S7 – dal 1924 al 1945

S7 – dal 1924 al 1945

Scritto di ELENA D’AMBROSIO
( integrazioni di Dino Ballabio)

DALL’AVVENTO DEL FASCISMO ALLA RICOSTRUZIONE

Il ventennio fascista

Dopo l’incarico conferito a Mussolini di formare un nuovo governo, mentre a Como e in altre località della provincia le camice nere lariane occuparono, senza trovare alcuna resistenza, gli edifici pubblici più importanti, paralizzandone l’attività e mettendo in crisi il governo locale [230], a Brenna l’Amministrazione municipale uscì indenne da questa bufera politica.

Alle elezioni indette nell’aprile del 1924 il successo del “listone” governativo (fascisti, nazionalisti, monarchici, liberali, ex popolari ed ex combattenti), pur ottenendo a livello nazionale il 65% dei voti, non fu plebiscitario.

Nella circoscrizione elettorale Como- Sondrio si registrò un forte astensionismo (60.000 astenuti a cui si aggiungevano 13.000 schede nulle) e furono le opposizioni, anche se divise, a raccogliere il maggior numero di voti [231].

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[230]  Como e il suo territorio, cit., p. 94. A Como i fascisti occuparono Prefettura. Questura e Poste, ma solo davanti alla Prefettura fu sparato qualche colpo d’arma da fuoco. A dicembre Sindaco e Giunta socialista dovettero rassegnare le dimissioni, lasciando l’Amministrazione della città nelle mani di un commissario prefettizio.
[231]  Ibidem, p. 95. Il “listone” fascista ottenne 51.000 voti contro i quasi 30.000 suffragi dei popolari e i 42.000 dei social –comunisti nella loro totalità (14.362 voti ai socialisti unitari, 6.453 voti ai comunisti, 21.164 voti ai socialisti massimalisti); i repubblicani ebbero 1.362 voti, l’opposizione costituzionale 828 voti, i contadini 3.044 voti.
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Il comune di Brenna rappresentò un caso abbastanza significativo, insieme ad altri paesi della Brianza, poiché si ebbe, una vera e propria affermazione dei partiti di sinistra.

Il “listone” fascista ottenne, infatti, solo 58 voti contro i 71 voti raccolti dai popolari, 87 suffragi ottenuti dai socialisti massimalisti, 25 dai socialisti unitari e 32 dai comunisti, che nelle passate elezioni avevano realizzato un solo voto. In totale le sole forze dell’opposizione di sinistra avevano raccolto 144 voti [232].

Con le “leggi fascistissime” promulgate nel biennio 1925-26 – dopo il delitto Matteotti e la conseguente secessione dell’Aventino [233] che avevano messo in seria discussione la saldezza del fascismo – ebbe inizio la dittatura.

Vennero soppresse tutte le libertà politiche e civili, sciolti i partiti, tranne naturalmente quello fascista, e le organizzazioni sindacali, dichiarati decaduti i deputati aventiniani.

Furono annullati i passaporti, negato il diritto di sciopero, limitata la libertà di stampa con la chiusura dei giornali d’opposizione [234].

Vennero inoltre abolite le amministrazioni locali elettive e introdotta la figura del podestà di nomina governativa [235].

La fascistizzazione integrale della società procedeva a ritmo accelerato con l’inquadramento della gioventù nell’Opera Nazionale Balilla (ONB) e nei Gruppi Universitari Fascisti (GUF), con la creazione dell’Opera Nazionale Dopolavoro (OND) e dell’Opera Nazionale Maternità e Infanzia (ONMI), con l’istituzione delle organizzazioni sindacali fasciste.

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[232]  Le votazioni nei paesi del circondario di Como, in La Provincia di Como, 8 aprile 1924. Le altre liste avevano ottenuto pochissimi voti: 3 voti la lista ]dei Contadini, 1 voto la lista dei Repubblicani e 2 voti la “ Democratica opposizione”
[233]  In parlamento i gruppi di opposizione che si schierarono contro il governo fascista in seguito all’assassinio di Matteotti, in segno di protesta non parteciparono più ai lavori parlamentari. Le “ leggi fascistissime” iniziarono ad essere introdotte dopo il discorso pronunciato da Mussolini alla Camera il 3 gennaio 1925 in cui si assunse ogni responsabilità politica, morale e storica di quanto avvenuto.
[234]  Fu, inoltre, istituito il confino di polizia e ripristinata la pena di morte per i reati politici (in pratica contro gli oppositori). Nel 1927 fu creato il Tribunale Speciale per la Difesa dello Stato con il medesimo intento.
[235]  Sul piano costituzionale con la legge 24 dicembre 1925 fu introdotta la figura del Capo del Governo. Distinto dal ministero, non più responsabile d fronte al Parlamento e revocabile solo dal Re. Al capo del governo spettava la facoltà di emanare norme giuridiche senza che fosse necessaria l’approvazione del parlamento (si pose, così, fine alla libera discussione parlamentare). I poteri legislativi ed esecutivi passarono di fatto a Mussolini.
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22 ottobre 1920
Membri Consiglio Comunale

Sindaco                            :   Ballabio Vincenzo di Cesare
Assessore Effettivo     :   Corti Federico
Assessore Effettivo     :   Corbetta Ernesto
Assessore Supplente  :   Colombo Ernesto
Assessore Supplente  :   Colombo Enrico
Consigliere                     :   Amati Federico
                                                 Ballabio Attilio
                                                 Ballabio Fortunato
                                                 Ballabio Luigi
                                                Campostori Ernesto
                                                Colombo Antonio
                                                Consonni Andrea
                                                Consonni Angelo
                                                Frigerio Enrico
                                                Nob. Perego di Cremnago Alessandro
Segretario                     :   Consonni Carlo
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Il Consiglio comunale di Brenna restò in carica ancora per tutto il 1925, e proprio alla fine dell’anno il Comune aderì alla cosiddetta sottoscrizione Pro Dollaro, promossa dal Governo per saldare il debito di guerra che l’Italia aveva contratto con gli Stati Uniti, versando L. 50 a cui si aggiunsero L. 25 donate dal sindaco Vincenzo Ballabio.

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5 luglio 1925
“Corriere delle Prealpi”

Spaventosa grandinata.
Verso le 17 si è scatenato uno spaventoso temporale accompagnato da una fortissima grandinata che ha danneggiato gravemente la campagna, frantumando anche una buona parte delle tegole, specialmente alle frazioni di Pozzolo e Cascina Merone.

I chicchi erano di una grossezza straordinaria, basti dire che ne fu raccolto uno che pesava più di 1 Kg.

A memoria d’uomo e degli abitanti più vecchi del paese non si ricorda una grandinata simile.

Il temporale ha infuriato su una vasta zona particolarmente della Brianza da Cantù a Missaglia e una lunghezza di 7/8 km.
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Con il concorso delle scuole e dei privati cittadini ed enti al 1 dicembre si erano raccolte L. 450, un buon risultato “in proporzione al numero degli abitanti e alle loro modeste condizioni” [236].

L’ultima deliberazione del Consiglio comunale brennese, prima del suo scioglimento, è datata 8 aprile 1926 [237].

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[236]  La sottoscrizione Pro Dollaro a Brenna, in Corriere delle Prealpi, 1 dicembre 1925.
[237]  ACBr, Registro delle deliberazioni dal 6 ottobre 1916 al 14 febbraio 1928.
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A luglio, a Como, nel salone del Broletto ebbe luogo l’investitura di tutti i podestà della Provincia.

Fu designato quale podestà di Brenna (ma anche di Alzate) l’avvocato Virgilio Dadea di Cantù [238].

Il 22 luglio, dopo un giro in paese durante il quale fece visita alla scuola, “prese possesso dell’ufficio” [239].

L’insediamento ufficiale si svolse il 25 luglio con un ricevimento in Municipio e discorso di circostanza alla popolazione [240].

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[238]  Oggi a Como nello storico salone del Broletto verranno insediati i Podestà della nostra Provincia, in Corriere delle Prealpi, 11-13 luglio 1926.
[239]  Ibidem, L’insediamento e le prime opere dei podestà, 22 luglio 1926.
[240]  Ibidem, Brenna, l’insediamento ufficiale del podestà, 31 luglio 1926.
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La sua prima deliberazione fu presa esattamente un mese più tardi e riguardava la necessità di cambiare la pompa esistente nel pozzo di Pozzolo [241].
Dadea portò a compimento il progetto di ampliamento del Cimitero – che prevedeva anche la sistemazione della camera mortuaria e la costruzione di una cappella ossario- deciso dal destituito Consiglio comunale nelle sedute del 28 ottobre 1923 e del 28 giugno 1925 [242]
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[241]  Registro delle Deliberazioni del Consiglio comunale dal 6 ottobre 1916 al 14 settembre 1928, Verbale di deliberazione presa nel giorno 25 agosto 1926 dal Podestà.: “Veduta la relazione del dott. Pernigotti, nella quale fa presente che la pompa del pozzo comunale dà un quantitativo minimo d’acqua che non è sufficiente per i bisogni della popolazione, considerato che il pozzo stesso è l’unica sorgente esistente nel maggior centro del paese e che serve anche ad alimentare il pubblico lavatoio, il Podestà ritenuta l’opportunità di un provvedimento urgente delibera di affidare all’idraulico Pastorelli di Buccinigo l’incarico di sostituire una pompa di maggior portata a quella attuale (…). La spesa sarà in parte sopportata dal Comune e in parte dalle famiglie che hanno dimora nel maggior centro dell’abitato”.
[242]  ACBr, Registro delle deliberazioni del Consiglio comunale dal 6 ottobre 1916 al 14 settembre 1928. Nella seduta dell’ottobre 1923 il Consiglio era giunto alla determinazione di ampliare il Cimitero poiché esso aveva un’area molto inferiore (mq 750) di quella prescritta dalla legge (mq. 1500) in base alla statistica delle inumazioni fatte durante il decennio precedente. Inoltre occorreva soprattutto sistemare la camera mortuaria “in cattive condizioni statiche essendo assai screpolata e cadente”. Il Consiglio comunale nella riunione straordinaria del 28 giugno 1925 approvò a pieni voti il progetto predisposto dall’ing. Fausto Colombo di Cantù decidendo di far fronte alle spese (il preventivo era di L. 29044,52) mediante l’assunzione di un prestito di L. 30.000 dalla Cassa Depositi e Prestiti e “di far le pratiche per ottenere un mutuo provvisorio dalla Cassa di Risparmio delle Provincie Lombarde di Milano sul fondo beneficenza, oppure da qualche privato e da restituire non appena la Cassa Depositi e Prestiti avrà corrisposto il mutuo di L. 30.000; di provvedere all’appalto delle opere mediante asta pubblica”.

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La progettazione delle opere, affidata all’ing. Fausto Colombo di Cantù [243], venne approvata dal Prefetto nel febbraio dell’anno successivo [244] e i lavori appaltati a Luigi Ballabio di Cremnago, iniziarono nel giugno 1927 [245].

Fu occupato per l’ampliamento un terreno attiguo di mq. 875.29 di proprietà degli eredi Perego [246].

