P1 – LA PARROCCHIA

P1 – LA PARROCCHIA

Scritto di ELENA D’AMBROSIO
(integrazioni di Dino Ballabio )

DIFFUSIONE DEL CRISTIANESIMO

Non è possibile stabilire con precisione quando la fede cristiana sia approdata nella nostra zona.

Il paganesimo era radicato ovunque, come dimostrano le numerosi epigrafe ed are di età romana dedicate agli dei, reperite sul territorio comasco.

Pare, comunque, attendibile che il primo veicolo di diffusione della nuova religione sia stato l’esercito romano.

In effetti i primi fedeli che fecero da seme alla Chiesa e diedero la loro testimonianza nella nostra zona furono soldati.

Così Nabore e Felice, Gervaso e Protaso, Nazaro e Celso, Vittore, martiri a Milano; o Carpoforo ed i suoi compagni martiri a Como; e ancora Fedele, martirizzato presso Samolaco agli inizi del IV secolo.

Il cristianesimo divenne religione ufficiale dell’Impero con l’Imperatore Teodosio nel 380, al tempo di Sant’Ambrogio, vescovo di Milano (374 – 397), cui tocco il compito di organizzare la Chiesa locale, tra l’altro contrastando l’eresia ariana, che pure si era andata diffondendo sopratutto attraverso gli eserciti orientali.

Ad Ambrogio si deve l’istituzione delle nuove sedi vescovili nelle città intorno a Milano, come Lodi e Como.

L’evangelizzazione, tuttavia, dovette proseguire lentamente, se al tempo di Sant’Abbondio ( seconda metà del secolo V ), quarto nella successione dei Vescovi di Como, la popolazione della città e di gran parte della regione circostante era ancora pagana.

L’organizzazione ecclesiastica antica, imperniata attorno alla chiesa matrice cattedrale, ricalcò sul territorio, per lo più, l’assetto amministrativo civile, che vedeva attorno alla città le circoscrizioni dei pagi, che aggregavano le piccole comunità rurali, sparse in vici ( ossia villaggi o paesi ), in ville e corti.

Le plebes, ossia le popolazioni rurali dei pagi, ebbero progressivamente un riferimento periferico in una chiesa battesimale plebana, da cui il nome <<PIEVE>>, che localmente fu attribuito alla circoscrizione religiosa extraurbana.

Si può cogliere una conferma nella collocazione di alcuni antichi battisteri: a Cantù Galliano ; a Agliate e nel nostro caso a Mariano.

Le chiese plebane o le più antiche battesimali sono dedicate ai santi apostoli e ai primi martiri: santo Stefano a Mariano e santo Vincenzo a Galliano di Cantù.

La costituzione della Parrocchia di Brenna, che fa parte della Diocesi di Milano, risale probabilmente – si legge nel Liber Chronicus – al 3 novembre 1540.

Il parroco di allora era tale Luca Giussani al quale successe,

solo dopo pochi anni Stefano De Citterio [479] .

La vecchia chiesa dei SS. Gervasio e Protasio, di cui si fa cenno fin dal XIII secolo, precisamente nel Liber Notiziae Sanctorum Mediolani, attribuito a Goffredo da Bussero, sorgeva nella località denominata Castello, sulla rupe che guardava il vallone ove anticamente sorgeva proprio un castello.

ricostruzione di Fiorenzo Consonni     

 

Tuttavia la sede parrocchiale era situata all’epoca e fino al 1816 a Pozzolo Superiore presso la chiesa dedicata a Sant’Antonino martire, anch’essa ricordata nel Liber notitiae sanctorum Mediolani (Ecclesia S. Antonini, in loco Pozolo plebis de Marliano), andata poi distrutta.

Nel 1570 il parroco Bernardino Casati ottenne il permesso di celebrare la messa nella chiesetta di Brenna, mentre il tempio di S. Antonino perse a poco a poco prestigio e fu abbandonato, come testimonia il cardinale Federico Borromeo nella visita pastorale del 1606: “Nella chiesa non c’è nulla secondo le norme: manca l’altare, non c’è il pavimento, è priva di qualsiasi ornamento, inoltre in essa non si celebra da molti anni”.

