S9 – LA SCUOLA

S9 – LA SCUOLA

Scritto di ELENA D’AMBROSIO
( integrazione di Dino Ballabio )

EVOLUZIONE E VICENDE

Fino alla metà del XVIII secolo l’insegnamento elementare e medio era legato alla precettistica privata, non certo ad una istituzione pubblica.

La scuola era indubbiamente privilegio di pochi e ricadeva in gran parte nella sfera d’azione della Chiesa.

In Lombardia quantunque non mancasse del tutto un’istruzione primaria essa presentava parecchi aspetti negativi.

Le scuole erano scarse, distribuite in maniera irregolare, senza un controllo da parte di alcuna autorità, rette da maestri mercenari – spesso privi di diplomi e senza un metodo didattico – fra i quali parecchi chierici e preti.

Si insegnava troppo latino, mentre poco o quasi nullo il tempo dedicato alla lettura e scrittura in “volgare” e all’aritmetica.

Queste scuole di “latinetto”, che avevano come obiettivo primario quello di preparare i ragazzi alle scuole superiori, erano poco frequentate dal popolo, non potendovi apprendere insegnamenti utili alla vita pratica, in particolare la lingua “volgare” [393] .

In qualche Comune l’insegnamento dipendeva da Cappellanie fondate nel Seicento che, tra gli altri scopi, avevano, appunto, l’obbligo di insegnare a leggere, scrivere e far di conto.

Soltanto nella seconda metà del XVIII secolo cominciò a manifestarsi l’esigenza di un intervento dello Stato nel campo dell’istruzione sotto la spinta delle idee illuministiche e in seguito all’espulsione dei gesuiti e alla soppressione del loro ordine [394] .

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[393]  M. T. Cigolini, L’istruzione primaria in Lombardia nell’età delle riforme, in Economia, istituzioni, cultura in Lombardia nell’età di Maria Teresa, a cura di Aldo De Maddalena., Ettore Rotelli, Gennaro Barbarisi, Il Mulino, Bologna 1982, vol. III, p.1028.
[394]  Giovanni Genovesi, Storia della scuola in Italia dal Settecento a oggi, Editori Laterza, Bari 1998, p.13. “L’abolizione della Compagnia di Gesù agì come concausa non marginale per la crescita di una tale attenzione, non foss’altro per la necessità di reperire maestri laici in sostituzione di quelli religiosi cacciati”.
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Le prime scuole “gratuite di leggere e scrivere per il popolo” furono volute da Maria Teresa e vennero aperte in Lombardia da suo figlio e successore Giuseppe II [395] .

La riforma dell’istruzione primaria prese l’avvio nel novembre del 1773, allorché fu istituito a Milano il Magistrato Generale degli Studi a cui fu affidato anche l’incarico di compilare un piano per l’istituzione di scuole pubbliche in concomitanza con il riordinamento delle scuole primarie in atto in Austria.

L’abate Giovanni Bovara, lecchese, venne delegato a visitare tutte le scuole già esistenti nella regione.

Giunto nell’ottobre del 1774 nel comasco dovette a malincuore constatare che nessun piano poteva essere qui realizzato, mancando i fondi occorrenti per l’apertura di scuole pubbliche gratuite che si sarebbero dovuti ottenere con la soppressione delle Confraternite [396] .

Dopo i primi esperimenti di scuole governative a Lodi, Piacenza e Casalmaggiore è solo con Giuseppe II che l’istruzione primaria assunse caratteri più precisi.

Nel 1786 fu nominata una Delegazione delle scuole normali a cui fu affidata l’elaborazione del regolamento di applicazione della riforma austriaca per le province italiane, di cui faceva parte il padre somasco Francesco Soave.

A differenza del “modello” austriaco non furono contemplati i principi dell’obbligo e della gratuità e si ebbe l’istituzione (che non raggiunse “le terre e ville” minori) unicamente di scuole a due classi limitate all’insegnamento del leggere scrivere, far di conto e del catechismo (era proibito l’insegnamento del latino) e, per gli aspiranti insegnanti, corsi di Tirocinio tenuti pressi il ginnasio di Brera [397] .

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[395]  M.T. Cigolini, L’Istruzione primaria in Lombardia nell’età delle riforme, cit., p.1027. Il 6 dicembre 1774 Maria Teresa d’Austria emanava il “Regolamento generale per le scuole tedesche normali, centrali e triviali degli Stati ereditari dell’Imperatrice e Regina”, opera dell’abate Ignazio Felbiger, che di fatto istituiva le scuole pubbliche in Austria e nei territori direttamente pertinenti al governo di Vienna, introducendo l’obbligo scolastico per tutti i bambini dai sei ai dodici anni d’età. Le scuole per il popolo furono distinte in: triviali o comuni, attivate in ogni villaggio o paese per l’insegnamento della lettura, scrittura, aritmetica e catechismo, principali, funzionanti nelle città, dove oltre alle materie sopraccitate si insegnava anche il latino, la geografia e altre discipline per chi poteva continuare gli studi, e normali, in ogni capoluogo di provincia, per la preparazione dei futuri insegnanti.
[396]  Il Comune e la Parrocchia di Capiago in Periodico storico comense, nuova serie, vol. VI, Como 1947, p.39.
[397]  Giovanni Genovesi, Storia della scuola in Italia dal Settecento a oggi, cit., pp. 18-19.
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Con un’ordinanza imperiale voluta dal successore Leopoldo II nel 1791 fu stabilito che la frequenza delle scuole elementari pubbliche dovesse essere gratuita.

Brenna era assolutamente priva di scuola pubblica non solo al tempo di Maria Teresa e dei suoi successori ma anche durante tutto il periodo napoleonico [398] .

La situazione era più o meno la stessa in molti comuni del Cantone V.

Il Cancelliere cantonale Mondini, in un rapporto datato 4 dicembre 1806, informava il Prefetto del Dipartimento del Lario che fra i Comuni di 3° classe del Cantone, solo in quello di Carimate esisteva una scuola di leggere, scrivere e far di conto.

In un altro successivo, lamentava “lo stato deplorevole” in cui si trovava il Cantone in merito all’istruzione “trascurata”, sollecitando un “provvedimento d’impegno” [399] .

Con il ritorno del dominio austriaco fu fatto qualche passo in avanti.

Nell’elenco delle scuole Comunali del Distretto XXVI di Mariano relativo all’anno 1817, compare il nome di Brenna.

La scuola era a carico del Comune ed era frequentata da 40 scolari, anche se durante il periodo estivo, per i lavori agricoli, se ne calcolavano “un terzo meno”; maestro l’ecclesiastico Carlo Giò Elli [400] .

L’anno successivo, esattamente il 7 dicembre 1818, fu promulgato il “Regolamento normale per le Scuole elementari da istituirsi o da sistemare di nuovo nel Regno Lombardo-Veneto”, che suddivideva le scuole elementari in minori, maggiori e tecniche.

Le minori, articolate in due classi e obbligatorie per i fanciulli tra 6 e 12 anni, dovevano essere istituite in ogni parrocchia, affidate ai Comuni sotto la direzione del parroco.

Le scuole delle fanciulle dovevano “possibilmente” essere separate da quelle dei fanciulli [401] .

Tuttavia per diversi anni ancora, a Brenna come in molti altri paesi della Provincia non si riuscì a garantire la continuità e regolarità del servizio scolastico.

Il Regio Commissario Distrettuale, il 20 marzo 1820, comunicava alla Delegazione Provinciale che i due maestri di Brenna e Arosio erano mediocri  [402] .

Quattro anni più tardi, nel 1824, Brenna, con i suoi 76 fanciulli, compare nell’elenco dei Comuni del Distretto XXVI di Mariano mancanti di scuola elementare, insieme a Carugo, Intimiano, Cremnago, Romanò, Senna e Villa Romanò [403] .

Del resto gli stipendi corrisposti agli insegnanti erano davvero miseri, ben al di sotto del compenso minimo stabilito per legge in L. 200 austriache.

Il maestro di Brenna nel 1833 percepiva poco più di 171 lire all’anno, ancora meno quello di Novedrate che guadagnava solo 137 lire.