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[243]  ACBr, scat. 849, Progetto di ampliamento e di sistemazione del cimitero comunale a firma dell’ing. .Fausto Colombo, Cantù 1 giugno 1925. Il progetto prevedeva la formazione di nuovi campi di inumazione in aggiunta a quelli esistenti, con conseguente demolizione di un tratto del muro di cinta e ricostruzione del nuovo muro e, oltre alla sistemazione della camera mortuaria, l’erezione di una nuova cappella (quella esistente era in rovina) da collocarsi sopra l’ossario, che, in base al regolamento di polizia mortuaria e su espressa richiesta della Commissione Tecnico Sanitaria, doveva essere obbligatoriamente costruito. Nel preventivo stimato complessivamente in L. 29044,52 non erano comprese le spese occorrenti per la demolizione del tratto di cinta muraria e dei resti della cappella esistente.
[244]  Ibidem, Decreto prefettizio, Como 14 febbraio 1926. Il progetto era già stato approvato dalla Giunta Provinciale Amministrativa.
[245]  Ibidem, Ampliamento del Cimitero di Brenna, verbale di consegna dei lavori, Brenna 18 giugno 1927.
[246]  Ibidem. Questa volta non si trattò di una donazione. Tuttavia non si provvide subito a deliberare l’acquisto del terreno né a redigere il contratto relativo. L’acquisto fu regolarizzato con gli eredi del defunto sindaco, Ercole e Luisa, nel 1937 –38 come risulta da una serie di documenti conservati nel faldone, tra cui una lettera inviata dal Comune di Brenna all’Amministrazione degli Eredi Perego il 30 luglio 1937: “Questo Ufficio ha provveduto a redigere la necessaria deliberazione per la stipulazione del contratto d’acquisto da parte del Comune, del terreno occorso per l’ampliamento del cimitero e per il pagamento del corrispondente prezzo che resta stabilito in L. 2188 come da precedente corrispondenza in data 13 gennaio 1934 di codesta Spett. Amministrazione”. Dopo l’approvazione da parte della Prefettura, l’atto d’acquisto fu rogato dal notaio dott. Cesare Bernasconi De Luca il 18 febbraio 1938. Il mese successivo fu deliberata la “liquidazione spese e competenze dovute al notaio” in L. 540.
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Poiché non era stato ancora realizzato un monumento in ricordo dei Caduti di guerra [247] nella cappella – ossario, su suggerimento del parroco, vennero collocate lastre di marmo con ritratti e i nomi dei Caduti brennesi [248]. Questa sorta di cappella votiva con lapide interna dedicata ai caduti del paese, fu inaugurata il 25 novembre 1928 alla presenza del Prefetto della Provincia, Canuto Rizzatti, del Segretario provinciale del Partito Nazional Fascista Alessandro Tarabini e di altre autorità. Dalle pagine del quotidiano “La Provincia di Como” apprendiamo che in quell’occasione venne scoperta e benedetta un’altra lapide dedicata ai Caduti posta nel centro del paese, e furono anche inaugurati la sede del Fascio locale e i nuovi gagliardetti dei balilla e delle piccole italiane [249].

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[247]  Intorno agli anni Venti, ma anche oltre, in tutti i paesi furono realizzati monumenti dedicati ai Caduti di guerra e lapidi commemorative, con un susseguirsi di inaugurazioni, che avevano un grande richiamo sui quotidiani locali, a cui partecipavano le principali autorità provinciali.
[248]  APBr, Liber Chronicus, p.28. Secondo quanto è qui riportato, il podestà avv. Dadea avrebbe voluto porre nel cortile della scuola una statua “ricordante il fante italiano”. Il parroco lo convinse a optare per un monumento “eminentemente religioso” che sarebbe stato accettato da tutti. Il religioso sostenne le spese per l’Altare, per “il lavoro di marmo rappresentante la Madonna Addolorata con ai piedi Gesù morto e per le lastre di marmo portanti i ritratti e i nomi dei caduti di guerra”, in tutto L. 6.000.
[249]  Come Brenna ha onorato i suoi Caduti, in La Provincia di Como, 28 novembre 1928.
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Dadea rimase in carica fino all’ottobre del 1930 allorché – non se ne conosce il motivo- rassegnò le dimissioni e fu sostituito da Giuseppe Baragiola designato, il 22 ottobre, quale Commissario prefettizio “per la straordinaria amministrazione del Comune” [250].

Con decreto reale del 16 marzo 1931 venne nominato podestà del comune di Brenna, mantenendo questo incarico a lungo, fino al novembre 1943 [251].

Nel 1929 venne istituito un Consorzio per il servizio di segreteria fra i comuni di Brenna e Alzate Brianza retto dall’inesauribile Carlo Consonni [252], ma per poco tempo ancora.

Infatti due anni dopo il Consonni presentò l’istanza per ottenere il collocamento a riposo “avendo raggiunto l’età di 71 anni” , con oltre quarant’anni di servizio (dal 1885) [253].

Il podestà Baragiola decise di assegnare al vecchio segretario una pensione di L. 300 mensili (L. 100 a carico del comune di Brenna e L. 200 a carico del comune di Alzate) per i tanti anni di “coscienzioso e onesto lavoro” [254].

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[250]  ACBr, cart. 806, Amministrazione 1918-1934, lettera del Prefetto di Como al Podestà Dadea, Como 18 ottobre 1930
[251]  Ibidem, Attestato del Prefetto, Como 5 dicembre 1932. Per tutto il periodo del suo mandato nelle deliberazioni e negli atti in genere si firma a volte come podestà e altre volte come Commissario Prefettizio.
[252]  Ibidem, Decreto prefettizio di nomina del Consonni a segretario del Consorzio, Como 21 dicembre 1929.
[253]  Ibidem, Istanza presentata dal Consonni al Prefetto, datata 12 giugno 1931.
[254]  ACBr, Registro delle deliberazioni dal 1929 al 18 maggio 1933, Verbale di deliberazione presa dal podestà Baragiola nel giorno 30 ottobre 1931. Assegno di pensione all’ex segretario Carlo Consonni. In questa deliberazione traccia un quadro della sua persona e dell’opera svolta: “(…). Consonni non ha avuto alcun aiuto avendo da solo sempre prestata l’opera propria per il disimpegno delle molteplici incombenze dell’Ufficio Comunale, così durante l’affannoso periodo bellico come nel burrascoso Dopoguerra e ciò anche e specialmente per profondo sentimento di civismo (…), per elevato senso di italianità considerato che questi suoi nobili sentimenti hanno portato ai prefati Comuni (Brenna e Alzate Brianza) e per molti anni un vantaggio tangibile e non indifferente con grave sacrificio e tempo di lavoro (…). E’ giusto riconoscere oggi la prelodata opera del segretario e dare a lui che, dopo tanti anni di coscienzioso e onesto lavoro chiede di essere messo a riposo, i mezzi onde questo riposo abbia a essere veramente tale”.
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La segreteria fu provvisoriamente assunta dal segretario comunale di Rovi (Rovello Porro) dott. Ezio Crola, sostituito nel febbraio 1932 dal rag. Cesare Tarabini, fratello dell’ex segretario provinciale del Partito Nazional Fascista e Luogotenente della Milizia, Alessandro.

Nello stesso tempo si nominò uno “scritturale” consorziale (una sorta di applicato) nella persona di Angelo Corbetta, con l’obbligo di mezza giornata di lavoro nell’Ufficio municipale di Brenna [255].

Al 28 novembre 1936 l’organico del Comune era composto dal segretario comunale Antonio Giordano (al posto del Tarabini), dal messo Enrico Arnaboldi, in servizio dal 1918 in procinto di godersi la meritata pensione, dalla “scrivana” Maddalena Arrigoni sostituta di Angelo Corbetta che aveva lasciato l’incarico nel 1935 “per raggiunti limiti di età”, dal seppellitore Leopoldo Nespoli, dal medico condotto dott. Emilio Cantù, dal veterinario dott. Alfredo Bersani e dalla levatrice Teodolinda Gandola [256].

Il Nespoli, il dott. Cantù e il veterinario Bersani saranno ancora in servizio negli anni Quaranta mentre la levatrice Gandola sarà sostituita da Anna Maria Tonghini.

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[255]  Ibidem, Nomina di uno scritturale consorziale.
[256]  ACBr, Registro delle deliberazioni, deliberazione podestarile del 28 novembre 1936. Pagamento competenze impiegati comunali. Il segretario, l’applicata, il medico condotto, la levatrice e il veterinario erano consorziali.
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La sede del Municipio fu spostata al 1° piano della parte di nuova costruzione dell’edificio scolastico, sottoposto ad ampliamento e inaugurato il 18 ottobre 1936 – come meglio vedremo nel capitolo dedicato alla scuola – e comprendeva: l’ufficio di segreteria, lo studio del podestà, e l’archivio comunale.

L’acquisto di una macchina da scrivere “Olivetti” aveva reso “più facile e snello il crescente lavoro d’ufficio” [257].

Con il pensionamento dell’Arnaboldi il suo posto venne provvisoriamente assunto da Salvatore Giordano ( precedentemente alle dipendenze del Comune di Cantù come impiegato straordinario addetto all’ufficio municipale d’igiene  [258] ) successivamente confermato con la qualifica di messo-guardia scrivano (svolgeva anche il servizio di bidello delle scuole) [259].

Un altro avvicendamento nel personale era intervenuto all’inizio del 1937 con la nomina del nuovo segretario comunale Pasquale Melillo [260].

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[257]  Ibidem, deliberazione podestarile del 5 gennaio 1937. La macchina da scrivere “di occasione” fu acquistata dalla ditta Zanetti di Como al prezzo di 900 lire, rateizzando il pagamento in due anni.
[258]  ACBr, cart.844, Certificazione del Commissario prefettizio di Cantù: “Il sig. Giordano, residente a Como, ha prestato servizio alle dipendenze di questo Comune quale impiegato straordinario addetto all’Ufficio municipale d’igiene dal 1 agosto al 31 ottobre 1936”.
[259] Ibidem, Estratto del Registro delle deliberazioni podestarili del 7 giugno 1939. E’ in pratica la nomina definitiva del Giordano che era stato assunto per un periodo di prova di due anni, dopo il concorso per il posto di messo-guardia scrivano del 25 giugno 1937.
[260]  ACBr, cart.829, Pubblica Sicurezza 1921-1944. Dal comune di Brenna al Maresciallo RR.CC. di Mariano Comense in risposta alla richiesta di sapere le generalità del segretario comunale (…), Brenna 23 ottobre 1938.
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L’anno precedente, a gennaio, il podestà, avute le autorizzazioni necessarie, aveva appaltata per un triennio la gestione delle imposte di consumo di Brenna alla locale sezione dei Combattenti – sorta in questi anni – che aveva appositamente costituito una Società Anonima Cooperativa [261].

Anche a Brenna erano sorti i Comitati locali delle diverse organizzazioni fasciste.

Il Fascio locale era guidato da Virgilio Mascheroni, presidente anche del Dopolavoro comunale, che nel 1928 aveva preso il posto del disciolto Circolo cooperativo vinicolo S. Gaetano [262]; in quest’ultima veste nell’ottobre del 1932 aveva ricevuto un forte “richiamo” dal presidente provinciale dell’OND, “per gli abusi – si legge nella lettera – già altra volta avvisati, specie per quanto riguarda l’arbitraria protrazione dell’orario di chiusura dello spaccio bevande annesso alla sede e per quanto riguarda l’ammissione nella stessa sede di elementi non iscritti al Sodalizio” [263].

Oltre alla presenza dei Comitati comunali dell’ONMI e dell’ONB – di quest’ultima parleremo nel capitolo dedicato alla scuola – era stata costituita nei primi anni Trenta, con l’aggravarsi della crisi economica seguita al crollo, nell’ottobre 1929, della borsa americana, una sezione locale dell’Ente Opere Assistenziali (EOA), che alla metà del 1937 sarà sostituita dall’Ente Comunale di Assistenza (ECA) [264].

Il Comune era obbligato a versare in favore di tutti questi organismi regolari sussidi che non potevano certo raggiungere grosse cifre, in relazione alle ridotte risorse finanziarie, e dava il proprio contributo a tutte le campagne e iniziative promosse dal regime [265].