In quell’occasione occasione il Cardinale Borromeo istituì nella Chiesa dei SS. Gervasio e Protasio la Confraternita del SS. Sacramento. [480] 

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[479]  Archivio Parrocchiale di Brenna (APBr), Liber Chronicus, p.1.
[480]  ASDM, Pieve di Mariano, sez.X, vol.1
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1 gennaio 1638
Libro dei Battesimi – Matrimoni – Morti

>>il documento cartaceo piu’ antico ancora esistente in Brenna<<

DESCRIZIONE DELLA PARROCCHIA

> originale in Archivio Parrocchiale<

Descrizione Parrocchia 1638 pag1          Descrizione Parrocchia 1638 pag2

TRASCRIZIONE
Brena è una terra della Pieve di Mariano della Diocesi di Milano, di territorio non molto grande, che però di gente non è anco molto freguente.
Ariva al numero di ducento e trent’anime.
Il luogho piu’ freguente et habitato si nomina Brena è quinci in mezzo apunto è situata la Chiesa Parrocchiale.
Ha puoi strade altri Luoghi, che si ponno dire Cassine, de quali chiascheduna però essere habitata da tre, o quattro famiglie.
Una di queste Cassine si chiama, La Casa, e sarà lontana da Brena centocinquanta passi, l’altra si nomina Pozzolo di Sopra e sarà discosta passi quattrocento.
E’ quinci oltre volte conforme la tradizione, et un libro antico di Battesimi era la Chiesa Parrocchiale sotto la protezione di S.Antonino Martire e pur’ anco si vedono le vestiggia del Tempio antico; adesso solo si conserva la Casa Parrocchiale con altre stanze habitate dalli Massari, che lavorano i stabili della medesima Cura.
L’ altra Cassina puoi è sarà discosta cinquecento passi da Brena, si nomina Pozzolo di Sotto.
Quinci è una Chiesetta ò sia Cappella dedicata alla Madona di Loreto fondata e dotata da Prete Luca Casato, che fu Curato di Luragho della Pieve d’ Incino.
Altre Chiese, Cappelle et Oratorii non si vedono in questo territorio.
Ne amiri il Lettore la lunga distanza, che è dalla Casa, che habita il Curato alla Chiesa Parrocchiale.
Perche ritornandosi alli anni passati Curato di questo luogho Prete Bernardino Casato nativo della terra, anzi che haveva casa nel proprio luogho di Brena con un Oratorio vicino, ottenne privileggio di trasferire la Cura, et officiatura nell’ Oratorio, che in maggior forma ampliato fu fatto e puranco chera Chiesa Parrocchiale.
In questo modo, mentre il nativo Curato si serve della comodità della Casa paterna e del privileggio ottenuto all’ Oratorio, negletta et abbandonata la Chiesa, e la Casa Parrocchiale antica, l’una è caduta a terra, e l’ altra non senza pericoli sta in piedi.
Si dice, ma non a certo testimonio, e men scrittura, che lo affermi, che il Curato col Privileggio di trasferire la Chiesa Parrocchiale, ottenesse insieme Decreto, et obbligazione di …………. di fabbricare una Chiesa Casa Parrocchiale vicino alla Chiesa.
Ma per non esservi mai eseguita, pare estinta l’ obbligatione.
Sicome in qualsivoglia altro Beneficio congiunto con carico d’ Anime, cosi’ in questa Chiesa, ò vogliamo dir, Cura tre cose sono degne di memoria, et osservazione.
La prima è il è il numero, e stato delle Anime, il quale si descrive in questo Libro distinto in tre parti, nella prima si scrivono li Battezzati, nella seconda li congiunti in Matrimonio, nella terza i Defunti.
La seconda cosa degna di memoria et osservatione è il numero e qualità dei Voti,  Donazioni pubbliche, Obbligationi, Carichi e Legati, che ha questa Chiesa e questi saranno da me descritti d’abbasso.
La terza et ultima è il numero e qualità dei Redditi e beni patrimoniali di questa Chiesa, li quali aggiungerò alle Obbligationi.
Ho voluto principiare questo libro nel principio del mio Governo Spirituale perchè quello che io trovo, che par un solo, un solo io trovo, oltre l’essere vecchio, antico è fatto poco decente : li scritti e pieni tutti.
P. Antonio Clemente Lucino Curato.

