 dicembre 1920. Si chiede di restituire il foglio di congedo del soldato Trezzi Luigi, classe 1896, “ex prigioniero, già appartenente al 99° Fanteria”.
[211]  Ibidem, dal Deposito del 25° Reggimento Fanteria di linea al sindaco di Brenna, Piacenza 4 dicembre 1916: “Si notifica che il soldato del 207° Fanteria Frigerio Giovanni, della classe 1896 risulta prigioniero ed internato a Mauthausen dal mese di maggio 1916”.
[212]  ACBr, cart. 839, Leva e truppa (1921-1932), Telegramma del Sindaco di Brenna (manca il destinatario), Brenna 17 febbraio 1927. E’ una richiesta di indennità di prigionia non ancora corrisposta “al soldato Giulio Ballabio, classe 1877 (…) fatto prigioniero dal nemico a Gaglio di Asiago l’11 settembre 1917, mentre apparteneva al 1° Genio fu concentrato a Mauthausen e rimpatriato il 18 novembre 1918”.
[213]  Ibidem, Dal Municipio di Brenna al Comando del Distretto militare di Como, Brenna 28 maggio 1921. Si chiedeva che la spesa ospedaliera fosse a carico dello Stato.
[214]  Ibidem, il decorato riceveva indirettamente la comunicazione della onorificenza tramite l’Ufficio municipale.
[215] Al  Brenna, onoranze alla salma di un caduto in Corriere delle Prealpi, 5 luglio 1924: “Nel pomeriggio di domenica scorsa 29 giugno,la popolazione di Brenna ha reso solenni onoranze alla veneranda salma del soldato Vincenzo Consonni morto gloriosamente al fronte. La salma proveniente da Castelfranco Veneto giunse giovedì scorso. Fu collocata nel salone dell’oratorio, trasformato in camera ardente e fu vegliata per turno dai combattenti di Brenna. Intervennero alla mesta cerimonia il cav. Antonio Casartelli in rappresentanza del Prefetto, un capitano del distretto militare di Como, il sindaco di Brenna sig. Vincenzo Ballabio e i membri al completo dell’Amministrazione comunale (…). Una rappresentanza con gagliardetto e fiamma della Sezione del Fascio di Alzate Brianza, nonché quello dei combattenti, una rappresentanza con bandiera dell’Unione Reduci di Mariano Comense. Aprivano il corteo gli alunni delle scuole comunali con bandiere assistiti dalle egregie insegnanti; seguivano le associazioni delle Figlie di Maria e dei Luigini; la Confraternita e il distinto Corpo Musicale di Alzate e Cappella Musicale. Il feretro era preceduto e fiancheggiato da una lunga schiera di combattenti di Brenna fra i quali si distingueva un decorato con medaglia d’argento. Seguivano poi i parenti dell’estinto, le autorità civili e militari indi una silenziosa folla di popolo accorsa anche dai paesi vicini per rendere l’ultimo tributo di affetto al prode che diede tutto se stesso al bene comune. Cimitero pronunciò un commuovente discorso il signor Edoardo Corbetta, cugino del morto, celebrando le virtù preclare dell’amato scomparso. Seguì un altro splendido discorso del parroco don Ferdinando Minotti che esaltò pure le belle doti del Caduto proponendolo a modello della gioventù brennese”.
__________________________________________________________________________

 Il Comune aveva aderito alle diverse iniziative assistenziali messe in campo subito dopo la guerra, versando un proprio contributo al Comitato comasco per la protezione e assistenza degli invalidi di guerra, al Comitato provinciale degli Orfani dei contadini morti in guerra, alla CRI e appoggiando la sottoscrizione “Pro Liberati e Libertari” (a favore delle popolazioni redente rimaste prive di ogni cosa) che fruttò L. 240 a cui furono aggiunte L. 500 donate dal sindaco Perego. [216]

Passata l’euforia per la fine del conflitto, restavano i problemi ereditati dalla guerra con cui ci si doveva confrontare: la crisi economica, aggravata da processo di conversione dall’economia di guerra a quella di pace, l’inflazione e la disoccupazione.

Anche nella nostra provincia come nel resto d’Italia ripresero scioperi e proteste operaie, coinvolgendo alla fine quasi tutte le categorie di lavoratori che chiedevano aumenti salariali per poter far fronte all’aumento del costo della vita [217], mentre socialisti e cattolici assursero a protagonisti della lotta politica [218].