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[261]  ACBr. Registro delle deliberazioni, deliberazione podestarile del 25 gennaio 1936 in cui viene approvato il capitolato d’appalto. La Società Anonima Cooperativa di Brenna per la Gestione delle Imposte di Consumo del Comune di Brenna si era costituita “con atto 20 dicembre 1935 n.10292 di repertorio, a rogito del notaio dr. Ernesto De Bernardi di Cantù. Era stato nominato, come rappresentante della Società, Carlo Colombo. La Società si sciolse il 31 dicembre 1938. Dal 1 gennaio 1939 questo servizio fu appaltato alla Ditta Ferdinando Buonaccorsi Soc. Anonima gestioni tributarie di Roma.
[262]  NOTA
[263]  ACBr, cart.806, Amministrazione 1918-1934, lettera del presidente provinciale dell’OND al presidente del Dopolavoro comunale di Brenna, Como 8 ottobre 1932. “Mi risulta – continua il presidente provinciale nella lettera – inoltre che il servizio di refettorio, stato autorizzato a codesto Dopolavoro con norme e limitazione precise, per cui esso doveva servire unicamente come forma di assistenza ai soci di codesto Dopolavoro che lavorano a Brenna ma risiedono fuori Comune, viene qualche volta trasformato in funzione di vera e propria trattoria, così che ancora recentemente una comitiva dopolavoristica di un altro Comune ha avuto servizio da codesto Dopolavoro il pranzo a mezzogiorno. Desidero che gli inconvenienti su accennati abbiano a cessare immediatamente, in quanto essi costituiscono offesa ai giusti diritti degli utenti locali e falsificazione degli scopi e delle funzioni proprie del Dopolavoro (…)”.
[264]  L’EOA era presieduto dal segretario del fascio e composto dagli appartenenti al Comitato dell’ONMI e dal presidente della Congregazione di Carità. L’assistenza assumeva principalmente la forma della distribuzione di buoni alimentari, insieme all’assistenza medica e alla fornitura gratuita di medicinali o all’elargizione di sussidi per il ricovero di disoccupati ammalati nei luoghi di cura.
[265]  In ossequio, ad esempio, alle direttive del governo, impegnato nella battaglia per l’incremento demografico, ogni anno venivano distribuiti nella Giornata della Madre e del Bambino, il 23 dicembre, premi di nuzialità e natalità. I primi venivano consegnati alle coppie di sposi “più giovani e più bisognosi”, i secondi erano devoluti alle madri più prolifiche, che comunque avevano già a carico un minimo di tre figli e ne aspettavano o ne avevano appena avuto un altro.
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Nel generale clima di fervore costruttivo, che aveva in origine la necessità di far fronte al problema costituito dalla enorme massa di disoccupati che la crisi economica aveva prodotta, anche a Brenna furono promosse una serie di iniziative nel campo delle opere pubbliche.

Fu data assoluta priorità al problema dell’approvvigionamento idrico, da sempre il tasto dolente dell’Amministrazione, con la costruzione e ampliamento dell’acquedotto comunale e diramazione alla frazione di Pozzolo.

Alla fine del 1932 si era, infatti, posto il problema di fornire di acqua potabile la popolosa frazione di Pozzolo (Inferiore e Superiore) poiché nel pozzo comunale ivi costruito trent’anni prima, si erano riscontrate in diversi punti delle infiltrazioni di acqua superficiale che inquinavano l’acqua del pozzo, come avevano del resto evidenziato le analisi di laboratorio.

Scartata l’ipotesi di sistemare il vecchio pozzo per la forte spesa occorrente, si giunse alla determinazione “di portare l’acqua mediante una conduttura d’acciaio dal pozzo in funzione a Brenna”, in base al progetto compilato dal tecnico del Comune ing. Giovanni Veronesi che prevedeva un costo totale di 43.000 mila lire comprensive di una nuova e più moderna pompa a motore per il pozzo di Brenna e di eventuali “imprevisti”[266].

Il podestà per far fronte alla spesa, aveva deciso di accendere un mutuo di L. 35.000 con la Cassa di Risparmio delle Provincie Lombarde [267].

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[266]  ACBr, cart. 856, Acquedotto comunale, acquedotto di Brenna, diramazione per Pozzolo, Relazione, Como 25 ottobre 1932. La distribuzione dell’acqua sarebbe stata fatta “mediante due fontanelle da collocarsi in Pozzolo Superiore e Inferiore”. Era prevista anche la collocazioni di due idranti stradali a Brenna e Pozzolo.
[267]  Ibidem, Estratto del Registro delle deliberazioni, diramazione acqua potabile per la frazione di Pozzolo, 16 dicembre 1932. In origine il mutuo contratto con la Cassa di Risparmio delle Provincie Lombarde doveva servire per finanziare i lavori di ampliamento dell’edificio scolastico, ma questo progetto fu rimandato di fronte all’urgenza di realizzare quest’opera “onde evitare qualsiasi probabile infezione tra la popolazione della Frazione”.
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 L’appalto fu affidato alla ditta Giuseppe Negri di Alzate Brianza.

Una volta ottenute le varie autorizzazioni, l’opera fu iniziata il 27 marzo 1934 e terminata dopo tre mesi con l’impiego di 35 operai. In seguito si dovette, naturalmente, provvedere alla selciatura delle strade interne danneggiate dalla posa delle tubazioni [268].

Durante i lavori si rese necessario sistemare e ingrandire il piccolo serbatoio esistente a Brenna “allo scopo di poter avere una maggiore riserva d’acqua per la regolare distribuzione alla frazione di Pozzolo” [269].

Vennero eseguiti altri lavori “per il proseguimento dell’acquedotto comunale” dalla tubazione principale alla strada per Alzate onde approvvigionare altre zone del paese [270].

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[268]  ACBr, Registro delle deliberazioni, deliberazione podestarile del 20 novembre 1934. La manodopera impiegata era formata da 10 operai e scat. 852, fasc. Corrispondenza 1936-1935, Verbale della visita di ricognizione circa lo stato di manutenzione delle strade comunali, Como 21 maggio 1934. In questo fascicolo si trova anche un elenco, datato 1926, delle strade comunali: strade interne dell’abitato, strada di Alzate, strada di Cantù, strada interna di Olgelasca, strada al confine di Cremnago, strada detta di Pozzolo, strade interne di Pozzolo, strada al confine di Carugo
[269]  ACBr, Acquedotto Comunale, liquidazione lavori per la costruzione dell’acquedotto comunale, relazione dell’ing. Giovanni Veronesi direttore dei lavori, Como, 15 giugno 1935
[270]  Ibidem, lettera del podestà di Brenna al Prefetto, Brenna 24 gennaio 1938. La spesa dell’opera ascendeva a L. 4668.Il podestà in questa lettera si lamentava per non avere ancora ottenuto il contributo spettante ai proprietari dei fabbricati serviti, chiedendo al Prefetto i provvedimenti da adottare.

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Tuttavia nonostante questo importante passo in avanti sulla strada del progresso – anche se rimanevano ancora escluse dal servizio Olgelasca, dove esisteva da molto tempo un pozzo privato con acqua non propriamente potabile, la Cascina Meroni, Borlasco e Borlaschetto – al gennaio 1938 gli abbonati al servizio di distribuzione acqua potabile risultavano essere solo 11, ed erano in particolare alcuni proprietari di esercizi pubblici del paese [271].

La maggior parte della popolazione utilizzava ancora la fontana pubblica o le vasche di raccolta dell’acqua piovana esistenti nelle corti.

Questa “resistenza” all’innovazione era dovuta ad una vera e propria “diffidenza” verso un servizio che, a quanto pare, lasciava molto a desiderare.

L’acqua non arrivava nemmeno al primo piano di ogni casa, al secondo era addirittura impossibile e spesso veniva a mancare del tutto, a causa dei guasti al motore elettrico impiegato per il sollevamento dell’acqua.

Con presupposti del genere i brennesi non erano certo disposti a versare una lira per l’abbonamento e le spese del consumo.

Questa situazione aveva suscitato una sorta di malcontento, come risulta da alcune lettere inviate dal Prefetto al podestà Baragiola dove si accenna a una non meglio specificata “manifestazione” verificatasi in paese l’11 giugno 1937 a causa proprio dell’approvvigionamento di acqua potabile “poiché l’acquedotto – afferma l’autorità – si è risolto in una delusione” [272].

Alla fine si giunse alla soluzione di impiantare una nuova pompa “e di trasformare il galleggiante con automatico a pressione per far sì che l’acqua arrivi anche ai piani superiori di tutti i fabbricati” [273].

Nel frattempo con due deliberazioni del gennaio e marzo 1938 si obbligarono tutti i proprietari di casa “a provvedere all’installazione di presa dell’acqua potabile a tutte le loro proprietà, mediante attacco alle tubazioni principali dell’acquedotto comunale e di regolare il consumo dell’acqua con apposito contatore, ponendo a carico dei proprietari il pagamento del consumo stesso in base alla tariffa in vigore, con diritto ai predetti di rivalersi sui loro inquilini” [274].

Non tutti però si adeguarono subito all’ordine perentorio.

I più indomiti furono gli abitanti di una delle due cascine della frazione di Pozzolo Superiore che nel 1939 passarono all’azione rompendo più volte il rubinetto dell’acqua, “causando in tal modo – leggiamo in un rapporto della guardia comunale Salvatore Giordano al podestà – un inutile consumo con grave danno di questa amministrazione” [275].

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[271]  Ibidem, Comune di Brenna, Elenco utenti: “Stabilimento Mauri Pietro, Torcitura della seta; Amati Natale, spaccio OND, Ballabio Vincenzo, Osteria; Maspero Giuseppina, Trattoria; Colombo Carlo, stabilimento industriale; Colombo Enrichetta, Osteria; Trezzi Aldo, privato; Trezzi Enrico, privato; Corti Giuseppe, Fornaio, Don Faustino Minotti, Parroco”. A metà maggio tutti gli esercizi pubblici, tranne un paio, risultavano forniti di acqua dell’acquedottto, come veniva evidenziato in una lettera inviata il 16 maggio 1938 dal Prefetto di Como al podestà Baragiola in cui lo informava di un’indagine fatta dai vigili sanitari provinciali.
[272]  Ibidem, lettera del Prefetto di Como al podestà Baragiola datata 19 giugno 1937. In questa missiva il Prefetto accenna a voci che imputavano il problema dell’approvvigionamento ai piani superiori delle abitazioni a “errori di calcolo nella sopraelevazione del serbatoio”. Il progettista e direttore dei lavori, ing. Veronesi, in una missiva inviata al podestà Baragiola il 3 luglio 1937 escludeva qualsiasi “errore di calcolo” nel progetto del serbatoio: “(…) Detto serbatoio venne ampliato e di poco sopraelevato esclusivamente per poter avere una maggiore riserva d’acqua in seguito alla costruzione della diramazione per le frazioni di Pozzolo. Il vecchio serbatoio aveva la capacità di soli mc. 4, mentre l’attuale è di mc. 36 e serve anche la fontanella pubblica di Brenna ed il lavatoio. La sopraelevazione del serbatoio per la fornitura d’acqua al secondo piano di alcuni fabbricato è stata esclusa per ragioni di spesa ed anche perché gli eventuali utenti che si trovano in queste condizioni solo solamente due e tre”. Al podestà di Brenna giunse il 5 gennaio 1938 un’altra lettera del Prefetto che voleva chiarimenti sui continui guasti al motore elettrico adibito al sollevamento dell’acqua.
[273]  Ibidem, lettera del podestà di Brenna al Prefetto di Como, Brenna 17 settembre 1938. In complesso so erano spese L. 6750; solo la pompa era costata L. 5.500.
[274]  Ibidem, estratti dal registro delle deliberazioni del podestà, deliberazione podestarile del 28 gennaio 1938. In questa deliberazione viene sottolineata la necessità di dover realizzare utili sulla gestione dell’acquedotto per coprire le spese annue di oltre cinquemila lire per l’energia motrice e le spese di ordinaria manutenzione, oltre a soddisfare il pagamento degli interessi e della quota ammortamento capitale per i mutui contratti. Nella deliberazione dell’11 marzo 1938 viene fatta leva sulla necessità ed indispensabilità che in ogni abitazione vi fosse una presa di acqua potabile “per porre la popolazione nelle migliori condizioni di difesa contro le malattie infettive ed in specie contro il tifo (…) evitando così l’uso di sorgenti o pozzi d’acqua non potabile ed il manifestarsi di casi di tifo che nello scorso anno hanno dato luogo a conseguenze mortali”.
[275]  Ibidem. Rapporto della Guardia comunale al Podestà, Brenna 18 luglio 1939. Giordano affermava che il “fattaccio” era accaduto nonostante l’attenta vigilanza e tutti i sistemi persuasivi usati e risultava difficile individuare il responsabile “per l’omertà esistente fra di loro”. Per troncare questo inconveniente suggeriva “di collocare il contatore intestando la relativa bolletta al proprietario della Cascina (don Faustino Minotti) il quale potrà esigere il rimborso dai suoi inquilini, oppure incaricare lo stesso di fare opera di persuasione presso gli stessi, affinché comprendano che tutto viene fatto nell’esclusivo interesse della pubblica amministrazione”.
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Nel 1938 venne finalmente dato il via alla realizzazione dell’allacciamento della rete per la fornitura di energia elettrica alle frazioni di Olgelasca e Pozzolo, sempre rimandato per le scarse disponibilità dei bilanci [276].