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1 gennaio 1638
Libro dei Battesimi – Matrimoni – Morti

DESCRIZIONE DEL BENEFICIO PARROCCHIALE

> originale in Archivio Parrocchiale<

          

TRASCRIZIONE
Descrizione delli Beni Parrocchiali

Una Casa Parrocchiale con una sala, antisala, canepa, due camere superiori, duoi granari, una stalla con Cassina Superiore, un portico e loggia superiore, con corte e giardino contiguo.
Duoi alloggiamenti da Massaro con piu’ luoghi d’ abasso, e superiori, Corte, portico et horto
** un campo e ronco anesso, ove si dice il Brolo (Prato) di Richen – 50
** una pezza di bosco in costa, ove si dice il bosco anesso al Brolo – 30
** una pezza aratica, ove si dice la Campagnola – 30
** una pezza aratica, ove si dice il Campazzo con un altro campo anesso per la longura che in ritto – 50
** una pezza di terra aratica, ove si dice la Campagna – 50
** una pezza di ronco, ove si dice alli Ronchetti, overo due pezze, ma unite, e congiunte insieme con suoi boschi aderenti e contigui in tutto pertiche – 5
** una pezza di terra a vigna, ove si dice à la Vigna, et altri campi aderenti, e contigui à la Vigna – 5
** pezza una di terra a prato, ove si dice Prato Casaz – 10
** un’ altra pezza di terra a prato, ove si dice il Prato di Bollo – 6
** ……..zza di terra normalmente coltivata, et piantata a vigna …………olo anesso, e bosco in costa, ove si dice a Bollo di pertiche …….. Ritto – 50
E questi Beni, e pezze di terra sono tutte unite insieme e racolte quasi in un corpo, il quale in mezzo rachiude e circunda la Casa ; se non in quanto restano divise le strade pubbliche le quali in alcune parte inframmezzano.
Il Perticato non è egli giusta misura, e però è piuttosto ………….. male, che vero.
Ora è meraviglia che in altre volte sarà alquanto variato.
Si è puoi ritornato al Catasto, il Perticato della Cura nostra essere pertiche numero cinquecento ottanta, dico pertiche – 580 il quale perticato credo, che adesso non si trovi ò no sij.
Il Perticato delle Monache puoi della nostra Terra al Catasto tocca di pertiche novecento cinquanta – 950.

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1 gennaio 1638
Libro dei Battesimi – Matrimoni – Morti

OBBLIGAZIONI e LEGATI

> originale in Archivio Parrocchiale<

Obbligazioni e Legati Parrocchia 1638

TRASCRIZIONE
di voto
Genaro 1. 6. 9. di consuetudine antica Devot ……… li’ S.S. Maggi
Luglio .2. di consuetudine antica Devotione a S.Maria ………….
Agosto .20. di voto in honore di S. Bernardo
Novembre .13. l’obbligatione al vero Antico Protettore S. Antonino
…………… .25. di consuetudine la Devotione verso S. Caterina
Dicembre .29. di consuetudine in honore di S. Giacomo Apostolo
Delle Obbligationi e carichi spettanti al Curato, onero alli beni della Cura.
Non si sà, nè si ha memoria ancorchè antica di alcuna obbligatione o carico annesso et imposto al Curato, onero alli Beni della Cura e però e li usi e li altri sono esenti e liberi da qualsivoglia carico et obbligatione particulare.
Eccetto che ogni futuro Curato e onero suoi eredi sarano obligati lasciare a beneficio ppetuo di questa Cura et i suoi beni moggia quatro frumento, moggia due segale et 12 .4 Fabe Sacchi già in sussidio ppetuo et parte di semente da Lg. (Legato)
P. Giacomo (X)odone alchelui Curato della Terra.
(Scritto verticalmente) come da una Fede …………..
anessa si scorge.

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9 marzo 1662
Libro dei Battesimi – Matrimoni – Morti

OBBLIGAZIONE

> originale in Archivio Parrocchiale<

Obbligazioni e Legati Parrocchia 1662

Adi’ 9 marzo faccio memoria padre Gerolamo Zucchi Maderno Curato di Brena come oltre l’ obligatione di S. Annunciata alli eredi di qualungi Curato di Dare et rilasciare alli beni della cura sei moggia quattro frumento, sei moggia due segale et sei staia quattro fave già menzionate in questo medemo foglio a tergo.
Vi è anco obbligatione a qualungi futuro curato di far celebrare messe tre il giorno di S. Antonino Martire. e alli tredici novembre di ciascendun ano e quattro messe obbligatione lasciata dal fu curato Lucino beni da lui acquistati e uniti alla parrocchiale come da strumento registrato dal notaio Antonio Zucchi cura di B.T.T.O. di Milano il di’ 26 ottobre 1665 et quattro messe dell’ antica protezione dal Nostro Signore al popolo di Brena con dichiarazione che non ottenendosi legittimo in gradimento colle celebrazioni nel giorno del cinquantesimo tre messe debbonsi differire nel giorno
immediatamente …………..che di istrumento qui annesso piu’ chiaramente si legge.
Io padre Gerolamo Zucchi primo parroco dopo il suddetto fu signor Lucino affermo che : il suddetto istrumento rogato dal suddetto consigliere B.T.T. fu Antonio Zucchi è stato letto e autentico firmato da me padre Gerolamo Zucchi Maderno curato di Brena e qui annesso et immediatamente unito a questo foglio.