___________________________________________________________________________
[216]  ACBr, cart. 820, Affari diversi (1906 –1919), anno 1918. Alla Croce Rossa erano state versate L.100, come quota per l’associazione perpetua. Il Comitato Centrale di Roma della CRI rilasciò al Comune una sorta di attestato.
[217]  Como e la sua storia. Dalla preistoria all’attualità, a cura di F. Cani e G. Monizza, NodoLibri, Como 1993, p.271.Il costo della vita a Como era addirittura superiore alla media nazionale e proprio l’approvvigionamento alimentare costituì il problema principale per la popolazione.
[218]  Ibidem, p. 273. Con la morte di Paolo Carcano, avvenuta poco prima la fine della guerra, scomparvero i “ democratici avanzati come forza politica autonoma”. Nel ceto borghese non riescono a farsi strada “altre figure significative, capaci di mediare le istanza moderate dei ceti industriali e le spinte al rinnovamento dei ceti popolari”.
___________________________________________________________________________

 Il 16 novembre 1919 si svolsero le prime elezioni del dopoguerra con il nuovo sistema proporzionale [219].

Anche i brennesi furono chiamati ad eleggere il nuovo Parlamento [220].

Il risultato delle urne decretò l’affermazione del Partito Popolare – il nuovo partito fondato dai cattolici nel gennaio dello stesso anno – con 158 voti su 286 votanti, a cui tenevano testa i socialisti con 95 voti, mentre i moderati ottennero 29 voti. [221]

__________________________________________________________________________

[219]  Ibidem, p. 274. Le elezioni videro anche a Como una grande affermazione del Partito Socialista e di quello Popolare, con 4 candidati eletti per ciascuno, 3 invece per i liberal –democratici.
[220]  ACBr, cart. 822, Elezioni politiche dal 1899 al 1921. Brenna faceva parte del collegio elettorale Como- Sondrio, sezione 122.
[221]  Ibidem, gli elettori iscritti erano 373, votanti 286. Questi i voti di preferenza validi: lista Scudo Crociato (Partito Popolare): Padulli Giulio (135), Baranzini Arturo (10), Caccia Domenico Ambrogio (5), Ferrario Giuseppe (24), Grandi Achille (136), Jacini Stefano (29), Mambretti Giulio (17), Martinelli Abbondio (15), Merizzi Giovanni (10), Stucchi Prinetti Luigi (21); lista Stella d’Italia: Marcora Giuseppe (3), Cermenati Mario (3), Venino Pier Gaetano (4 più 4 voti aggiunti validi), Da Grandi Silvio (5), Crivelli Vitaliano (27 più 1 aggiunto); Lista Falce e Martello (socialisti): Roncoroni Saverio (66), Spagnoli Antonio (1), Momigliano Riccardo (65), Ghezzi Ernesto (64)
___________________________________________________________________________

Intanto sulla scena politica nazionale aveva fatto la sua comparsa il movimento fascista guidato dall’ex socialista rivoluzionario Benito Mussolini, che nel marzo del 1919 aveva fondato a Milano i Fasci di combattimento, come forza di opposizione ai due partiti di massa, in particolare il Partito Socialista, contro il quale saranno rivolte le violente azioni delle squadrismo fascista.

L’anno successivo, il 26 settembre, ebbero luogo le elezioni amministrative per l’elezione di 4 consiglieri provinciali e per il rinnovo dei Consiglio comunali [222].

Il 3 ottobre, poco prima della sicura riconferma alla carica di sindaco, moriva il nobile Alessandro Perego, che i brennesi avevano rieletto a consigliere “con votazione plebiscitaria”. [223]

Il nuovo Consiglio comunale, riunitosi il 22 ottobre, nominò alla carica di sindaco per il quadriennio 1920 –24 Vincenzo Ballabio. [224]

___________________________________________________________________________
[222]  Como e la sua Storia, cit., pp. 274, 275. A Como i socialisti conquistarono la maggioranza assoluta del Consiglio comunale e anche di quello provinciale, provocando la reazione dura dei fascisti che assaltarono il Municipio bruciando le bandiere rosse esposte.
[223]  Brenna, una perdita rimpianta, in Corriere delle Prealpi, 27 ottobre 1920.
[224]  ACBr, Registro deliberazioni del Consiglio comunale di Brenna dal 3 ottobre 1902 al 16 maggio 1916, Verbale di deliberazione del Consiglio comunale nella seduta straordinaria del 22 ottobre 1920. Il primo Consiglio comunale del dopoguerra era così formato: sindaco Vincenzo Ballabio, assessori effettivi: Corti Federico, Corbetta Ernesto; assessori supplenti: Colombo Ernesto, Colombo Enrico; consiglieri: Amati Federico, Ballabio Attilio, Ballabio Fortunato, Ballabio Luigi, Compostori Ernesto, Colombo Antonio, Consonni Andrea, Consonni, Frigerio Enrico.
___________________________________________________________________________

Nel maggio del 1921, dopo la caduta del Governo Giolitti, furono indette nuove elezioni politiche a cui partecipò anche il neonato Partito Comunista d’Italia [225].