Rimaneva, tuttavia, ancora priva di energia elettrica la Cascina Meroni a Pozzolo Inferiore.

Gli abitanti dovettero attendere diversi anni, fino al 1942, prima di riuscire ad ottenere l’allacciamento [277].

Risale invece ai primi anni Trenta, l’attuazione del collegamento telefonico alla rete nazionale, con l’istituzione di un posto telefonico pubblico nell’osteria e privativa di Giulio Consonni [278].

Nell’ “Elenco contribuenti telefonici fino al 1936”sono presenti 32 nomi, in maggioranza proprietari di esercizi pubblici e commerciali [279].

Baragiola nel 1931 aveva deciso di cambiare denominazione ad una sola via, cioè via alla Stazione che divenne via Roma [280].

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[276]  ACBr, registro delle deliberazioni, deliberazione podestarile del 21 ottobre 1938. Sin dal 1934 l’amministrazione comunale si era rivolta alla Società Elettrica Orobia di Lecco affinché fosse presentato un preventivo di spesa, ma poi non se ne fece nulla. Fu il viceprefetto, giunto in paese per una ispezione, a “suggerire” che era il momento di attuare “quanto da tempo era in progetto”. Il nuovo preventivo chiesto all Società Orobia prevedeva una spesa di L. 27.000, poi ridotta a L. 20.000, che il comune si impegnava a saldare in quattro annualità, di circa L. 5.000 ciascuna.
[277]  ACBr, scat. 853, Corrispondenza diversa 1940-1945. Vi è un piccolo carteggio intercorso tra il podestà di Brenna e la Società Orobia di Lecco sulla questione.
[278]  ACBr, scat. 853. La Convenzione con la STIPEL( Società Telefonica Interregionale Piemontese e Lombarda) fu stipulata in seguito alla deliberazione del 25 settembre 1931, approvata dalla Giunta provinciale amministrativa il 5 novembre 1931, che dava il via all’operazione.
[279]  ACBr, scat, 848. Nell’elenco sono registrati anche il parroco don Faustino Minotti, la nobile Donna Emma Perego; folta anche la presenza di falegnami.
[280]  ACBr, Registro delle Deliberazioni podestarili dal 1929 al 1933. Verbale di deliberazione del 20 agosto 1931, denominazione di nuova via.
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Gli anni Trenta furono caratterizzati dalla grave depressione internazionale cagionata dal crollo della borsa americana nel 1929, i cui effetti non tardarono a farsi sentire anche in Italia con forti perdite dei titoli azionari e il crollo dei prodotti agricoli ed industriali, accompagnati da una riduzione della produzione ed esportazione industriale con conseguente aumento della disoccupazione [281].

Nel comasco, i contraccolpi più immediati investirono il ramo tessile serico, settore cardine dell’attività produttiva [282].

La locale torcitura, che nel primo dopoguerra era passata nelle mani di Ettore Pozzi, aveva dovuto chiudere i battenti nel 1927 – ancor prima di poter sperimentare le conseguenze della crisi mondiale – a causa del “dissesto finanziario” e successivo fallimento in cui era incorso l’affittuario del filatoio Carlo Colombo, come si legge nel Liber Chronicus.

Buona parte della maestranza, in maggioranza formata da donne, era riuscita a trovare lavoro nei paesi vicini: Cantù , Mariano Comense, Inverigo, Orsenigo, Vighizzolo; alcune svolgevano attività a domicilio, lavorando i merletti di Cantù, professione, quella della “merlettaia” a cui si dedicavano ancora un buon numero di donne [283].

Il parroco don Ferdinando Minotti si era rivolto a diversi industriali affinché fosse rimesso in attività il filatoio del paese, ma invano a causa dell’affitto troppo alto preteso dal Pozzi (fino a 22 mila lire).

Il desiderio che le operaie brennesi potessero tornare presto a lavorare in paese, spinse don Faustino Minotti, nipote di don Ferdinando – giunto a Brenna nell’aprile 1929 in qualità di delegato arcivescovile, dopo la morte del coadiutore, e per assistere il parroco malato – a trovare una soluzione davvero originale.

Intendeva, cioè, cedere gratis per 4 anni il salone del teatro parrocchiale, e in affitto l’abitazione del coadiutore per impiantarvi un filatoio.

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[281]  F. Guarneri, Battaglie economiche tra le due guerre, Garzanti, Milano 1953, pp. 239-240.
[282]  La generale depressione del mercato nordamericano (sbocco importante per molte merci) aveva determinato una notevole contrazione della domanda di prodotti serici e la caduta dei prezzi degli stessi. Per un maggiore approfondimento su tema cfr. G. Galli Il sistema degli scambi dall’incoerenza alla razionalizzazione in Da un sistema agricolo a un sistema industriale: il comasco dal Settecento al Novecento, a cura di S. Zaninelli, IV, Continuità e cambiamento tra Grande Guerra e “miracolo economico, tomo I, Camera di Commercio, Industria e Agricoltura di Como, Como 1998. In particolare i capitoli Dalla Grande Guerra alla Grande depressione: gli anni della crescita scoordinata, pp. 435-445 e Il decennio trenta e il secondo conflitto mondiale tra controllo e razionalizzazione naturale, pp. 446 – 457.
[283]  ACBr, scat. 852. In una elenco nominativo dei lavoranti a domicilio stilato nel 1936 in occasione del Censimento generale della popolazione, nel solo centro urbano (sezione 1°) che comprendeva anche Casa Superiore, Casa Inferiore, Borlasco e Borlaschetto, le merlettaie erano una trentina (33 per la precisione).
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Nel dicembre 1929 prese accordi con il signor Pietro Mauri di Anzano (parente di un Citterio di Olgelasca), “già direttore di qualche stabilimento” e con un prestito di L. 15.000 fornito dal Parroco, quella che poteva sembrare quasi un sogno si realizzò, naturalmente non prima di aver ricevuto il consenso dell’Arcivescovo.

Alla fine anche il Pozzi riaprì il suo filatoio, affittandolo a diecimila lire e senza spesa per i macchinari, all’industriale Ruffini. proprietario di uno stabilimento a Germanedo, alla ricerca di un incannatoio.

L’affare si concluse ancora una volta, grazie ai i buoni uffici del prete [284] .

Don Faustino ebbe l’incarico di “preparare le maestranze sia per l’uno come per l’altro lavoro” e dovette faticare non poco per riuscire a persuadere le ragazze a licenziarsi dal loro posto di lavoro.

I due filatoi aprirono i battenti il 14 aprile 1930 e, a un mese e mezzo dall’apertura, don Faustino ebbe “la consolazione di vedere solo una mezza dozzina di figliole che si recavano ancora fuori di paese” [285].

Tuttavia, mentre il filatoio dell’Oratorio “funzionava nel suo piccolo magnificamente”, l’altro si fermò per tre mesi, dal febbraio all’agosto del 1931 [286] , per poi chiudere nell’aprile del 1933, probabilmente per cause legate alla crisi economica [287], che tra alti e bassi caratterizzò tutti gli anni Trenta.

A Brenna il picco della disoccupazione fu raggiunto nel 1939 con un totale di 101 disoccupati, scesi a 91 l’anno successivo. [288]

Alla fine del 1936 le ditte seriche aperte in paese risultavano: la torcitura Mauri Pietro (la torcitura dell’Oratorio) e quella di Colombo Carlo che aveva “assorbito il filatoio Pozzi  [289].

Il Colombo aveva chiesto anche l’autorizzazione “all’esercizio di una camera di incubazione seme-bachi” [290].

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[284]  APBr, Liber Chronicus, pp. 32-34. Don Faustino aveva fatto un po’ da mediatore e poiché il Ruffini aveva richiesto un parere sull’effettivo stato del filatoio di Brenna a un suo direttore residente a Bergamo, Mario Ciceri la cui madre era però originaria di Brenna, il prete fece leva su quest’ultimo, per orientare la scelta dell’industriale in favore del filatoio di Brenna, nonostante il disordine dell’impianto e le spese da sostenere per riattivare i macchinari.
[285]  Ibidem, p. 35. I due filatoi si sarebbero dovuti aprire nel marzo 1930; tuttavia “per il troppo disordinato macchinario e per l’impianto del nuovo non si poterono aprire che in aprile”.
[286]  Ibidem, pp. 35-36. A determinare la chiusura temporanea, non fu la crisi economica, ma furono le dimissioni date quasi subito, nell’agosto 1930, dal Ciceri che era stato nominato direttore generale dello stabilimento. Il suo successore, un impiegato di Germanedo, voleva dare “un indirizzo nuovo e concentrare tutto il Germanedo”. A quanto riferisce lo stesso Minotti nel Liber Chronicus, a nulla valse il suo interessamento per evitare la chiusura e lasciare sul lastrico le operaie che oltretutto venivano “maltrattate” e spesso lasciate senza lavoro pur di stancarle e “costringerle a lasciare il posto”. Furono “giorni dolorosi” per il prete e per la popolazione. Alla fine il Ruffini, che aveva sempre bisogno di un filatoio, ritornò sui suoi passi e riaprì. Lo convinse di nuovo il Ciceri – su preghiera del prete – che continuò a “mettere in cattiva luce ogni stabilimento e rialzare quello di Brenna”. Nel periodo della chiusura il prete era riuscito “a mettere a posto una quarantina di ragazze” alleviando così la disoccupazione.
[287]  ACBr, cart. 818, Lavori pubblici 1921-1958, fasc. 1934. Lettera di Pietro Ruffini al Podestà di Brenna, Milano 15 novembre 1934.
[288]  ACBr, scat. 848, Disoccupati dal 1838 al 1951.
[289]  ACBr, cart. 831, Finanze dal 1931 al 1942, lettera del Consiglio Provinciale dell’Economia Corporativa al podestà di Brenna, datata 18 novembre 1937, in cui si richiedevano i nomi delle ditte seriche esistenti in paese. Nella scat. 849, Agricoltura. Industria e Commercio si trova una lettera inviata dal Comune di Brenna all’Ufficio Provinciale dell’Economia Corporativa con una “revisione” del Registro Ditte: si comunicava l’assorbimento del Filatoio Pozzi da parte della Ditta Carlo Colombo.
[290]  ACBr, scat. 849, fasc. Agricoltura, industria e Commercio. Dal Consiglio provinciale dell’Economia Corporativa al podestà di Brenna, Como, 19 febbraio 1937.
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L’agricoltura occupava, ancora. buona parte della popolazione. Il numero totale delle dimore rurali raggiungeva la cinquantina [291].