Per questa ragione molti insegnanti erano costretti a dimettersi dall’incarico o a trascurare l’orario scolastico “per procacciarsi altrimenti la sussistenza” [404] .

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[398]  Con l’ondata rivoluzionaria francese e la costituzione della Repubblica Cisalpina, fra i primi compiti fu posta la necessità di creare una nuova organizzazione scolastica. Fu così varato il Piano generale di Pubblica Istruzione redatto e presentato da Lorenzo Mascheroni che prevedeva 4 ordini di scuole a totale carico dello Stato. Al gradino più basso la scuola “primitiva” gratuita e aperta a tutti. Dopo la breve parentesi austriaca, l’attività legislativa riprese ma su u piano più modesto. La scuola elementare (non più primitiva) cessò di essere gratuita tornando ad essere a carico dei Comuni che potevano esigere specifiche imposte per questo scopo (Legge 4 settembre 1802).
[399]  ASCo, Fondo Prefettura, Istruzione pubblica, cart. 933.
[400]  ASCo, Fondo Prefettura, Istruzione pubblica, cart. 3986. Elenco compilato dall’Ufficio dell’Imperiale Regia Cancelleria Censuaria, Mariano, 7 febbraio 1817. Nel Distretto XXVI di Mariano erano dotati di scuola anche i comuni di Cantù, Mariano, Arosio, Carugo, Cabiate, Cremnago e Inverigo.
[401]  ASCo, Fondo Prefettura, Istruzione pubblica, cart 4079. “Regolamento per le scuole elementari nel Lombardo – Veneto, 7 dicembre 1818.
[402]  ASCo, Fondo Prefettura, Istruzione pubblica, cart. 3984, fasc.13.
[403]  ASCo, Fondo Prefettura, Istruzione pubblica, cart. 4081, f.7 Scuole Comunali. Elenco stilato dal Regio Ispettore Provinciale il 10 gennaio 1824.
[404]  ASCo, Fondo Prefettura, Istruzione pubblica, cart. 4083, f.7, Scuole Comunali. Elenco dei Comuni della provincia di Como che pagano ai pubblici maestri uno stipendio troppo tenue, 30 maggio 1833.
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E’ comunque in questo periodo che Brenna può dirsi stabilmente dotata di una scuola pubblica maschile, diretta dal parroco Gio Battista Cattaneo (vi insegnava il vicario)

Il locale che la ospitava era stato “cambiato e rifabbricato in parte”.

Nonostante l’ottima ubicazione era però troppo ampio rispetto allo scarso numero di scolari frequentanti, privo di camino, accessorio fondamentale per poter sopportare il rigido clima invernale [405]  e con tavole da osteria al posto dei banchi che rendevano difficoltoso da parte del maestro il mantenimento della disciplina, come sottolineava l’Ispettore Distrettuale in un rapporto alla Deputazione Provinciale, il 1 maggio 1835 [406] .

Se le scuole pubbliche maschili erano aperte ormai in tutti i comuni del Distretto, non si poteva dire altrettanto per le scuole pubbliche femminili, la cui istituzione trovava spesso grossi ostacoli proprio in seno alle comunità locali.

Da un lato, le famiglie, per la maggio parte appartenenti al ceto contadino, erano restie a mandare a scuola le bambine, più utili a casa ad accudire ai lavori domestici, dall’altro lato le stesse amministrazioni, contrarie al pari delle famiglie a dare un minimo di istruzione alle bambine, non volevano accollarsi ulteriori spese che potevano incidere sui già magri bilanci.

Nel 1835, nel distretto di Cantù, solo Cantù e Mariano era dotate di una scuola pubblica femminile [407] .

La medesima carenza si riscontrava più o meno in tutti i distretti della provincia, nonostante le molteplici sollecitazioni delle autorità superiori.

Lo stesso Governatore “si è lagnato – rivela l’Ispettore Provinciale in una lettera inviata a tutti gli Ispettori Distrettuali – che mentre nelle altre Province Lombarde va crescendo il numero delle scuole femminili, in questa poco o nulla s’aumenti quantunque si siano già dati moltissimi eccitamenti per avanzare un’opera di tanta utilità”.

Si raccomandava quantomeno l’istituzione delle scuole femminili almeno nei comuni più popolosi [408] .

A distanza di parecchi anni erano ancora poche le scuole femminili effettivamente attivate.

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[405]  ASCo, Fondo Prefettura, Istruzione pubblica, cart. 4051, f .7, Scuole Comunali. Stato dei locali delle scuole pubbliche del Distretto di Cantù, 21 aprile 1835.
[406]  Ibidem.
[407]  ASCo, Fondo Prefettura, Istruzione pubblica, cart. 4083. Tabella dei comuni tuttora mancanti di scuola pubblica maschile e femminile nella provincia di Como, Distretto XXVI di Cantù. La popolazione scolastica di Brenna era composta da 51 maschi e 73 femmine.
[408]  Ibidem. Lettera dell’Ispettore provinciale agli Ispettori distrettuali, Como, 2 febbraio 1835.
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 Nell’anno scolastico 1858-1859, oltre a Cantù e Mariano, solo in altri tre Comuni del Distretto di Cantù – di cui tra l’altro era Ispettore scolastico il parroco di Brenna don Antonio Daverio- funzionavano le scuole femminili, e cioè ad Alzate, Cabiate e Carugo. Per sopperire a tale mancanza venivano invitati i parroci ad occuparsi dell’istruzione delle fanciulle [409] .

A Brenna il Convocato Generale, chiamato a dare una risposta circa l’istituzione della scuola femminile, aveva deciso “per ora di soprassedere per detta istituzione”, trovandosi il comune “già aggravato di forte sovrimposta” , salvo promuoverla “allorché il Comune si troverà in circostanze economiche più vantaggiose” [410].

Solo nel primo periodo dell’Italia Unita si riuscì a colmare questo vuoto.

In base alla nuova legislazione scolastica del Regno d’Italia – che era in pratica la legge Casati emanata il 13 novembre 1859 nel Regno di Sardegna e progressivamente estesa a tutte le province d’Italia annesse al Piemonte – l’istruzione elementare, affidata ai Comuni , era distinta in due gradi, inferiore e superiore, entrambi biennali e gratuiti.

L’obbligatorietà era prevista solo per il grado inferiore.

Le due classi dovevamo essere necessariamente divise in maschili e femminili [411] .

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[409]  ASCo, Fondo Prefettura, Istruzione pubblica, cart. 4087, f. 7, Scuole Comunali. Tabella stilata dal Commissario distrettuale di Cantù sulle “Parrocchie che al principio dell’anno scolastico 1858-59 non possiedono Scuola elementare minore maschile e femminile od entrambe, Cantù 13 ottobre 1858”.
[410]  Ibidem. Estratto delle deliberazioni del Convocato Generale tenutosi a Brenna il giorno 8 ottobre 1858.
[411]  Giovanni Genovesi, Storia della scuola in Italia dal Settecento a oggi, cit., pp.76-77. La scuola elementare superiore doveva essere istituita unicamente nei comuni con oltre 4.000 abitanti.
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L’istituzione delle scuole femminili era legata alle possibilità finanziarie di ciascun Comune.

Fu il sindaco Alessandro Meroni a battersi strenuamente per l’apertura della scuola femminile a Brenna.

Prospettandosi la possibilità di ottenere un sussidio governativo – grazie alle trattative da lui intavolate con le autorità scolastiche provinciali e con lo stesso Governo – il Consiglio Comunale nella seduta straordinaria del 4 agosto 1861, deliberò all’unanimità lo stanziamento di 150 franchi per l’impianto della scuola e di una somma annuale di 75 franchi per le spese di affitto e manutenzione del locale scolastico [412] .

Tuttavia nella successiva riunione autunnale, il Consiglio ritornò sui suoi passi, non avendo ricevuto precise assicurazioni dal Governo, e decise di sospendere “ogni esborso in favore di una istituzione che non sembrava poter aver luogo” [413] .