Nei mesi precedenti il clima politico generale si era surriscaldato, mentre continuavano le azioni violente dello squadrismo fascista, guardato con simpatia dall’opinione pubblica moderata, come baluardo contro l’avanzata socialista.

Brenna risentiva della tensione sociale generale.

Nel Liber Chronicus si fa cenno a conferenze socialiste contrapposte a quelle dei popolari e ad un episodio accaduto la notte antecedente le elezioni allorché “un gruppo di fegatosi sotto le finestre del Parroco gridarono: abbasso i preti, non li vogliamo più” [226].

In paese il risultato premiò ancora una volta il Partito Popolare che ottenne 140 voti, ma altrettanto numerosi (113) furono i voti attribuiti ai “Socialisti unitari”.

Il “Blocco Nazionale (formato da liberali, democratici, radicali e fascisti) ottenne 53 voti, i comunisti un solo voto (4 i voti nulli) [227].

Nel comasco i due partiti di massa riuscirono a conservare le posizioni conquistate nelle consultazioni del 1919 (i socialisti, però, persero dei voti a favore dei comunisti), mentre i fascisti erano riusciti a raccogliere i voti dei comaschi moderati, pur proponendo un solo candidato.  [228]

A novembre il movimento fascista si trasformò in Partito Nazional Fascista, ponendo le premesse per la conquista del potere che avvenne di fatto nell’ottobre del 1922, con la marcia su Roma, dopo lo sciopero generale nazionale proclamato dalle organizzazioni sindacali alla metà di luglio e l’intensificarsi delle violenze fasciste (devastazioni e incendi di Camere del Lavoro, cooperative e circoli operai, ferimenti e uccisioni) tollerate dalle forze di polizia.

Si trattò di un colpo di stato in piena regola a cui la “monarchia e ciò che restava dello Stato liberale non seppero o non vollero opporre resistenza, e anzi il re conferì a Mussolini l’incarico di formare un nuovo governo”  [229].

___________________________________________________________________________

[225]  Il Partito si costituì a Livorno il 21 gennaio 1921 sulla base di una scissione a sinistra del Partito Socialista.
[226]  APBr, Liber Chronicus, p. 23
[227]  ACBr,cart. 822, Elezioni politiche dal 1899 al 1921. Su 370 iscritti i votanti furono 311. Questi furono i voti di preferenza validi: Lista Stella e Fascio Littorio (Blocco Nazionale): Venino (50 più 9 voti aggiunti), Rebuschini (5 più 4 aggiunti), Ostinelli (11), Rovelli (1), Sala (5), Rubini (un voto aggiunto). Lista Scudo Crociato (Partito Popolare): Padulli (115), Stucchi Prinetti ( 112), Ferrario (91), Jacini (24), Baranzini (1). Lista Falce martello e libro (Socialisti unitari): Beltramini (84), Momigliano (80), Spagnoli (82 più un voto aggiunto), Noseda (27 più un voto aggiunto), Cariboni (1). Lista Falce martello e spiga: nessuno.
[228] Como e la sua storia, cit., p.275
[229]  Marco Pippione, Dall’Unità alla Repubblica, in Como e il suo territorio, a cura di G.Rumi, V. Vercelloni, A. Cova, Cariplo, Milano 1995, p. 94. L’ascesa al potere di Mussolini fu indubbiamente favorita da una situazione politica generale che stava cambiando “con l’attività parlamentare bloccata dalle reciproche diffidenze (…), un governo impotente e quasi paralizzato e il massimalismo trionfante nella classe operaia”.
___________________________________________________________________________

Una volta conquistato il potere, il fascismo inizierà quel lento ma progressivo lavoro di smantellamento dello Stato liberale per un nuovo ordine politico-istituzionale che assumerà a pieno titolo il carattere di regime.

 

 

Comments are closed.