Accanto ai semplici affittuari si era formata una classe di piccoli proprietari coltivatori, in particolare ad Olgelasca, dove i fondi di proprietà dei Perego erano stati venduti nel 1926 proprio “ai singoli contadini conduttori del terreno”, come si legge nel Liber Chronicus [292] .

In base ad una inchiesta sulla piccola proprietà coltivatrice, promossa nel 1929 dall’Istituto Nazionale di Economia Agraria, a Brenna la superficie media della piccola proprietà era di circa la metà, mentre i maggiori proprietari terrieri risultavano, naturalmente, gli eredi Perego [293] .

Da una verifica compiuta nel marzo 1937 dalla Confederazione Fascista Lavoratori dell’Agricoltura in paese non esistevano né coloni, né mezzadri [294].

Era ancora praticata la gelsibachicoltura. I coltivatori di piante di gelso nel censimento fatto nel 1943 erano 119 e il numero delle piante denunciate 7168  [295].

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[291]  ACBr, cart. 831, Finanze dal 1931 al 1942, anno 1934. Su 50 case rurali il 70% erano state sottoposte a “piccole riparazioni”, il 5% a “grandi riparazioni”, il 25% “senza riparazioni”, nessuna “da demolire”.
[292]  APBr, Liber Chronicus, pp. 63-64. Fu, a quanto sembra, il marito di donna Maria Perego a deciderne la vendita, “temendo – si legge – il bolscevismo che veniva propagato anche nei nostri paesi!
[293]  ACBr, cart. 806, Amministrazione 1918-1934, Inchiesta su la piccola proprietà coltivatrice
[294]  ACBr, scat. 849, Agricoltura e Commercio, dal comune di Brenna alla Confederazione Fascista Lavoratori dell’Agricoltura di Como, Brenna 5 marzo 1937.
[295]  ACBr, scat. 853, Elenco coltivatori piante di gelso (Censimento 15 febbraio 1943).
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Strettamente legato all’agricoltura, il settore della zootecnia aveva visto la costituzione del Consorzio obbligatorio tra gli allevatori di bestiame bovino “per la tenuta dei tori di razza”, in seguito al decreto prefettizio del 29 maggio 1934.

La spesa per il funzionamento del Consorzio era ripartita fra gli allevatori consorziati in proporzione dei bovini posseduti [296].

Tutti i possessori di bestiame bovino furono obbligati a valersi della Stazione di Monta taurina gestita da Giuseppe Ballabio in via Castello [297].

Se in un primo tempo la costituzione del Consorziò sembrò incontrare “il generale assentimento” degli agricoltori interessati, il suo funzionamento provocò “un generale vivissimo malcontento”, così leggiamo in un rapporto del Baragiola al Consiglio Provinciale dell’Economia Corporativa. In un’assemblea dei soci convocata dallo stesso Baragiola il 30 maggio 1936 erano emersi i motivi del malcontento e il vivo desiderio di vedere sciolto il Consorzio [298].

Esso continuò, comunque, a funzionare fino alla fine della guerra [299] .

Nel 1936 i consorziati erano 139, mentre scesero a 125 nel 1942 ( 130 soci nel 1937, 121 nel 1938, 120 nel 1939) [300].

Il bestiame bovino (mucche da latte) censito nel 1939 ammontava a 215 capi (216 nel 1938)  [301]; tra i “negozianti di bestiame” citiamo i fratelli Trezzi, Giovanni e Vittorio (un terzo fratello era macellaio) e Giuseppe Trezzi  [302].

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[296]  ACBr. scat. 849, Consorzio allevatori di bestiame bovino. Il Consorzio, costituito anche negli altri Comuni, aveva lo scopo “di provvedere all’acquisto e al mantenimento del numero minimo dei tori da razza, riconosciuti idonei”.
[297]  Ibidem, Comunicato del Podestà di Brenna, Brenna 29 maggio 1935. Per gli inadempienti era prevista una multa di cinque lire.
[298]  Ibidem. Rapporto del Baragiola al Consiglio Provinciale Economia Corporativa e per conoscenza al Prefetto e al Direttore della Cattedra Ambulante Agricoltura, Brenna 20 giugno 1936. I motivi erano essenzialmente quattro: innanzitutto la quota per capo (L.17 poi ridotta aL.15) “troppo gravosa”; la stalla di monta presentava “inconvenienti d’ordine igienico, perché ubicata vicino al deposito di un negoziante di bovini”; il desiderio di poter scegliere liberamente il toro “pur colle volute norme e cautele; da ultimo “la lotta contro la sterilità delle bovine non era affatto praticata. Il Baragiola in chiusura sottolineava ancora una volta come nel ceto contadino vi fosse “realmente una forte avversione al funzionamento del Consorzio” e che si rendeva necessario “una viva opera di propaganda qualora si volesse continuarne la vita”.
[299]  ACBr, cart 837, Economia Nazionale dal 1941 al 1946, Lettera della Camera di Commercio al sindaco di Brenna, Como 16 dicembre 1946 “Il sig. Ballabio ha restituito l’autorizzazione all’esercizio di pubblica monta taurina dichiarando che la stazione da lui gestita cesserà col 31 dicembre 1946”. Il Consorzio era già cessato nel gennaio dello stesso anno.
[300]  ACBr, scat. 849, Consorzio obbligatorio allevatori di bestiame bovino, Ruoli privilegiati di riscossione.
[301]  ACBr, scat, 853, Aggiornamento al 1939 del censimento generale del bestiame eseguito nel 1930, 31 maggio 1939. Oltre al bestiame bovino erano stati censiti 39 cavalli e 23 asini.
[302]  ACBr, cart.831, Finanze dal 1931 al 1942, Comune di Brenna, Tassa annuale di patente, matricola dei contribuenti anno 1930.
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Il carattere ancora agrario del piccolo comune e la crisi economica non avevano comunque impedito, la crescita sempre più marcata del settore artigianale legato alla fabbricazione dei mobili.

Nell’Elenco nominativo degli artigiani censiti nel 1936, nel solo centro urbano (sezione n. 1 ) i falegnami e mobilieri risultano 22 [303] su un totale di 41 artigiani [304].

Legati al settore erano anche i 5 “negozianti di legna” [305].

Accanto agli esercizi pubblici, cioè le osterie e vendite di vino, si svilupparono anche piccole attività commerciali con un nutrito numero di merciai [306] e venditori ambulanti [307] .

Per quanto riguarda il numero delle osterie, esso – pur sempre elevato rispetto alla consistenza della popolazione- si mantenne costante per tutto il ventennio.

Scorrendo, infatti, gli elenchi delle licenze di esercizio rinnovate di anno in anno dal 1922 al 1942, gli esercizi sono sempre sette, con pochi cambiamenti nella gestione.

Nel 1938 sono elencati gli esercizi di Vincenzo Ballabio, Amabile Ballabio (Olgelasca), Ernesto Citterio (Casa Inferiore), che aveva rilevato nel 1927 il negozio di vino e liquori di Ernesto Colombo, Giuseppina Colombo Maspero, Enrichetta Corti Colombo (osteria e posteria), Giulio Consonni, che mantenne anche la privativa, e Luigi Trezzi con forno e vendita di pane [308] che faceva concorrenza al prestinaio Giuseppe Corti (che aveva seguito le orme del padre Antonio).

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[303]  ACBr, scat. 852, VIII Censimento generale della popolazione, 21 aprile 1936. Elenco nominativo degli artigiani della sezione n.1 (centro urbano, compresi anche Borlasco, Borlaschetto, Casa Superiore, Casa Inferiore, Isola Consonni), i falegnami sono: Amati Vittorio, Arnaboldi Gaetano, Ballabio Angelo, Ballabio Luigi, Colombo Adolfo, Colombo Giuseppe, Colombo Spirito, Consonni Alessandro, Consonni Antonio, Consonni Carlo (di Natale), Consonni Carlo (fu Giovanni ), Consonni Carlo (di Pietro), Consonni Girolamo, Consonni Vincenzo, Corbetta Enrico, Corbetta Giovanni, Frigerio Giulio, Frigerio Rinaldo, Mascheroni Virginio, Trezzi Giuseppe, Viganò Alessandro e l’intagliatore Enrico Barzaghi)
[304]  Ibidem. Tra gli artigiani erano compresi 7 sarti ( 4 donne e 3 uomini), una camiciaia e una “magliera”, 2 ciabattini, 2 canestrai, 2 ciclisti, un elettricista, un barbiere, un bottaio, un impagliatore di sedie.
[305]  ACBr, cart. 831, Copia del ruolo dei contribuenti alla tassa, Brenna 15 aprile 1931. Nell’elenco sono citati quali “negozianti di legna”: Carlo Citterio, Giulio Ballabio, Consonni Carlo, Consonni Noè
[306]  Ibidem. In un “Elenco nominativo di tutti i commercianti, industriali ed esercenti esistenti in Comune, esclusi quelli iscritti alle comunità artigiane” (gennaio 1931) compaiono come unici commercianti i merciai Davide Colombo, Natale Amati, Ernesto Ballabio, Cesare Consonni, Antonio Citterio e il venditore di stoffe Andrea Consonni.
[307]  ACBr, cart.862, Licenze Commercio ambulante. Tra i commercianti ambulanti citiamo: Angelo Vismara che vendeva ferramenta, Giovanni Frigerio e Aurelio Consonni fruttivendoli, Ernesto Ballabio, ambulante di gelati e chincaglieria, Giovanni Consonni, venditore di tessuti, Giuseppe Trezzi ambulante di frutta e verdura “ricavati dal proprio fondo”, Genesio Consonni, merciaio, Consonni Arturo e Consonni Luigi ambulanti tessuti, Giulio Ballabio, venditore di legna e carbone, Angelo Corbetta, già esercente in calzature chiedeva nel gennaio 1935 la licenza per la vendita ambulante di frutta.
[308]  ACBr, cart. 829, Pubblica Sicurezza 1921 -1944, Elenchi licenze di esercizio .
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La popolazione era in lenta ma progressiva crescita.

Durante il ventennio furono effettuati due Censimenti generali della popolazione, a distanza di 5 anni, nel 1931 e nel 1936.

Nel Censimento del 21 aprile 1931 la popolazione residente (comprensiva della popolazione presente e dei temporaneamente assenti) ammontava a 1088 persone con 195 nuclei familiari [309] , mentre nel censimento effettuato pochi anni dopo la popolazione residente ascendeva a 1098 unità e 209 nuclei familiari [310].

Tra il 1936 e il 1940 furono costruiti 5 fabbricati, di cui 4 nella sola frazione di Olgelasca [311].

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[309]  ACBr, cart. 814, VII Censimento generale della popolazione, 21 aprile 1931. La popolazione presente raggiungeva i 1038 abitanti (535 maschi e 503 femmine): 665 persone vivevano nel Centro urbano (sezione 1°) che comprendeva anche Borlasco, Borlaschetto, Isola Consonni, Casa superiore e Casa Inferiore, 193 a Pozzolo Superiore e Inferiore e Cascina Meroni (sezione 2°), 190 a Olgelasca e Isola S. Giovanni (sezione 3°). I temporaneamente assenti erano 39 (37 in altri Comuni del Regno, 2 all’estero o nelle Colonie) a cui si aggiungevano 13 in servizio militare leva. Dal numero totale erano tolte due residenze temporanee
[310]  ACBr, VIII Censimento Generale della popolazione del Regno, 21 aprile 1936. La popolazione presente comprendeva 1058 persone (536 maschi e 522 femmine); gli assenti temporaneamente dal Regno erano 26 di cui 13 in Africa Orientale, il Libia e nell’Egeo.
[311]  ACBr, cart.818, Lavori Pubblici 1921-1958, Elenco dei fabbricati eseguiti negli anni 1936-1940.
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La guerra d’Etiopia e la seconda guerra mondiale

Il 2 ottobre 1935 Mussolini dal balcone di Palazzo Venezia annunciò agli italiani l’inizio delle operazioni militari in Etiopia, trascinando il nostro Paese in un’impresa che costituisce una delle pagine più tristi della nostra storia [312].