In verità in seno al Consiglio si erano create delle forti “resistenze” all’istituzione della scuola femminile che, comunque, fu aperta nel marzo 1862 grazie al sopraggiunto sussidio governativo (L. 130) e affidata provvisoriamente alla maestra Maria Viganò.

Nella seduta del 26 maggio1862, mentre la scuola era ben avviata e contava la presenza di una cinquantina di bambine, il Consiglio Comunale si rifiutò di votare la conferma dello stipendio alla maestra e manifestò la volontà di chiudere la scuola.

In quella seduta fu a rischio anche la sopravvivenza della stessa scuola maschile, affidata al sacerdote Buzzoni, dal momento che su nove consiglieri solo cinque si espressero per il suo mantenimento.

Apparentemente il motivo di tale decisione era legato alle precarie risorse finanziare del Comune, impegnato in quel momento a trovare i fondi per la costruzione del campanile della chiesa nuova [414] .

Il fitto carteggio – conservato presso l’Archivio dei Stato di Como – intercorso tra il sindaco Meroni, il Prefetto e le varie autorità scolastiche provinciali, ci aiuta a chiarire meglio l’intera vicenda.

Sappiamo così che questa sorta di opposizione all’istituzione della scuola femminile, segno di una ottusità e arretratezza mentale peraltro normale in quel periodo, era manovrata “dalla più ricca possidenza e da una parte del clero” [415] , già risentiti col Meroni per il suo tentativo “di introdurre economie nella costruzione del campanile” [416] .

Alcuni Consigli Comunali straordinari “saltarono” per mancanza del numero legale e nemmeno l’intervento della la Prefettura con l’ordine di convocazione straordinaria del Consiglio per il 29 settembre 1862, riuscì a sbloccare la situazione  [417] .

Ancora una volta, il 10 novembre 1863, il Consiglio Comunale decretava la soppressione dal Bilancio della somma stanziata per lo stipendio della maestra, sebbene in un’altra precedente straordinaria adunanza avesse deliberato il mantenimento della scuola femminile “dietro energiche rimostranze” sia del Regio Ispettore scolastico che del Prefetto [418] .

In tutto questo periodo il Sindaco era riuscito, con grande difficoltà, a mantenere aperta la scuola femminile nonostante il numero delle alunne frequentanti fosse sceso a diciotto, grazie anche “alla premura che si poneva da persone influenti del Comune nel dissuadere le famiglie dal mandare le loro fanciulle a ricevere il pane dell’istruzione” [419] , ma alla fine di marzo 1863 fu costretto con grande rammarico, a chiuderla.

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[412]  ASCo, Fondo Prefettura, Istruzione pubblica, cart. 4029. Estratto del Verbale di straordinaria convocazione del Consiglio Comunale tenutasi il 4 agosto 1861.
[413]  Ibidem, lettera del Sindaco di Brenna Alessandro Meroni al Prefetto di Como, Brenna, 22 novembre 1861.
[414]  Ibidem, rapporto dell’Ufficio del R. Ispettore per gli studi primari della provincia di Como al Prefetto, Como, 23 luglio 1862.
[415]  Ibidem, lettera del Sindaco Meroni al Prefetto di Como, Brenna, 11 settembre 1863.
[416]  Ibidem, lettera del Sindaco di Brenna al Prefetto di Como, Brenna, 18 settembre 1863.
[417]  Ibidem, Verbale di straordinaria convocazione del Consiglio Comunale nella sessione ordinata dalla Regia Prefettura, Brenna, 29 settembre 1862. Il Consiglio si pronunciò negativamente sia sullo stanziamento in bilancio dello stipendio degli insegnanti nella misura di L. 606,06 complessive, con L. 303,33 spettanti alla maestra della scuola femminile, sia per quanto riguarda la classificazione della scuola di Brenna in rurale di 3° classe, secondo quanto disposto dalla legge.
[418]  Ibidem, rapporto del Regio Ispettore per gli Studi primari della Provincia di Como al Prefetto di Como, Como, 5 febbraio 1863.
[419]  Ibidem, rapporto del Regio Ispettore per gli studi primari della provincia di Como al Prefetto della Provincia, Como 20 febbraio 1864.
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 In alcune lettere indirizzate al Prefetto nel settembre 1863, ammise sconsolatamente la propria sconfitta “di fronte ad un partito più forte”, facendo da ultimo notare “a maggior lume” del Prefetto, che “li Consiglieri Comunali si appoggiano nell’osteggiare le scuole in special modo le femminili sull’esempio di tante Comuni le quali sanno, in onta alle leggi, farne senza e portarsi quindi come esempio di libertà” [420] .

Poco dopo fu costretto ad abbandonare la carica di sindaco

La “ribellione” degli amministratori di Brenna continuò ancora per diversi mesi.

Nonostante la deliberazione della Deputazione Provinciale ( 4 aprile 1863) che ordinava la riapertura della scuola e lo stanziamento d’ufficio nel Bilancio 1863 del Comune di Brenna dello stipendio della maestra in L. 216, la scuola restò chiusa per tutto l’anno scolastico [421] .

Ci volle un ulteriore intervento delle autorità scolastiche provinciali e da ultimo della Deputazione Provinciale per vincere “l’ostinata resistenza dei rappresentanti di Brenna ad ubbidire alle leggi e alle autorità” . [422] 

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[420]  Ibidem, lettere del Sindaco di Brenna Meroni al Prefetto di Como, Brenna, 11-18 settembre 1863.
[421]  Ibidem, Deputazione Provinciale seduta del 4 aprile 1863. L’intervento della Deputazione Provinciale era stato chiesto dall’Ispettore per gli Studi primari della Provincia che chiedeva, però, per la maestra uno stipendio di L. 333,33.
[422]  Ibidem, Deputazione Provinciale, seduta del 17 marzo 1864. Fu stabilito lo stanziamento ex ufficio dello stipendio della maestra nel Bilancio comunale in L. 333,33, come richiesto dall’Ispettore per gli Studi primari della Provincia e l’apertura d’ufficio della Scuola femminile.
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Alla fine, quindi, il Consiglio Comunale capitolò e nella seduta del 12 maggio 1864 deliberò la classificazione delle scuole di Brenna e l’istituzione della scuola femminile, affidata dal Consiglio Provinciale Scolastico alla maestra Pozzoni Noseda Elisa con lo stipendio annuo di L 333,33.

Fu stipulata poi una speciale convenzione tra la maestra e il nob. Gaetano Perego, sindaco di Cremnago e assessore anziano di Brenna (“facente funzioni di sindaco”), con cui in pratica i due comuni si consorziavano per quanto riguarda l’istruzione femminile, pagando all’insegnante uno stipendio di L. 280 ciascuno, con un certo risparmio, quindi, per ambedue i Comuni [423] .

La Pozzoni insegnò a Brenna per un quinquennio poi per, ordine superiore, dovette rinunciare all’incarico per occuparsi esclusivamente della scuola di Cremnago . [424]

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[423]  Ibidem, rapporto del Regio Ispettore per gli Studi Primari della Provincia di Como al Prefetto di Como, Como, 26 giugno 1865.
[424]  ACBr, Delibere Comunali, estratto del Verbale di deliberazione della Giunta Municipale, Brenna, 24 ottobre 1869.
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Fino a metà degli anni novanta diverse furono le insegnanti che si succedettero alla guida della scuola femminile, mentre nel medesimo periodo la scuola maschile era affidata al parroco del paese don Antonio Brambilla.

Nel maggio del 1890 il Consiglio Comunale rifiutò la proposta prefettizia di aprire un’altra scuola maschile.

Il motivo era naturalmente di ordine finanziario, legato ai debiti contratti per la costruzione della strada di accesso alla Stazione ferroviaria e del nuovo Orologio; ma mancava in ogni caso un locale adatto [425] .

In base alla classificazione e riordinamento delle scuole pubbliche elementari volute dal Consiglio Scolastico Provinciale, le scuole di Brenna, la maschile e la femminile, risultavano sempre comprese nella terza classe rurale, suddivise ciascuna in tre classi (I, II, III) [426] .