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Un’altra Confraternita, quella della Santissma Croce, fu eretta nel 1710, entrambe censite durante la visita pastorale dell’arcivescovo Giuseppe Pozzobonelli, nel giugno del 1762.

Negli atti di questa visita, troviamo anche una descrizione abbastanza particolareggiata della vecchia Chiesa dei SS. Gervasio e Protasio, non più esistente:

“ La chiesa ha una sola navata di forma allungata. Non esiste alcuna prova della sua consacrazione.

La torre campanaria è molto alta. L’altare maggiore è tutto in marmo, come pure la mensa e i gradini: tutto fatto con arte.

Pure il tabernacolo, molto grande, è in marmo ed è ornato con lamine.

La cappella è a forma semicircolare.

Ci sono due altari laterali: uno dedicato alla Vergine immacolata; l’altro dedicato a S. Isidoro.

A levante è posto il battistero, con cancelli di legno ed ha una finestra.

Vicino alla cappella maggiore, aderente alla parete, è stata posta una tribuna di legno, costruita con eleganza.

C’è l’organo.

Nella chiesa è posto solo un confessionale, come unica è l’acquasantiera in marmo.

La sacristia è unita alla cappella maggiore e prende luce da una grande finestra.

Il tetto è ben solido, come pure il soffitto.

Il pavimento è in mattoni.

Il frontespizio non ha eleganza: angusto il portico, angusta l’entrata.

Non c’è alcuna immagine, solo la croce di ferro sulla sommità.

Le pareti della chiesa sono bianche.

In chiesa c’è il bel dipinto che rappresenta i SS. Gervaso e Protaso

Una sola porta sul frontespizio.

Le finestre sono sette.

In ogni cappella è posta una lampada di metallo, alimentata con un ottimo olio.

La suppellettile non è né molta né poca, ma pulita e sufficiente per le sacre funzioni (…)”; Il Pozzobonelli non mancò di sottolineare come fosse piccola “in rapporto alla popolazione” [481] .

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[481]  Ibidem, sez. X, vol.23. La descrizione continua: “Cinque sono i sepolcri: uno presso i gradini dell’altare maggiore per i parroci e altri sacerdoti; un altro davanti alla cappella di S. Isidoro per la Nobile Famiglia Zucchi; il terzo vicino alla Cappella della Beata Vergine per La Nobile Famiglia Casati; infine uno nel mezzo della Chiesa e uno vicino alla porta per i parrocchiani”.
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Anche Pozzolo Inferiore aveva il suo luogo sacro.

Nel 1624 il parroco di Lurago, don Luca Casati, fece edificare un Oratorio dedicato alla Beata Vergine di Loreto, tuttora esistente, e per sua disposizione fu istituito un beneficio(una messa perpetua settimanale) e lì volle esservi sepolto.

La conservazione dell’Oratorio spettò dopo la sua morte alle famiglie Cabiati e Casati [482] .

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[482]  Visita pastorale, in La Provincia di Como, 29 novembre 1939. Le notizie riferite sono riportate anche in questo articolo scritto in occasione della visita pastorale del Cardinale Ildefonso Schuster. L’oratorio è dedicato alla Beata Vergine di Loreto anche se in realtà “la pala dell’altare riproduce la Madonna di Oropa. Di più la festa patronale ricorre non già il 10 dicembre quando ricorrerebbe la S. Vergine di Loreto, ma il 21 novembre, la solennità della Presentazione di Maria”. Attualmente la festa si celebra la penultima domenica di luglio.
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Nei secoli XVI –XIII la Parrocchia di Brenna, a cui era preposto il vicario foraneo di Mariano, è sempre ricordata negli atti delle visite pastorali compiute dagli arcivescovi e delegati arcivescovili di Milano nella Pieve di Mariano, tra cui la visita di S. Carlo Borromeo nell’ottobre del 1570 e quelle già citate del cardinale Federico Borromeo e dell’arcivescovo Giuseppe Pozzobonelli nel 1762 [483] .

In quell’anno era parroco di Brenna, dal 1726 don Ludovico Pizzagalli, succeduto a Giuseppe Pasquale Proserpio (parroco dal 1710).

Rimase alla guida della Parrocchia di Brenna addirittura per cinquant’anni.

Morì, infatti il 31 luglio 1777.