Pochi giorni dopo, la Società delle Nazioni condannò l’Italia come paese aggressore, e l’11 ottobre 52 stati membri ad eccezione di Austria, Ungheria e Albania, decisero l’applicazione delle sanzioni economiche (embargo delle forniture di armi e munizioni, divieto di esportazione dei prodotti italiani e d’importazione di una lista di merci necessarie all’industria della guerra, proibiti anche prestiti o crediti ) che entrarono in vigore il 18 novembre.

La propaganda fascista sfruttò astutamente il tema delle “inique sanzioni” e con una martellante campagna volta a provocare il risentimento degli italiani nei confronti dei paesi sanzionisti, favorì l’unanime sostegno popolare alle misure di austerità e a tutte le iniziative adottate dal governo (raccolta dell’oro, dei rottami metallici, boicottaggio dei prodotti esteri) .

Anche la nostra provincia, in questo frangente non fu da meno e si adeguò alla mobilitazione generale disposta dal governo per far fronte alle difficoltà.

Lo stesso accadde a Brenna, pur non avendo trovato documenti a riguardo.

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[312]  L’idea di una espansione italiana in Etiopia assunse una decisa volontà di attuazione agli inizi del 1935. La scelta era quasi obbligata essendo l’Etiopia l’unico paese di fatto “disponibile” e il più indicato per la presenza a nord e a sud delle vecchie colonie d’Eritrea e di Somalia ereditate dallo Stato liberale. All’origine dell’impresa vi sono motivi di prestigio e di potenza. Incideva in questo senso il carattere nazionalista e imperialista del fascismo unito alle esigenze mussoliniane di fama a di successi eclatanti di cui potersi servire per accrescere il potere personale e l’ascendente sulle masse. Inoltre una guerra coloniale diretta contro un paese “arretrato e schiavista”, che aveva inflitto all’Italia la sanguinosa umiliazione di Adua si rivestiva di scopi civilizzatori e desiderio di rivincita che insieme al motivo della crescente pressione demografica dell’Italia bisognosa di “uno sfogo”, vengono abilmente sfruttati dalla stampa di regime. Per un approfondimento dell’argomento cfr. A. De Boca, Gli Italiani in Africa Orientale. La conquista dell’Impero, Laterza, Bari 1979.
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Tra i soldati di leva e i richiamati alle armi spediti in Africa Orientale vi furono anche diverse brennesi. Nell’Archivio storico del Comune abbiamo trovato un elenco di soldati in servizio in Africa Orientale nei primi mesi del 1936. L’elenco composto di 11 militari è datato 3 marzo 1936 [313]:

Soldato Mauri Fulvio, classe 1911, 13° Reggimento Mitraglieri Autocarrato c.c. A.O (Somalia).

Caporale Ballabio Guido, classe 1911, 63° Reggimento, 2° Divisione Assietta A.O.

Soldato Consonni Pietro, classe 1912, 7° Genio – 1° Battaglione Trasmissione 77° Compagnia Telegrafisti A.O Eritrea.

Soldato Consonni Vittorio, classe 1911, 13° Reggimento Fanteria, 3° compagnia Divisione Gran Sasso AO (Eritrea).

Soldato Viganò Antonio, classe 1911, Comando Artiglieria- Tigrai, AO

Soldato Brenna Urbano, 38° Reggimento Fanteria, 3° Compagnia A.O Eritrea

Caporale Vandoni Ernesto, classe 1910, 15° Sezione Disinfezione – Mogadiscio (AO)

Soldato Ballabio Leonardo, classe 1912, 123° Compagnia 8° Genio – Asmara A.O

Soldato Amati Enrico, classe 1914, 1° Genio 64° compagnia 26° Divisione Assietta –AO (Eritrea)

Soldato Consonni Mario, classe 1914, 1° Reggimento Genio, 64° Compagnia Zappatori, Artiere, Divisione Assietta A.O (Eritrea)

Soldato Citterio Gaetano, classe 1911, 13° Gruppo, 35° batteria Artiglieria Nazionale da posizione Adua – A.O. [314].

Un mese prima dell’ingresso delle truppe italiane in Addis Abeba il Baragiola aveva deliberato l’acquisto della targa ricordo dell’assedio economico che, in ossequio alle direttive del governo, doveva essere “murata sulla Casa del Comune” e inaugurata proprio il 18 novembre [315].

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[313]  ACBr, scat. 852, Leva e Truppa. L’elenco viene stilato in risposta ad una precisa richiesta del Prefetto di Como datata 26 febbraio 1936. Nell’elenco dei soldati richiamati doveva anche essere specificato “quali famiglie di tali militari si trovino in condizioni di vero bisogno”. In pratica le famiglie di tutti i miliari erano “bisognose”; solo una, in quel frangente percepiva un sussidio.
[314]  ACBr, Stato Civile, cart. 1813, Rapporto del Comune di Brenna all’Istituto Centrale di Statistica, Brenna 2 agosto 1939 in cui si comunicava che non vi erano stati soldati caduti in AO, il Libia e in OMS.
[315]  ACBr Registro delle deliberazioni, deliberazione podestarile del 4 aprile 1936. Le targhe dovevano essere eseguite “in marmo bianco di Carrara”. Erano stati predisposti tre formati a seconda dell’importanza del Comune. Il Comune di Brenna aveva acquistato la targa “formato n. 3” di m. 1.60 x 0,80 x 0,125 (spessore) del costo di L.850 (il 1° formato costava 1650 lire ed era di m.2,00 x 1,00 x 0,20; il 2° formato di m.1,80 x 0,90 x 0,15 comportava una spesa di L.1200.
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Nel clima di autarchia che proseguì anche dopo la fondazione dell’Impero, giornali e manifesti invitavano al consumo dei prodotti nazionali e ad evitare gli sprechi.

Nel giugno 1937 tutti i Comuni ricevettero dalla Prefettura sollecitazioni a intensificare la raccolta del ferro, rimuovendo le cancellate dei pubblici recinti, compresi quelli dei monumenti, dei parchi e degli edifici pubblici.

Il Comune di Brenna non poté “aderire a questa richiesta” poiché in paese non esistevano cancellate di pubblici recinti da rimuovere.

L’anno prima, a ottobre, veniva deciso l’acquisto di 2 maschere antigas e relativi filtri per l’Ufficio comunale [316] .

L’Italia, stava irrimediabilmente salendo la china che avrebbe portato presto a una nuova, più estesa e micidiale guerra.

L’alleanza con la Germania nazista ne fu la conferma.

Il 2 settembre 1939 con l’aggressione tedesca alla Polonia aveva inizio il 2° conflitto mondiale che vide il nostro Paese – comunque materialmente impreparato ad affrontare un conflitto di questa portata – mantenersi in principio in una posizione di neutralità; ma ormai legato a doppia mandata con la Germania fu rimandata solo di qualche mese l’entrata in guerra a fianco dell’alleato tedesco.

Il 10 giugno 1940 Mussolini sempre dal balcone di Palazzo Venezia annunciò la dichiarazione di guerra alla Gran Bretagna e alla Francia.

La parola d’ordine sarebbe stata da quel momento in poi “Vincere”, anche di fronte alla realtà della sconfitta [317].

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[316]  ACBr, Registro delle deliberazioni, delibera podestarile del 29 ottobre 1936.
[317]  Questa parola d’ordine si trovava scritta un po’ dappertutto, timbrata, ad esempio, sulle cartoline o stampata a caratteri cubitali persino sulle pagelle scolastiche dell’epoca.
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I brennesi, come del resto la maggioranza degli italiani, furono assolutamente contrari al conflitto, lo leggiamo nel Liber Chronicus, dove viene annotato, nel settembre 1940, che “Brenna ha sotto le armi 52 soldati” [318].

Diversamente dal precedente conflitto non ci fu alcun rimpatrio di brennesi dall’estero [319].

Con l’entrata in guerra ebbe inizio l’oscuramento totale. Il Comune nell’ottobre del 1940 concordò con la Società Orobia di Lecco la riduzione del 40% sul canone annuo della fornitura di energia elettrica per la pubblica illuminazione [320].

In conseguenza della scarsità di prodotti alimentari in commercio si dovette procedere, già dalla fine del 1939, al razionamento dei generi di consumo con l’introduzione della tessera annonaria.

Fu istituito un Servizio razionamenti consumi (Ufficio Comunale Alimentazione) diretto dal segretario comunale Melillo e affidato al messo scrivano Salvatore Giordano.

Per la compilazione delle tessere annonarie e relativa distribuzione ci si avvalse anche dell’aiuto saltuario dell’incaricato straordinario Ballabio [321], sostituito dall’ottobre 1940 da Pietro Bellati [322].

Quest’ultimo, “chiamato alle armi” alla fine del 1941, lasciò il posto ad Agnese Corti [323].

Nel primi mesi del 1941 ottemperando alle disposizioni superiori si dovette procedere anche al censimento di alcuni generi alimentari. Questa ulteriore incombenza fu affidata il segretario Melillo e al messo scrivano Giordano [324] che, nel dicembre 1942 poco prima di essere richiamato alle armi, ricevette un “premio di operosità” di 300 lire [325].

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[318]  APBr, Liber Chronicus, p.74.
[319]  ACBr, cart.829, Pubblica Sicurezza 1921-1944, Rapporto del podestà Baragiola al Prefetto, 6 dicembre 1940.
[320]  Registro delle deliberazioni , delibera podestarile dell’11 ottobre 1940.
[321]  Ibidem, deliberazione podestarile del 24 novembre 1939.
[322]  Ibidem, deliberazione podestarile del 4 ottobre 1940.
[323]  Ibidem, deliberazione podestarile del 16 gennaio 1942.
[324]  Ibidem, deliberazione podestarile del 21 febbraio 1941. In questa deliberazione fu deciso il compenso da corrispondere al segretario (L.150) e al messo (L.100).Qualche mese più tardi furono concessi, per disposizione di legge, miglioramenti economici al personale dipendente per tutto il periodo della guerra e indennità di caroviveri.
[325]  Ibidem, deliberazione podestarile del 18 dicembre 1942: “(…)Rilevato che dato le attuali circostanze ha dovuto attendere a numerosi lavori straordinari specie nel campo razionamento consumi e non ha usufruito] di congedo, è meritevole del premio di operosità per l’anno 1942”.
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Poche sono le deliberazioni del podestà in questi anni di guerra.

Per le famiglie iniziò un triste, lungo periodo fatto di angoscia per la sorte dei figli e mariti in guerra, di timore per i bombardamenti, a cui si sommavano i disagi quotidiani patiti per gli approvvigionamenti alimentari e il rincaro dei prezzi.

Ormai tutto doveva essere razionato, dai generi alimentari, alle materie prime al combustibile.

Alla la popolazione di Brenna fu assegnato un quantitativo di 10 quintali di carbone vegetale che doveva bastare per tutto l’anno 1941 [326] .

Gli agricoltori in questo frangente avevano l’obbligo di conferire all’ammasso una parte del quantitativo di grano prodotto, e il podestà Baragiola si era rivolto al parroco don Faustino Minotti affinché comunicasse ai fedeli durante le funzioni questo dovere perentorio [327].