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[425]  ACBr, Delibere Comunali, estratto del Verbale di prima convocazione del Consiglio Comunale nella sessione straordinaria tenutasi il 29 maggio 1890.
[426]  ACBr, Istruzione pubblica, appunto del Prefetto di Como datato 25 settembre 1890.
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Con l’anno scolastico 1896-1897 il parroco don Antonio Brambilla terminò la sua esperienza di maestro.

Lo sostituì un’altra figura familiare ai brennesi, l’infaticabile segretario comunale Carlo Consonni che, munito della patente di insegnante di grado inferiore (ottenuta a Como nel 1876), aveva già assunto questo ruolo nelle scuole di Cremnago [427] .

L’anno prima era stata nominata maestra della scuola femminile Lucedalba Corti Pirola, nativa di Trezzo d’Adda. Ambedue mantennero l’incarico a Brenna per diversi anni combattendo una dura battaglia per sottrarre i bambini, la maggior parte appartenenti a famiglie contadine, alla piaga dell’analfabetismo.

Con il riordinamento delle scuole rurali in base alla legge Daneo – Credaro del 4 giugno 1911, che prevedeva l’obbligatorietà dell’istituzione in ogni comune di 4 classi elementari inferiori senza la rigida separazione tra scuola maschile e femminile, anche gli amministratori di Brenna dovettero adeguarsi alle nuove disposizioni [428] .

Così nella primavera del 1912 la scuola di Brenna, a cui fu aggiunta la quarta classe, fu classificata in rurale di 3° classe inferiore mista.

La prima e la seconda classe miste (con orari diversi) furono affidate alla maestra Dirce Bassoli Rivazzini di Carpi, a Brenna da poco più di un anno, mentre all’ormai veterano maestro Consonni la terza e quarta miste, sempre con orari diversi [429] .

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[427]  ACBr, Istruzione pubblica, Processo verbale di deliberazione del Consiglio Comunale, Brenna 9 settembre 1896.
[428]  Con la legge Daneo Credaro l’istruzione primaria fu affidata allo Stato, eccetto nei capoluoghi di provincia. Ai Comuni fu assegnato il compito di istituire i Patronati Scolastici per l’assistenza ai bambini bisognosi. Il Consiglio Comunale di Brenna nell’adunanza straordinaria del 14 maggio 1914, “ritenuto conveniente per sentimento di dignità e per più diretta vigilanza”, aveva deliberato di chiedere alle autorità superiori l’autorizzazione per poter conservare l’amministrazione delle proprie scuole.
[429]  ACBr, Istruzione pubblica, lettera del Regio Provveditore al Sindaco di Brenna, Como, 2 aprile 1912. Prima della nomina della Bassoli Rivazzini si erano alternate sulla cattedra della scuola femminile altre due insegnanti: Giuseppina Bellaria per l’anno scolastico 1907-1908 e Antonietta Ghezzi per il biennio 1908-1910.
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 Nell’Archivio storico del Comune sono conservate parecchie “Relazioni” compilate dagli insegnanti alla fine di ogni anno scolastico che forniscono un quadro abbastanza preciso di come era la scuola a Brenna, in particolare negli anni dal 1902 al 1913.
Posto nel centro del paese l’edificio scolastico, era costituito di due soli locali.

Quello a pianterreno, era riservato alla 1° e 2° classe, nell’altro, al piano superiore, trovavano posto la 3° e 4° classe.

I due vani delle medesime dimensioni, erano in ogni modo un po’ piccoli per poter contenere comodamente scolaresche numerose.

Infatti accadeva spesso che gli insegnanti si trovassero di fronte classi con un numero di alunni che superava di gran lunga la quarantina e con parecchi ripetenti.

I banchi “di antichissimo modello e in pessimo stato” erano insufficienti, scarso il materiale didattico, come segnalavano i maestri nelle loro relazioni [430] .

Il Comune riforniva la scuola della legna per il riscaldamento, dell’inchiostro e gessetti per le lavagne.

L’anno scolastico iniziava in genere a metà ottobre per concludersi intorno al 20 luglio; solo tre le ore di lezione al giorno per ogni singola classe, con orario alternato e comunque ridotto (dalle 8 alle 11 e dalle 13 alle 16), escluso il giovedì, giorno di vacanza.

E se la frequenza era abbastanza regolare nel primo periodo dell’anno scolastico, con l’approssimarsi della bella stagione tendeva a diminuire, poiché i bambini dovevano aiutare i familiari nei “lavori di campagna”.

Dopo la scuola, in ogni caso, i ragazzini brennesi dovevano rimboccarsi le maniche, i maschi andando a raccogliere la legna nei boschi, le femmine lavorando al tombolo; poco il tempo lasciato ai giochi.

I genitori erano più interessati – lamentavano gli insegnanti – “dei guadagni immediati, giornalieri dei loro figli che della scuola”.

I bambini d’altro canto spesso approfittavano di questa sorta di indifferenza degli adulti, non sentendosi per nulla obbligati a svolgere i compiti e a studiare la lezione [431] .

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[430]  ACBr, Istruzione pubblica, Relazione finale sulla scuola mista, classe 1° e 2°, compilata dalla maestra Dirce Bassoli, Brenna, 28 luglio 1913. Nell’Archivio storico del Comune di Brenna sono conservate anche alcune “Relazioni” relative agli anni precedenti.
[431]  ACBr, Istruzione pubblica, Relazione finale sulla scuola mista, classe 3° e 4°, compilata dalla maestra Dirce Bassoli, Brenna, 24 luglio 1914.
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Nel 1913 fu costituito anche a Brenna, presso l’Ufficio comunale, il Patronato scolastico per l’assistenza ai bambini poveri ( più precisamente con decreto 25 settembre 1913 n.9272 del Regio Provveditore agli studi di Como), con il relativo Statuto approvato dalla Delegazione Scolastica Governativa di Como il 7 febbraio 1914 [432] .

Il suo compito si limitava unicamente alla gestione dello scarno sussidio governativo, non potendo contare su alcun socio e non avendo mai ricevuto offerte o oblazioni varie.

Soprattutto nel periodo della Prima guerra mondiale i sussidi venivano impiegati nell’acquisto dei libri di testo e dei quaderni per gli alunni più poveri “avuto riguardo alle famiglie dei militari richiamati alle armi”  [433] .

Alla fine dell’anno scolastico 1913- 1914 il maestro Consonni lasciò l’insegnamento.

Il suo posto venne assunto dall’insegnante Luigia Pozzoli di Arosio.  [434] .

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[432]   ACBr, Istruzione pubblica, Estratto del Verbale della seduta ordinaria del Consiglio Comunale, tenutasi il 20 aprile 1914. Questo Ente era sorto con lo scopo precipuo di porre un freno al fenomeno dell’abbandono scolastico; assisteva, quindi, gli scolari più bisognosi offrendo gratuitamente il materiale didattico.
[433]   ACBr, Istruzione pubblica, rapporto del Sindaco di Brenna al Provveditore agli studi, Brenna, 17 febbraio, 1917.
[434]   ACBr, Istruzione pubblica, dal Regio Provveditore agli Studi al Sindaco di Brenna, Como, 20 ottobre 1914.
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Nel 1916 fu terminata la costruzione del nuovo edificio scolastico, con due ampie aule, che il sindaco Alessandro Perego aveva voluto edificare a sue spese, viste le ridotte risorse finanziarie del Comune

Importanti cambiamenti nell’ordinamento scolastico ebbero luogo con l’apertura, agli inizi del 1921, per volontà del Consiglio Scolastico Provinciale, di una terza scuola (I mista, II mista, III e IV mista abbinate) e quindi con la nomina di un altro insegnante.

In tal modo veniva finalmente assicurato l’orario normale in tutte le classi, suddiviso tra il mattino e il pomeriggio (dalle 9 alle 11.40 e dalle 13.30 alle 15.10 ).

Per poter ottemperare alle decisioni prese dalle autorità scolastiche, l’amministrazione comunale, si vide costretta ad affittare un terzo locale poiché l’edificio scolastico disponeva di due soli vani [435] .

Con tale sistemazione le insegnanti si impegnarono a porre fine alla mal tollerata – sia dai genitori che dall’amministrazione comunale – consuetudine, dettata da “criteri didattici e da necessità locali”, di mischiare, non di rado, nei banchi maschi e femmine [436] .

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[435]   ACBr, Istruzione pubblica, lettera del Regio Ispettore scolastico di Cantù al Sindaco di Brenna, Cantù, 11 febbraio 1921.
[436]   ACBr, Istruzione pubblica, lettera del Regio Ispettore Scolastico della Circoscrizione di Cantù al Sindaco di Brenna, Cantù, 8 febbraio 1921.
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Tuttavia la maestra della 1° classe, Dirce Bassoli, disattese le promesse provocando la vivace rimostranza delle madri dei suoi alunni che si appellarono direttamente alle autorità con un forte reclamo: “Le sottoscritte madri di famiglia che hanno i figli che frequentano la classe 1° mista diretta dalla maestra Dirce Bassoli protestano energicamente contro l’inconveniente sistema adottato dalla medesima insegnante di tenere negli stessi banchi maschi e femmine frammischiati e chiedono un provvedimento dall’autorità scolastica non potendo permettere la continuazione di un simile sconcio” [437] .

Anche il Sindaco Alessandro Perego denunciò tale comportamento all’Ispettore scolastico  [438]  che, al contrario, difese l’insegnante posta sotto processo [439] .

La situazione si fece incandescente allorché le madri degli scolari di prima passarono all’azione trattenendo a casa i figli e impedendo l’ingresso a scuola degli alunni della 3° classe.

Dovette intervenire l’Arma dei Carabinieri per calmare gli animi. Solo dopo alcuni giorni fu ripreso il regolare funzionamento della scuola grazie “all’opera di persuasione” compiuta dai componenti della Commissione di vigilanza scolastica di Brenna [440] , anche se in precedenza alcuni membri della stessa Commissione avevano avuto occasione di scontrarsi con le insegnanti a causa di una loro inopportuna visita a scuola durante lo svolgimento delle lezioni  [441] .

Presto tutto tornò alla normalità; certo è che questo “incidente increscioso” dette, forse per la prima volta, una scossa alla tranquilla vita degli abitanti del paesino brianzolo.

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[437]   ACBr, Istruzione pubblica, biglietto manoscritto, Brenna, 11 febbraio 1921.
[438]  ACBr, Istruzione pubblica, lettera del Sindaco di Brenna al Regio Ispettore scolastico di Cantù, Brenna, 8 febbraio 1921.
[439]  ACBr, Istruzione pubblica, lettera del R. Ispettore Scolastico della circoscrizione di Cantù al Sindaco di Brenna, Cantù, 13 febbraio 1921: “Quest’Ufficio non ha alcun provvedimento da adottare in ordine al reclamo di alcune madri di famiglia avverso l’assegnazione di posti degli alunni e delle alunne che l’insegnante di prima mista di codesto Comune ha creduto di attuare, per ragioni didattiche, la cui legittimità non può essere sindacata da persone alle quali la legge non riconosce la necessaria competenza”.
[440]  ACBr, Istruzione pubblica, biglietti manoscritti probabilmente dal segretario comunale Consonni il 15 e il 18 febbraio 1921.
[441]  ACBr, Istruzione pubblica, lettera del R. Ispettore Scolastico della Circoscrizione di Cantù al Sindaco di Brenna, Cantù, 11 febbraio 1921: “ (…) credo opportuno portare a conoscenza della S.V. prelodata affinché voglia essere cortese di darne a sua volta comunicazione ai Sigg. Deputati di Vigilanza, che, provocato il parere dell’Autorità Superiore circa il diritto o meno dei Commissari di Vigilanza di visitare le scuole durante lo svolgimento delle regolari lezioni, l’Autorità stessa si è proclamata in senso nettamente contrario”.
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Con l’avvento al potere del fascismo la scuola fu la prima istituzione a subire una profonda modificazione nel suo ordinamento interno.

A pochi mesi dalla marcia su Roma Mussolini, privo di un preciso programma di politica scolastica, adottò la riforma scolastica varata dal filosofo idealista Giovanni che aveva assunto l’incarico di ministro della pubblica Istruzione, entrando nel governo fascista il 31 ottobre 1922.

La scuola “elementare” risultava articolata in un grado preparatorio, corrispondente all’attuale scuola materna, per i bambini dai 3 ai 6 anni, (non obbligatorio né gratuito), cui seguiva un grado inferiore costituito dalle prime tre classi (I, II, III) e il grado superiore, IV e V classe.

Il superamento di un esame di fronte ad una commissione formata dal maestro e da due membri esterni consentiva il passaggio dal grado inferiore al grado superiore (anche se alla fine di ogni anno scolastico gli scolari dovevano sostenere un esame di ammissione nella loro stessa classe, con il proprio maestro ed un insegnante di una classe superiore) [442] .

Probabilmente fino alla metà degli anni Trenta Brenna continuò ad avere quattro classi elementari rette sempre da tre insegnanti che, a parte la Bassoli, ancora a Brenna almeno fino al 1923, duravano in carica per poco tempo, con un ricambio continuo (erano sempre donne).

Anche se era prevista la residenza nel Comune, diverse insegnanti che abitavano a Como o nelle vicinanze preferivano recarsi a Brenna quotidianamente utilizzando i mezzi pubblici, ma non sempre arrivavano puntuali alle lezioni con disappunto dell’amministrazione comunale e delle superiori autorità.

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[442]  Elena D’Ambrosio, A scuola col duce. L’istruzione primaria nel ventennio fascista, Como-Trento, 2001 pp. 10-12. La riforma fu attuata con una serie di decreti legge emanati grazie ai pieni poteri conferiti al Ministero, accompagnati e integrati da ordinanze e circolari. Tra febbraio e dicembre 1923 il governo emanò 10 regi decreti che riguardavano la scuola elementare e due le medie e superiori. Poiché l’obbligo scolastico fu esteso fino al 14° anno d’età, venne creato un “corso integrativo” di avviamento professionale di tre anni (VI, VII, VIII classe), chiuso in se stesso, per chi non avesse continuato gli studi nelle diverse scuole medie. L’obbligo scolastico (precedentemente esteso al 12° anno d’età) rimase unicamente un’affermazione di principio. Infatti la severità degli esami affollava di ripetenti le classi e per 3 alunni su 4 la carriera scolastica si interrompeva con il conseguimento del certificato di studio elementare inferiore.
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 Il Consiglio Comunale aveva respinto più volte nel corso dell’anno scolastico 1924-1925 la richiesta da parte della Direzione didattica di Cantù di procurare il locale adatto e l’arredamento necessario per istituire un nuovo posto di ruolo in maniera tale che ciascuna delle classi III e IV avesse una propria insegnante.

Le ragioni sostenute erano sempre di carattere finanziario, cioè le condizioni del bilancio comunale aggravato “di ingenti spese straordinarie” [443] .

Con l’instaurarsi della dittatura assistiamo ad un processo di progressiva fascistizzazione dello Stato, della società e della cultura, inclusa la scuola [444] .

Anche a Brenna sorsero le organizzazioni giovanili fasciste.

I bambini delle scuole elementari, a partire dalla III classe, erano inquadrati nelle file dei Balilla e delle Piccole Italiane ( nel 1935 sorse un’altra formazione: i Figli della Lupa che raggruppava indistintamente maschi e femmine dai 5 ai 7 anni), ed erano le insegnanti ad occuparsi della loro iscrizione.

Si era posto dapprincipio il problema dell’acquisto delle divise e i maestri per non gravare le famiglie di una spesa “per loro certamente non indifferente” si erano rivolte al podestà chiedendogli un aiuto [445] .

Balilla e Piccole Italiane partecipavano, nelle loro divise, a tutte le manifestazioni patriottiche e fasciste che si svolgevano in paese, oltre all’impegno in attività parascolastiche pomeridiane.

Tuttavia nel 1930 il Presidente del Comitato provinciale dell’ONB in una lettera inviata al Podestà, si lamentava per la ridotta attività delle organizzazioni giovanili del paese [446] .