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[326]  ACBr, cart.837, Economia Nazionale dal 1941 al 1946, risposta a un telegramma prefettizio che chiedeva la quantità di carbone vegetale occorrente alla popolazione per la durata di un anno, Brenna 21 gennaio 1941.
[327]  ACBr, scat. 853, Polizia Urbana e Rurale, dal Podestà a don Faustino Minotti, Brenna 28 gennaio 1941. Tra l’altro nel marzo del 1941 il Podestà aveva denunciato al Prefetto la comparsa dell’afta epizootica che colpì qualche capo di bestiame. Vennero immediatamente prese misure di polizia sanitaria (cart. 833, Sanità e Igiene, Lettera del Prefetto di Como al podestà di Brenna, datata 13 marzo 1941).
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Nel corso del 41 si ebbero i primi due caduti “sul campo greco”: Luigi Amati e Vittorio Colombo [328], mentre un gruppo di lavoratori era partito per la Germania [329] .

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[328]  APBr, Liber Chronicus, p. 75.
[329]  ACBr, cart.837, Economia Nazionale dal 1941 al 1946. Nell’elenco è segnata anche la data di partenza di ciascun lavoratore: Arnaboldi Gaetano di Enrico (partito il 24 aprile 1941), Ballabio Gaetano fu Luigi (partito il 23 aprile 1941), Colzani Emilio fu Giovanni (partito il 24 aprile1941), Consonni Pietro fu Giulio (partito il 6 agosto 1941), Consonni Gerolamo di Giulio (partito il 15 aprile 1941), Consonni Paolo di Antonio (partito il 18 maggio 1941; a fianco a matita è scritto: “rimpatriato”), Consonni Augusto di Natale (partito il 25 maggio 1941), Corbetta Andrea di Attilio (parito il 28 maggio 1941).
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L’anno successivo, a giugno, il Battaglione Reclute del 7° Reggimento di Fanteria “Cuneo” che sostava a Mariano Comense in attesa della partenza per il fronte, fece esercitazioni di tiro “con mitragliatrice” in Valsorda [330].

Nel marzo del 1943 il Baragiola aveva dovuto provvedere all’istituzione di un “Ufficio Comunale Notizie” per le famiglie dei richiamati alle armi, nominando quale dirigente del servizio il segretario Melillo. [331]

Ad aprile giunse la notizia della morte di un altro soldato, Adolfo Colombo, “ammogliato con due bambini” [332].

La lista purtroppo si sarebbe allungata; altri lutti avrebbero colpito diverse famiglie e l’intero paese, che proprio nello stesso mese assistette impotente alla requisizione da parte del governo, delle due campane maggiori del campanile.

L’operazione venne eseguita dagli operai di una ditta di Seregno.

Fu una giornata dolorosa per i brennesi; “quando vengono caricate sul camion per essere trasportate a Seregno – leggiamo nel Liber Chronicus – si baciano, si piange.

Però dal popolo si dice: << Quando le campane si rubano e sono a terra si è perduta la guerra>>” [333].

I devastanti bombardamenti che nell’ottobre del 1942 colpirono la città di Milano (nell’agosto del 1940 era stata bombardato anche il più vicino paese di Mariano Comense), avevano spinto molti abitanti a cercare scampo, nei luoghi di provincia, in campagna.

A Brenna nel giugno 1943 si contavano una trentina di sfollati [334].

Intanto la guerra si rivelava un fallimento per l’Italia e la Germania. Dopo la disastrosa ritirata di Russia e l’avanzata del generale Montgomery in Africa, i due alleati stavano ripiegando su tutti i fronti.

II 25 luglio 1943, poco dopo lo sbarco degli alleati in Sicilia, Mussolini fu destituito dal Gran Consiglio del Fascismo e arrestato.

La caduta improvvisa di Mussolini fu salutata con gioia a Brenna, come in tutta la provincia e in tutta Italia.

Si assistette a scene giubilo, ma anche a manifestazioni di rabbia che presero di mira i simboli del fascismo e in qualche caso anche le persone.

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[330]  ACBr, scat.849, Leva e Truppa dal 1942 al 1969. Avviso inviato al Comune di Brenna e di Inverigo il 20 giugno 1942
[331]  Ibidem, deliberazione podestarile del 31 marzo 1943.
[332]  APBr, Liber Chronicus, p.77. Il soldato brennese – leggiamo – fu tra le vittime dell’affondamento di una nave che da Civitavecchia era partita alla volta della Corsica.
[333]  Ibidem, p.78.
[334]  ACBr, cart.837, Economia Nazionale dal 1941 al 1946, lettera del podestà Baragiola al Podestà di Cantù, Brenna 21 giugno 1943. Il dato viene fornito insieme a quello della popolazione residente (1098 abitanti) in merito all’assegnazione da parte del mercato ortofrutticolo di Cantù della quota di prodotti spettante a Brenna.
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A Brenna non avvennero atti violenti – leggiamo nel Liber Chronicus “solo un gruppetto di giovani sentendo ciò che avveniva al Duce, a sera si portarono alla casa del fascio, spostarono lo stemma, carteggio e qualche sedia che tentarono di bruciare. In parte venne salvato il piccolo bottino.

Alle persone nessuno sgarbo.

Qualche insulto al segretario del Fascio, un ottimo uomo” [335].

L’esultanza si tramutò presto in amarezza e delusione allorché si apprese che, dichiarato lo stato d’assedio dal costituito governo Badoglio, la guerra sarebbe continuata..

Il peggio arrivò dopo l’8 settembre, all’annuncio dell’armistizio firmato con gli Alleati angloamericani.

Il Re fuggì a Brindisi, l’esercito si sbandò. Mentre il Sud rimase agli Alleati Angloamericani, i tedeschi occuparono in breve tempo l’Italia settentrionale, riportando Mussolini al potere con la costituzione della Republica Sociale Italiana.

Ebbe inizio la lotta partigiana con la costituzione dei Comitati di Liberazione Nazionale (CLN) nelle maggiori città dell’Italia occupata, nelle cui formazioni si ritrovarono a combattere i giovani renitenti alla leva, i militari che non avevano voluto unirsi alle truppe tedesche e chiunque voleva dare il proprio contributo al ristabilimento della democrazia.

A Brenna non si ebbero grossi rivolgimenti.

Il Baragiola restò in carica ancora per poco (la sua ultima delibera è datata 18 settembre 1943).

Con la costituzione della Repubblica Sociale arrivò in paese, come Commissario prefettizio, Annibale Somaschini che mantenne l’organico dell’Ufficio comunale.

La sua prima deliberazione è del 26 novembre 1943.

In questo periodo in cui l’applicazione delle leggi razziali, varate alla fine del 1938 [336] , fu ferrea e si assistette ormai alla caccia all’ebreo, diverse sono le comunicazioni che il Commissario prefettizio ricevette dalle autorità superiori per verificare se in paese vi fossero “elementi di razza ebraica” o “ebrei stranieri domiciliati” e per accertarsi che, ad esempio, gli stessi impiegati dell’Ufficio postale fossero “di razza ariana”; persino nelle rinnovazioni delle licenze d’esercizio a partire dal 1938 era richiesta specificatamente la razza del titolare della licenza, ma in paese non vivevano ebrei. [337]

Proprio all’inizio del 1944 il Somaschini “visto l’attuale momento” deliberò di modificare l’intitolazione di alcune vie: via Umbero I divenne via Garibaldi e via Vittorio Emanuele si tramutò in via Mazzini [338].

Uniformandosi alle disposizioni prefettizie con le quali venivano invitati tutti i Comuni ad impiantare altoparlanti “allo scopo di far ascoltare a quanta più gente possibile la propaganda e il notiziario dell’EIAR” (la futura Rai), ne fece piazzare uno in piazza Perego e un altro al Dopolavoro di Olgelasca, come del resto era stato richiesto [339].

La persistente siccità di quell’anno aveva creato non pochi problemi al Commissario Prefettizio.

La falda idrica del pozzo di alimentazione dell’acquedotto comunale si era, infatti, notevolmente abbassata e la quasi completa mancanza di acqua potabile in paese lo spinse a deliberare l’esecuzione di lavori urgenti all’acquedotto per un importo di trentamila lire.

Non potendo far fronte alla spesa “con i mezzi ordinari di bilancio” si vide costretto a contrarre un mutuo privato con la signora Giuditta Cigardi di Albavilla [340] , ma i tempi di attuazione dei lavori si allungarono per le difficoltà incontrate – visto il periodo- nell’ottenere la fornitura di cemento necessario e per le lungaggini burocratiche per avere l’approvazione dal Ministero dell’Interno [341].

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[335]  APBr, Liber Chronicus, p.77.
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[337]  ACBr, cart.829 Pubblica Sicurezza 1928-1944. Citiamo, ad esempio la risposta datata 13 dicembre 1943 al Comando dei Carabinieri di Mariano Comense: “In riferimento alla nota di cui sopra relativa all’oggetto (“elementi di razza ebraica”), comunico che in questo Comune non vi sono elementi di razza ebraica”.
[338]  ACBr, Registro delle Deliberazione, deliberazione del 7 gennaio 1944.
[339]  ACBr, cart.818, Lavori Pubblici 1921-1958, Comunicato della Prefettura di Como, Como 26 maggio 1944.
[340]  ACBr, scat.853, Corrispondenza diversa, Estratto dal registro delle deliberazioni, deliberazioni del 2 giugno 1944. Fu contratto un mutuo di L. 30.000 “al saggio d’interesse del 5% ed ammortizzabile in 10 anni”.
[341]  Ibidem. Vi sono sulla questione diversi documenti, tra cui una serie di lettere inviate dal Commissario Prefettizio al Genio Civile di Como, al Comando militare germanico e alle Cementerie Montadon per ottenere il quantitativo di cemento (40 quintali) e l’approvazione da parte del Ministero dell’Interno, in data 9 dicembre 1944, della deliberazione del 2 giugno 1944.
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Un altro grattacapo per il Commissario prefettizio fu il reclutamento di manodopera per “lavori urgenti” (di difesa militare) da effettuarsi in provincia di Sondrio, come era stato richiesto dalle autorità superiori.

In un rapporto inviato al questore di Como Pozzoli, il 22 novembre 1944, il Somaschini affermava che la quasi totalità degli operai era occupata presso stabilimenti industriali e artigiani o in lavori agricoli e nessuno era disposto a lasciare il paese, nemmeno i renitenti alla leva, anch’essi stabilmente occupati.

L’unico modo possibile per il reclutamento di manodopera in paese sarebbe stato “ l’intervento diretto della Questura mediante il prelevamento fra i renitenti che non hanno ritenuto di sistemare la loro posizione nemmeno in questa occasione”( su 64 renitenti al bando del capo del governo del 28 ottobre 1944, se n’erano presentati solo 14) [341].

Risale invece a febbraio un’altra richiesta di manodopera questa volta di lavoratori agricoli da inviare in Germania “per gli imminenti lavori agricoli”.

Il Comune di Brenna avrebbe dovuto mettere a disposizione 51 unità maschili e femminili [342].

Non abbiamo, però, rinvenuto nell’uno e nell’altro caso, documentazione che attesti l’effettiva esecuzione di reclutamenti forzati in paese.

Nella primavera del 1944 ebbero luogo nel Comasco e nel Lecchese diversi scioperi contro il trasferimento forzato di manodopera in Germania o il dislocamento di lavoratori agli ordini delle truppe tedesche e diversi scioperanti furono arrestati e deportati nei campi di concentramento [343].