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[443]   ACBr, Istruzione pubblica, Consiglio Comunale del 4 dicembre 1924, Consiglio Comunale del 28 dicembre 1924, Consiglio Comunale del 28 luglio 1925.
[444]   Elena D’Ambrosio, A scuola col duce. L’istruzione primaria nel ventennio fascista, cit., pp.13, 14.
[445]   ACBr, Istruzione pubblica, lettera della maestra Giuseppina Ceruti al Podestà di Brenna, Brenna, 18 ottobre 1926.
[446]   ACBr, Istruzione pubblica, lettera del Presidente provinciale dell’O.N.B. al Podestà di Brenna, Como, 21 gennaio 1930: “Le organizzazioni giovanili in codesto Comune, non danno da qualche tempo segno di vita. Il Dirigente locale dell’Opera, non dà prova di attività. Prego pertanto la S.V. d’accordo col Segretario Politico, invitare l’attuale Dirigente ad una maggiore diligenza e quanto meno propormi una persona – giovane e fascista – per la sostituzione”.
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Nel marzo 1935 la scuola di Brenna fu dotata dell’apparecchio “Radiorurale” con cui venivano ascoltati i discorsi del duce e le trasmissioni scolastiche realizzate dall’Ente Radio Rurale e mandate in onda dall’EIAR.

Accadeva spesso però che l’apparecchio si guastasse e passava parecchio tempo prima che fosse riparato [447] .

In questo periodo la classe magistrale, il cui ruolo era considerato fondamentale per il regime come strumento per la propaganda e la diffusione dell’ideologia fascista, era sottoposta ad un rigido controllo da parte delle autorità; ne sono testimonianza i “rapporti informativi sui singoli maestri” che la direzione didattica periodicamente richiedeva al podestà di Brenna [448] .

Tra le insegnanti che ricoprirono questa carica per diversi anni ricordiamo le maestre Giuseppina Ceruti, Angela Arnaboldi di Como ed Emilia Cattaneo.

Il biennio 1935-36 fu caratterizzato dalla realizzazione di due progetti che stavano molto a cuore ai brennesi: la costruzione dell’Asilo Infantile e l’ampliamento dell’edificio scolastico.

Colui che si batté in prima persona per vedere concretizzato il desiderio della popolazione di avere in paese un asilo infantile fu il parroco don Faustino Minotti.

A dire il vero già il suo predecessore, don Ferdinando Minotti, si era fatto interprete di tale desiderio cercando di coinvolgere nel progetto il Podestà avv. Dadea, ma quest’ultimo aveva mostrato scarso interesse per l’impresa [449] .

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[447]   Registro delle deliberazioni, deliberazione podestarile del 9 marzo 1935.
[448]   ACBr, Istruzione pubblica, documenti della Direzione didattica al Podestà, 18 febbraio 1929, 19 gennaio 1930 e altri ancora.
[449]   Dal Liber Chronicus. Don Ferdinando Minotti non avrebbe potuto accollarsi tutte le spese per l’opera, avendo già accumulato parecchi debiti per l’erezione del Salone Teatro e della casa del Coadiutore.
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L ‘ ASILO INFANTILE

Nell’aprile del 1934 don Faustino mise in piedi una commissione di “buoni volenterosi– racconta nel Liber Chronicus – per studiare la maniera di avere terreno e fondi per erigere l’asilo infantile”.

La nobildonna Emma Perego Osculati, a cui era stato chiesto un sostanziale aiuto, cedette il terreno e una somma di L. 500 all’anno.

Furono presi accordi con il podestà Giuseppe Baragiola affinché il futuro asilo fosse eretto in Ente morale e fosse gestito dalle suore, mentre durante le domeniche si sarebbe “trasformato” in oratorio femminile, frequentato dalle bambine del paese.

Il Podestà promise un finanziamento di L.1000 da parte dell’amministrazione comunale e suo personale di L. 5000.

Oltre al contributo del Parroco (L. 20.000) e di diversi privati, tutti i brennesi parteciparono, anche con piccoli importi, ad una sottoscrizione popolare che fruttò L. 5600 [450]  .

Per la realizzazione fu seguito il progetto ideato dal Parroco che soprintese all’opera insieme al muratore Angelo Vismara.

I lavori iniziarono l’ultima settimana di febbraio 1935, con una sospensione di due settimane per le continue piogge.

Nel giro di quattro mesi “l’edificio era pronto per ricevere le suore e far funzionare l’Asilo Oratorio femminile”, grazie al lavoro dei muratori che avevano acconsentito a ricevere una paga “inferiore a quella ufficiale” e di tutta la popolazione che con grande slancio durante le feste prestò la sua opera gratuitamente.

Anche i tanti falegnami del paese fecero la loro parte donando quasi tutto l’arredamento.

Il costo finale dell’edificio si ridusse così a sole L. 55228.30, “un vero prodigio”, annota il parroco nel Liber Chronicus.

Ad agosto, in occasione della festa patronale, vi fu una sorta di inaugurazione “privata e popolare” dell’Asilo, con una grande pesca allestita proprio nell’edificio.

L’inaugurazione ufficiale ebbe luogo il 20 ottobre alla presenza del Prefetto, del Segretario Federale e dell’on. Alessandro Tarabini, luogotenente generale della Milizia e fratello del segretario comunale Cesare Tarabini  [451] .

Il quotidiano “La Provincia di Como” riserva all’avvenimento un certo spazio, indugiando, come si usava in quel periodo, sui particolari della cerimonia [452] .

Con l’arrivo, poco tempo dopo, delle suore della Congregazione delle figlie di Betlem, l’Asilo iniziò ad ospitare i bambini brennesi, restando nel corso degli anni un punto di riferimento per le famiglie e le giovani [453] .

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[450]  Dal Liber Chronicus: “Elenco dei maggiori benefattori: Casa Perego Osculati: terreno, legname tetto e L. 1500 oltre le lire 500 annuali; il sig. Podestà Cav. Giuseppe Baragiola L. 5000; sig. Mauri Pietro e famiglia L. 1000; sig. Colonello Rag. Antonio Colombo L. 600; il sig. Prevosto Don Faustino Minotti per i suoi: Parroco Don Ferdinando Minotti, zio, Papà Leopoldo, Zia Teresa L. 20000; Sig. Trezzi Giovanni L. 300 in contanti, prestito di L. 10000 con poco interesse e disposto a qualunque altro prestito; Sig. Mascheroni Virgilio, segretario del fascio, (gli operai della sua bottega, ma solo manodopera), n. 4 stipiti e il tavolo del 400 del salone superiore; Sig. Angelo Vismara, si prestò a L. 13 il giorno a far col parroco da Capomastro, strinse tutti i contratti meravigliosamente bene”.
[451]  A. Tarabini prima di essere promosso a tale carica era stato alla guida della Federazione provinciale fascista dal 1924 al 1929 ed eletto in parlamento nel marzo 1929.
[452]  Pe “La Provincia di Como”, 22 ottobre 1935: “In una giornata indimenticabile di patriottico entusiasmo è stato inaugurato l’Asilo Infantile e la bandiera delle Scuole di Brenna.Alle ore 10.30 sono arrivati S.E. il Prefetto, il Luogotenente generale on. Tarabini, il Segretario Federale ed altre autorità ricevute al Municipio dal Podestà di Brenna, dal Segretario del Fascio, da numerose rappresentanze e dalla popolazione tutta, che hanno accolto le maggiori autorità della provincia con frenetiche ovazioni. Formato il corteo le autorità si sono recate alla lapide che ricorda i gloriosi caduti per deporvi una corona d’alloro.Dopo un minuto di raccoglimento, ricomposto il corteo al suono degli Inni della Patria, le autorità sono state accompagnate da tutta la popolazione, al nuovo fabbricato che dovrà ospitare l’Asilo Infantile. Sulla porta una Piccola Italiana ha parlato in nome dei bambini dell’Asilo, quindi S.E. il Prefetto ha sciolto il nodo che teneva teso il nastro ed è entrato a visitare il moderno e ben attrezzato asilo. Il parroco ha quindi impartita la benedizione.Accolti da scroscianti applausi, le autorità si sono affacciate al balcone ad inaugurare la bandiera delle Scuole. Ha quindi preso la parola il parroco don Faustino Minotti che è l’autore e il promotore dell’Asilo. Egli ha fatto una relazione finanziaria dell’Asilo; ha voluto rendere pubblici i nomi di coloro che diedero con grande generosità, tra cui la nobile famiglia Perego, l’amato Podestà Giuseppe Baragiola, nonché tutta la popolazione, concorde, che si prodigò con lavoro gratuito e con offerte di materiale, in modo che il fabbricato sorgesse moderno e ben attrezzato, costituendo pure un fondo per il suo mantenimento (…)”.[453]  Il primo Consiglio di Amministrazione dell’Asilo, eretto in Ente morale, era così formato: Presidente: Ercole Perego; Consiglieri: Don Faustino Minotti, cav. Giuseppe Baragiola, Mascheroni Virgilio e Colombo Carlo. Le suore della Congregazione di Betlem sono rimaste alla guida della Scuola Materna fino al 1993.

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Esattamente un anno dopo Brenna salì di nuovo agli onori della cronaca in occasione dell’inaugurazione del nuovo edificio delle scuole elementari, dove trovò sede anche il Municipio.

L’idea di un ampliamento del fabbricato scolastico, nacque già nel 1922 dal desiderio di riunire anche la terza aula, distaccata in un vano preso in affitto dal Comune.

Gli eredi Perego, proprietari del fabbricato e del terreno attiguo, per assecondare le volontà del compianto ex sindaco Alessandro Perego (morto nell’ottobre del 1920) erano intenzionati a donare l’edifico al Comune.

Per aggirare gli intralci burocratici (il Tribunale si era espresso in maniera negativa circa la donazione) che impedivano l’attuazione del progetto, la nobildonna Emma Perego Osculati mise a disposizione dell’amministrazione comunale la somma di L. 15.000 “da essere erogata nell’acquisto del fabbricato scolastico” [454] .

Questa sorta di “compravendita” (o finta vendita) con gli eredi Perego fu formalizzata nel febbraio 1932 [455] .

Diventato il Comune proprietario dell’edificio scolastico e del terreno attiguo, con delibera podestarile dell’8 aprile 1932, venne approvato il progetto per l’ampliamento dell’edificio scolastico stilato dall’ing. Veronesi di Como che prevedeva una spesa approssimativa di L. 35.000, a cui si voleva far fronte mediante un mutuo con la Cassa di Risparmio delle Provincie Lombarde garantito sulla sovrimposta comunale terreni e fabbricati [456] .

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[454]  ACBr, Registro delle deliberazioni, processo di deliberazione del Consiglio comunale, adunanza straordinaria del 14 gennaio 1923. .
[455]  ACBr, Istruzione pubblica, lettera del notaio Dr. Cesare Bernasconi De Luca al Podestà di Brenna, Milano, 8 febbraio 1932.
[456]  ACBr, Registro delle deliberazioni, deliberazione podestarile dell’8 aprile 1932.
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 Tuttavia in un secondo tempo fu ritenuta più importante e urgente l’opera di diramazione dell’acquedotto alla frazione di Pozzolo, “onde evitare qualsiasi probabile infezione tra quegli abitanti”, e così il Podestà decise di assumere un mutuo di L. 35.000 con la Casa di Risparmio delle Provincie lombarde per poter eseguire tale lavoro, rimandando il progetto di ampliamento del fabbricato scolastico [457] .

Quando si dovette affrontare di nuovo la questione insoluta delle scuole di Brenna sorse il grosso problema del reperimento dei fondi per finanziare il progetto di ampliamento dell’edificio scolastico, poiché la Cassa di Risparmio non avrebbe concesso altro mutuo.

Il Podestà si appellò al Provveditore agli Studi di Milano, il quale gli suggerì di rivolgersi alla Cassa Depositi e Prestiti del Ministero delle Finanze, da cui avrebbe sicuramente ottenuto un mutuo “di favore” per il finanziamento dell’opera il cui preventivo era stato fissato in L. 35.000 [458] .

Nel frattempo il Podestà Baragiola aveva giocato anche un’altra carta sollecitando, con il tramite del segretario comunale, Cesare Tarabini, l’intervento dell’on. Tarabini che, poco tempo prima, era riuscito a far ottenere al Comune di Canzo, sempre per la costruzione del Palazzo scolastico, “un prestito favoloso” dall’Istituto Nazionale Fascista della Previdenza Sociale [459] .

Una volta assicurato l’appoggio dell’on. Tarabini [460] e dopo un breve scambio epistolare tra il segretario comunale e il Podestà di Canzo Porroni [461] , il Baragiola inviò la richiesta di concessione del mutuo di L. 35.000 all’Istituto Nazionale Fascista della Previdenza Sociale [462] .

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[457]   ACBr, Registro delle deliberazioni, deliberazione podestarile del 1° agosto 1933.
[458]  ACBr, Ampliamento fabbricato scolastico, lettera del R. Provveditore agli Studi di Milano al Podestà di Brenna, Milano, 7 dicembre 1933. Il Provveditore aveva, infatti, fatto pervenire al Podestà una circolare che riportava tutte le disposizioni da seguirsi in materia di edilizia scolastica, sottolineando la possibilità di ottenere un mutuo di favore da parte della Cassa Depositi e Prestiti e un sussidio sempre di favore dal Ministero dei Lavori Pubblici.
[459]  ACBr, Ampliamento fabbricato scolastico, lettera del segretario comunale Cesare Tarabini al fratello on, Alesandro Tarabini, Brenna, 23 novembre 1933.
[460]  ACBr, Ampliamento fabbricato scolastico, lettera manoscritta del on. Alessandro Tarabini al fratello, Roma, 30 novembre 1933: “Carissimo Cesare sarò ben lieto di occuparmi della pratica riguardante la concessione di mutuo al Comune di Brenna – e in tal senso puoi assicurare il Podestà Cav. Baragiola. E’ pero necessario svolgere la pratica regolare – senti da Porroni (Podestà di Canzo) come l’ha impostata e poi informami o fammi addirittura tenere la pratica”.
[461]  ACBr, Ampliamento fabbricato scolastico, lettera del segretario comunale Tarabini al Podestà di Canzo, cav. Porroni, Brenna, 1 dicembre 1933; il segretario gli chiedeva di indicargli il modo in cui andava svolta la pratica presso l’Istituto Nazionale Fascista della Previdenza Sociale. Lettera di risposta del Podestà di Canzo, Canzo, 4 dicembre 1933; il Podestà gli suggerì di includere nella domanda il Bilancio del Comune “con tutte le descrizioni di contabilità”, ma lo consigliò soprattutto di fare “molta pressione sul Generale”.
[462]  ACBr, Ampliamento fabbricato scolastico, domanda del Podestà di Brenna all’Istituto Nazionale Fascista della Previdenza Sociale, Brenna, 10 dicembre 1933.
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In una seconda successiva missiva trasmessa all’Istituto Nazionale Fascista della Previdenza Sociale il Podestà aumentò la richiesta del mutuo da L. 35.000 a L. 50.000 includendo anche le spese per i lavori di ampliamento del serbatoio dell’acquedotto Comunale, altra opera che si era rivelata urgente e di grande necessità [463] .

Poiché l’Istituto Nazionale Fascista della Previdenza Sociale tardava a rispondere il Podestà decise di istruire la pratica “congelata” con la Cassa Depositi e Prestiti del Ministero delle Finanze  [464] , ma il tentativo fallì miseramente [465] .

Le cose sembravano mettersi male, quando arrivò da Roma la notizia che l’Istituto Nazionale Fascista della Previdenza Sociale avrebbe concesso il mutuo richiesto.

Alla fine “l’interessamento” del Tarabini aveva sortito l’effetto desiderato [466] .

Con deliberazione podestarile del 14 febbraio 1936 (approvata il 2 aprile 1936 dalla Giunta Provinciale Amministrativa) fu quindi deciso di contrarre con l’Istituto Nazionale Fascista della Previdenza Sociale un mutuo “fino a concorrenza di L. 50.000 al saggio di interesse annuo netto del 6%, ammortizzabile in 25 anni, con garanzia sulla sovrimposta fondiaria e con rilascio di delegazioni sulla sovrimposta stessa” [467] .