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[341]  ACBr, cart.829, Pubblica Sicurezza, Rapporto del Commissario Prefettizio al Questore di Como (Lorenzo Pozzoli), Brenna 22 novembre 1944.
[342]  ACBr, scat. 853, Polizia urbana e rurale, richiesta da parte da parte della Confederazione fascista degli agricoltori (Unione provinciale di Como) al Commissario Prefettizio di Brenna, Como 15 febbraio 1944: “La Provincia di Como è stata chiamata per mettere a disposizione n.4000 unità lavorative da inviare in Germania per gli imminenti lavori primaverili (…). Questa Unione, interessata in accordo con l’Unione dei Lavoratori dell’Agricoltura, dal Comando Germanico locale, deve provvedere per l’ingaggio di queste 4.000 unità lavorative entro la prima quindicina di marzo. A tal uopo è stato approntato un censimento per individuare le unità lavorative appartenenti alle famiglie dei nostri coltivatori diretti, che abbiano compiuto il17° anno, attualmente disoccupati oppure occupate in altre attività (industriali, commercianti o artigiane) anche se fuori provincia. Da tale censimento è risultato che il vostro Comune dovrà mettere a disposizione per questa emigrazione in Germania n.51 unità (maschili e femminili)”. Nel documento sono indicate anche le condizioni di ingaggio con la premessa che “il trattamento economico ed assistenziale garantito ai nostri lavoratori è lo stesso del quale usufruiscono i lavoratori agricoli in Germania (…). Essi riceveranno il più amichevole trattamento da parte dei camerati Germanici ”. Purtroppo sappiamo che la realtà sarebbe stata molto diversa. Al documento è allegato un elenco con i nomi dei componenti delle famiglie brennesi rispondenti ai requisiti richiesti (135 uomini e 114 donne).
[343]  Como e la sua storia. Dalla preistoria all’attualità, cit., p.302. A Como scioperarono le tintorie Comense e Castagna e a Maslianico le cartiere Burgo. Diversi scioperanti finiti nei campi di concentramento non fecero più ritorno.
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Il 21 marzo 1945, a poco meno di un mese dalla Liberazione, vi fu un’incursione area sui cieli di Brenna con bombardamenti.

Fortunatamente non si ebbero danni alle persone e alle cose, ma la popolazione visse sicuramente momenti drammatici [344].

In margine a questi avvenimenti di rilievo, vogliamo ricordare la sparizione, il 15 marzo, della preziosa macchina da scrivere Olivetti in dotazione all’Ufficio comunale, a quanto pare – si seppe solo alla fine della guerra – asportata “da elementi appartenenti a formazioni di partigiani” [345].

Ad aprile, esattamente il 14, le forze alleate fecero scattare l’offensiva generale.

Il 23 aprile le truppe americane varcarono il Po; in diverse città lombarde il CLN assunse il controllo della situazione.

Con la liberazione di tutto il Nord e l’uccisione di Mussolini e dei gerarchi fascisti veniva posto fine ad un ventennio di dittatura.

E l’epilogo, come è noto si consumò proprio sulle rive del lago di Como [346].

All’annuncio della Liberazione – annota il parroco nel Liber Chronicus – “il popolo esplose in una manifestazione di gioia tale che solo chi ha vissuto questi giorni può provare (…).

Colonne armate di tedeschi e di repubblichini in fuga che cedono davanti a un parroco, a un coadiutore con alcuni partigiani!!!…” [347].

Con la fine della guerra, mentre la vita gradualmente tornava alla normalità – tra difficoltà economiche, disagi sociali e un carico enorme di problemi da affrontare – iniziò la triste conta delle vittime.

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[344]  ACBr, Registro delle deliberazioni della Giunta Comunale, riunione del 21 luglio 1945. Tra gli oggetti in discussione la liquidazione indennità di bombardamento al personale d’ufficio. Si fa cenno all’incursione aerea del 21 marzo 1945.
[345]  ACBr, cart. 834, Pubblica Sicurezza dal 1945 al 1956, lettera de sindaco Perego al Comando RR.CC. di Cantù e al Presidente del CLN di Cantù, 7 gennaio 1946: “Nella notte del 15 marzo 1945 venne asportata da questo Ufficio comunale una macchina da scrivere Olivetti, che dopo la liberazione si venne a conoscenza di essere stata asportata da elementi appartenenti a formazioni di partigiani. Da informazioni assunte risulta che detta macchina trovasi attualmente presso la sede di codesto Partito Comunista. Dato che questo Ufficio non può provvedere all’acquisto di altra macchina ed avendo assoluto bisogno di essa, interesso vivamente questo Comando affinché si compiaccia provvedere per le dovute indagini e per l’eventuale recupero della macchina da scrivere di proprietà di questo Comune”. La fattura dell’acquisto e tutti i dati relativi alla macchina da scrivere erano stati nel frattempo consegnati alla Stazione RR.CC. di Mariano Comense. Tuttavia le “indagini” ebbero esito negativo, come risulterebbe dalla risposta inviata il 26 febbraio 1946 al Sindaco di Brenna dal Comando RR.CC. di Cantù: “(…) L’ispezione eseguita presso le locali Sezioni del Partito Comunista e Socialista non hanno portato al ritrovamento della macchina da scrivere “Olivetti” in quanto presso dette sedi esistono macchine da scrivere di marca diversa da quella ricercata”.
[346]  Per un approfondimento sugli anni della guerra e della Repubblica Sociale nel comasco cfr. V.Roncacci, La calma apparente del lago. Como e il Comasco tra guerra e guerra civile 1940-1945, Macchione Editore, Varese 2003.
[347]   APBr, Liber Chronicus, p.95
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I caduti brennesi furono quindici, tra cui sei dispersi in Russia.

CADUTI 2° GUERRA MONDIALE

 

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AMATI LUIGI  AMATI LUIGI

Deceduto il 4 febbraio 1941 alle ore 18.00 sulle pendici del monte Bregianit (Albania).
Del 67° Reggimento Fanteria – 10° Compagnia.
Il nominato fante è morto in seguito a ferita di scheggia di granata.
E’ stato sepolto ante monte.
Figlio di Enrico e Carolina Ballabio, celibe.
Residente a Brenna – Via Umberto I, 12.
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BALLABIO ARTURO  BALLABIO ARTURO

Deceduto il 3 gennaio 1946 nella sua abitazione di Olgelasca.
Reduce da zona di guerra da sei mesi.
Figlio di Leopoldo Luigi e Ratti Maria Enrica.
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COLOMBO ADOLFO  COLOMBO ADOLFO

Deceduto il 19 aprile 1943 – Disperso in mare.
Appartenete al 1° Reggimento Granatieri – Raggruppamento Speciale.
Era presente a bordo del Piroscafo “F.Crispi”, facendo parte di un contingente di truppa diretto a Bastia, che il Piroscafo fu colpito alle ore 14.30, a circa 30 Km. dalla costa Corsica, da tre siluri lanciati da un sommergibile nemico per cui affondava nel giro di 16 minuti con a bordo ancora numeroso personale.
Non è comparso fra i pochi naufraghi raccolti in mare da mezzi di soccorso.
Figlio di Luigi e Colombo Emma Ida.
Coniugato con Consonni Dorina e padre di Luigi e Mario.
Residente in Brenna – Via ai Campi, 21.
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COLOMBO VITTORIO  COLOMBO VITTORIO

Deceduto il 14 aprile 1941 alle ore 9,50, in seguito a sfacelo delle braccia da scheggie di granata, nella quota “1269” del monte Mali Scindeli (Grecia).
E’ stato sepolto nel Cimitero Militare di Martolosi di Sopra.
Appartenente al 67° Reggimento Fanteria.
Figlio di Luigi e Folcio Assunta.
Residente a Brenna – Piazza Volta, 17.
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COLZANI ARIALDO  COLZANI ARIALDO

Deceduto il 24 settembre 1943 a Brenna nella sua abitazione di Pozzolo Superiore.
Reduce da zona di guerra da sette giorni.
Figlio di Carlo Francesco e Consonni Adelaide.
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CONSONNI PAOLO  CONSONNI PAOLO

Deceduto il 3 maggio 1944 in prigionia.
Ospedale del campo di concentramento tedesco di Zenica (Bosnia Erzegovina) in seguito a sindrome dissenterica.
Sepolto al Cimitero annesso al Campo.
Appartenente al Magazzino Speciale.
Figlio di Cesare e Rosa Frigerio.
Residente a Brenna – Piazza Comunale, 10.
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CONSONNI  VITTORIO di Pietro  CONSONNI VITTORIO di Pietro

Deceduto il 25 gennaio 1945 causa mitragliamento aereo – a Cavenago d’Adda (Mi).
Figlio di Pietro e Villa Antonia.
Residente a Brenna – Piazza Comunale, 10.
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GALVAN GINO  GALVAN GINO

Deceduto il 26 novembre 1944 nel campo di prigionia di Grevena (Grecia) in seguito a febbri malariche ed è stato sepolto nel locale Cimitero.
Appartenente al 6° Reggimento Lancieri “Aosta”.
Nato il 2 marzo 1912 a Rossano Veneto (Vicenza).
Residente in Brenna.
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VIGANO' EZIO  VIGANO’ EZIO PLINIO

Deceduto l’ 11 maggio 1945 alle ore 7.30 a Zeithain (Germania).
E’ sepolto nel Cimitero Militare Italiano di Zeithain – tomba n. 800.
Figlio di Vermondo e Maria Cappelletti, celibe.
Residente in Olgelasca.
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DISPERSI SUL FRONTE RUSSO

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 AMATI FRANCO   AMATI FRANCO

Dato disperso il 31 gennaio 1943.
Appartenente al Reggimento Artiglieria a Cavallo ha dato le ultime notizie il 28-12-1942.
Figlio di Luigi Antonio e Maspero Giuseppa.
Residente a Brenna – Via Trieste.

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21 ottobre 1999
Registrazione atto di morte del soldato Amati Franco.
Dichiarazione dell’avvenuta morte il 12 gennaio 1943 a Tambov (Russia) nel Campo 188.
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CAMPOSTORI ACHILLE  CAMPOSTORI ACHILLE

Dato disperso il 21 gennaio 1943.
Appartenente al Reggimento Artiglieria a Cavallo ha dato le ultime notizie il 6-1-1943.
Figlio di Enrico Antonio e Ballabio Giuseppa.
Residente in Pozzolo Inferiore.
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CITTERIO AGOSTINO

Dato disperso il 12 gennaio 1943.
Appartenente al Reggimento Artiglieria a Cavallo ha dato le ultime notizie il 3-1-1943.
Figlio di Ernesto e Palladina Giuditta.
Residente a Brenna – Casa di Sotto (Potec).
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CITTERIO FRANCESCO  CITTERIO FRANCESCO

Dato disperso il 10 maggio 1943.
Appartenente al 5° Reggimento Alpini.
Ha dato le ultime notizie il 28-12-1942.
Figlio di Giovanni Antonio e Pifferi Elena.
Residente in Olgelasca.
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26 febbraio 1959
Con sentenza il Tribunale di Como dichiara la morte presunta di Citterio Francesco di Giovanni Antonio avvenuta in Russia il 26 gennaio 1943.
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CONSONNI ENRICO  CONSONNI ENRICO

Dato disperso il 31 gennaio 1943
Appartenente al Reggimento Artiglieria a Cavallo.
Ha dato le ultime notizie il 5-1-1943.
Figlio di Giuseppe Guglielmo e Meroni Amabile.
Residente in Pozzolo Inferiore.
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25 gennaio 1984
Con sentenza del Tribunale di Como in data 10 maggio 1983 n.519 è stata dichiarata la morte presunta di Consonni Enrico di Giuseppe avvenuta alle ore 24 del giorno 31 gennaio 1943 sul fronte russo.
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CONSONNI VITTORIO di Enrico  Caporale CONSONNI VITTORIO di Enrico

Dato disperso il 10 gennaio 1943.
Deceduto il 9 aprile 1943 a AK BULAK (Russia -zona fiume Don).
Appartenente al 5° Reggimento Alpini.
Figlio di Enrico e Ballabio Maria Serafina.
Sposato con Mauri Giuseppina di Lurago d’Erba.
Residente alla Cascina Meroni.
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