La stipulazione del contratto con l’Istituto Nazionale Fascista della Previdenza Sociale ebbe luogo a Roma il 27 luglio 1936  [468] .

Ai primi di agosto iniziarono i lavori di ampliamento dell’edificio scolastico, appaltati alla Ditta Serafino Marelli e figli di Cantù [469] .

Furono apportate anche una serie di migliorie alla parte esistente del fabbricato  [470] .

Nella parte di nuova costruzione fu trovato posto, al primo piano, per gli uffici Municipali e cioè lo studio del podestà, la segreteria e l’archivio [471] .

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[463]  ACBr, Ampliamento fabbricato scolastico, domanda del Podestà di Brenna all’Istituto Nazionale Fascista della Previdenza Sociale, Brenna, 21 maggio 1934.
[464]  ACBr, Ampliamento fabbricato scolastico, lettera del Podestà di Brenna al Provveditore agli Studi di Milano, Brenna, 2 settembre 1934. Ci fu una girandola di comunicazioni tra il Podestà di Brenna, il Provveditore e il Prefetto di Como per ottenere tutte le autorizzazioni necessarie prima di inviare la domanda, preceduta da una delibera podestarile del 1° gennaio 1935.
[465]  ACBr, Ampliamento fabbricato scolastico, comunicazione del Direttore Generale della Cassa Depositi e Prestiti al Comune di Brenna, Roma, 29 maggio 1935. Veniva affermato che “ la Cassa non fa luogo, per ora, a nuove adesioni avendo riguardo al complesso delle preesistenti prenotazioni.
[466]  ACBr, Ampliamento fabbricato scolastico, minuta senza data di un telegramma inviato dal Podestà Baragiola all’on. A. Tarabini; lettera manoscritta di ringraziamento del Podestà a Tarabini, Brenna, 22 novembre 1935.
[467]  ACBr, Registro delle deliberazioni, deliberazione del 14 febbraio 1936. Alla fine il progetto per l’ampliamento dell’edificio scolastico, che aveva già ottenuto tutte le autorizzazioni necessarie – Genio Civile, Medico provinciale, Giunta Provinciale Amministrativa – prevedeva una spesa complessiva di L. 38.000, mentre la spesa per l’ampliamento del serbatoio dell’acquedotto comunale sarebbe ammontata a L. 12.000. Ambedue i progetti erano opera dell’ing. Veronesi di Como.
[468]  ACBr, Ampliamento fabbricato scolastico, avviso dell’Istituto Nazionale Fascista della Previdenza Sociale, Roma, 13 luglio 1936.
[469]  ACBr, Ampliamento fabbricato scolastico, Comune di Brenna, ampliamento scuole, verbale di consegna dei lavori, Brenna, 3 agosto 1936.
[470]  ACBr, Ampliamento fabbricato scolastico, Comune di Brenna, relazione sul conto finale stilata dall’ing. Veronesi direttore dei lavori, Como, 17 febbraio 1938: “Nella parte esistente: sostituzione dei vecchi pavimenti in mattonelle di cotto con piastrelle in cemento. Verniciatura dei serramenti, porte, soffitti in legno e tinteggiature. Rifacimento intonaco alla facciata principale. Perlinatura gronda del tetto. Sistemazione del tetto con sostituzione di una parte delle tegole. Sistemazione della scala con demolizione del ripiano del 1° piano e del vecchio gabinetto. Formazione di un balcone al 1° piano”.
[471]  Si trova un cenno circa l’allestimento degli Uffici comunali unicamente in una delibera del 10 ottobre 1934, poi revocata con la successiva delibera del 19 ottobre 1935, poiché essi non erano previsti nel progetto e in ogni caso il mutuo da parte della Cassa Depositi e Prestiti e il sussidio sarebbe stato concesso esclusivamente per la costruzione di aule scolastiche.
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 L’opera fu inaugurata il 18 ottobre 1936 con una cerimonia in grande stile che vide ovviamente la partecipazione del Luogotenente Alessandro Tarabini e delle massime autorità provinciali.

Tra gli invitati il quotidiano “La Provincia di Como” segnala la presenza del suo direttore, Silvio Maurano.

Al Tarabini “che tanto si adoperò a Roma per ottenere i fondi necessari”- si legge sul giornale comasco – fu riservata una calorosa accoglienza; a lui il podestà Baragiola rivolse, durante il discorso ufficiale, “il ringraziamento della popolazione” [472] .

Nei giorni precedenti l’inaugurazione alcune donne del paese, sotto la guida della maestra Cattaneo, si prestarono volontariamente per la pulizia dei locali “lavorando anche in ore notturne” [473] .

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[472]   “La Provincia di Como”, 20 ottobre 1936.
[473]   ACBr, Registro delle deliberazioni, deliberazione podestarile del 31 dicembre 1936. Oggetto: liquidazione piccolo conto. Il Podestà decise di ricompensare le donne di Brenna per l’aiuto offerto con così grande spontaneità, stanziando la somma di L. 265 “da ripartire equamente fra esse”.
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Negli anni difficili del Secondo conflitto mondiale anche la scuola del paese dovette confrontarsi con problemi di carattere materiale, come la mancanza di riscaldamento e il freddo.

Durante i mesi invernali a causa del freddo e della mancanza di combustibile spesso le lezioni si svolgevano in condizioni terribili che potevano determinare la riduzione dell’orario scolastico ( peraltro dal 1939 era stato adottato l’orario unico, con lezioni solo al mattino) e la stessa chiusura delle scuole.

Le maestre di Brenna si rivolsero più volte al podestà per sollecitare aiuti e trovare soluzioni [474] .

Tra il 1941 e il 1942 con precise circolari del Ministero dell’Educazione Nazionale dal tema “Azione della Scuola per la guerra”, le scuole furono chiamate a collaborare allo sforzo che il paese stava compiendo “per incrementare la produzione sia nel campo militare che in quello attinente alla vita civile” istituendo gli “orti di guerra”, dando il proprio contributo alla lotta contro gli sprechi e nella raccolta della lana, dei rifiuti (rottami di ferro) e degli oggetti rimasti inutilizzati nelle case [475] .

Gli scolari di Brenna ebbero a disposizione un piccolo appezzamento di terra, dono del nobile Ercole Perego, per poter approntare il loro piccolo orto [476] .

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[474]  ACBr, Istruzione pubblica, lettera delle insegnanti di Brenna al Podestà, Brenna, 10 ottobre 1941.
[475]  Elena D’Ambrosio, A scuola col duce. L’istruzione primaria nel ventennio fascista, cit., pp. 193, 194.
[476]  ACBr, Istruzione pubblica, lettera di ringraziamento del Podestà Baragiola al nobile dr. Ercole Perego, Brenna, 18 marzo 1940.
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Nel dopoguerra non ci furono sostanziali cambiamenti in campo scolastico.

Le cinque classi elementari continuarono ancora per diverso tempo ad essere affidate a tre sole insegnanti (le maestre Tripodi, Meroni e Trezzi), mentre aumentava in maniera consistente il numero degli scolari.

Per l’anno scolastico 1957-1958 gli amministratori comunale, in attesa che il Ministero provvedesse ad assegnare a Brenna un’altra insegnante, viste le lamentele delle famiglie “per lo scarso rendimento dell’istruzione ricevuta dai loro figlioli”, assunsero un insegnante provvisorio a spese del Comune, nonostante le “condizioni finanziarie alquanto disagiate” [477] .

Unica importante novità per Brenna fu l’apertura il 3 marzo 1957 della “Scuola d’Arte e Mestieri” [478] .

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[477]   ACBr, Istruzione pubblica, lettera del Sindaco al Direttore didattico di Mariano Comense, Brenna, 25 ottobre 1957. L’incarico provvisorio fu conferito al maestro Giovanni Grisoni a cui furono affidate la 4° e 5° classe.
[478]   ACBr, Istruzione pubblica, invito del Comitato Direttivo della Scuola rivolto ai Consiglieri del Comune, Brenna, 28 febbraio 1957.
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