Nel testamento rogato dal notaio Ercole Clemente Riva di Cremnago, una settimana prima della morte (era gravemente malato), tra le disposizioni lasciate vi era l’obbligo ai suoi eredi (Antonio e Carlo Pizzagalli, suoi nipoti) di far celebrare 100 messe a suffragio della sua anima e di distribuire 100 lire in elemosina alle persone più bisognose di Brenna [484] .

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[483]  Da citare anche la visita pastorale del cardinale Giuseppe Archinto nel settembre del 1704 allorché era parroco di Brenna Carlo Giuseppe Vimercati dal 1671 (fino al 1709)
[484]  ASCo, Notarile, 4632. Era stato redatto un primo testamento il 7 luglio 1777, poi cassato dal successivo steso il 23 luglio1777. Espresse la volontà di essere sepolto nella Chiesa Parrocchiale di Brenna e così fu fatto il 2 agosto 1777.
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Il suo successore fu il sacerdote Paolo Pizzagalli che nel 1784 inviò alla Eccelsa Real Giunta Economale un ricorso sulla pessima condotta e altrettanto cattiva amministrazione tenuta dal priore e tesoriere della Confraternita del SS. Sacramento, Giuseppe Consono, detto “Il Monzino” [485] .

Egli venne successivamente estromesso dalla carica di priore, ma non fu escluso dalla Confraternita [486] .

Il Parroco mori il 15 febbraio 1790 e durante il periodo di vacanza, il Beneficio Parrocchiale fu amministrato dal Preposto di Mariano Carlo Bianchi [487] .

Il sostituto designato fu il sacerdote Carlo Giuseppe Salina. Sappiamo che ottenne il beneplacito del Governo il 6 aprile 1790 [488] .

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[485]  ASMi, P.A. 1461, lettera inviata alla Eccelsa Real Giunta Economale dal Parroco di Brenna don Paolo Pizzagalli (manca la data , ma probabilmente fu scritta nel gennaio del 1784).
[486]  Ibidem, lettera del R. Podestà di Mariano, Mariano 4 marzo 1784 (non è scritto il destinatario). In pratica furono accertate una serie di irregolarità amministrative.
[487]  ASCo, Notarile, 4634 L’ “Atto di Possesso” provvisorio fu rogato dal notaio Ercole Clemente Riva di Cremnago.
[488]  Ibidem, 4636.
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In questi anni l’azione riformatrice del governo austriaco nei confronti delle istituzioni ecclesiastiche, iniziata da Maria Teresa, inasprita dal successore Giuseppe II e, comunque, continuata anche in epoca napoleonica, aveva condotto alla soppressione di molti monasteri e conventi.

Furono interessate da questi provvedimenti le stesse Confraternite.

Cessarono di esistere anche le Confraternite istituite a Brenna, ma la Confraternita del SS. Sacramento tornerà in auge alla metà dell’Ottocento.

Leggiamo nello “Stato attivo e passivo del Beneficio Parrocchiale eretto nella Chiesa di Brenna”, stilato dal parroco Salina nel maggio1805, che esso è dotato di “pertiche 399.17.13 di terra comprese le case, il tutto censito in scudi 1577.2.6 ed il tutto situato in questa Comune”.

I Legati attivi erano due: il Legato Sassi “ordinato dalla fu Angelica Sassi di due stanze che si affittano” e il Legato Zucchi “ordinato dal fu Gerolamo Zucchi (parroco di Brenna dal 1662 al 1671) del capitale di lire 638.15 impiegato sul Monte S.Teresa intestato al parroco di Brenna” [489] .

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[489]  ASMi, Culto p.m. 536
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Nel 1816 alla morte del Salina, il nuovo parroco, Giov. Battista Cattaneo diversamente dai suoi predecessori che avevano continuato a risedere a Pozzolo Superiore, nonostante le esortazioni ricevute in occasione delle visite pastorali a trasportare la loro residenza presso la Chiesa dei SS. Gervasio e Protasio, decise di prendere temporaneamente in affitto dal nobile Luigi Perego una casa a Brenna e successivamente “per suo conto” acquistò la Casa Parrocchiale vicino alla chiesa, cedendola nel 1839 alla Prebenda parrocchiale.

Don Cattaneo, si era reso conto che ormai la piccola Chiesa dei SS. Gervasio e Protasio era inadatta di fronte alla lenta ma progressiva crescita della popolazione e più volte aveva posto all’attenzione di chi contava in paese il problema.

Il parroco nel 1847, anno in cui istituì la Confraternita del SS. Sacramento, passò all’azione e commissionò all’architetto Giacomo Moraglia il progetto di una chiesa nuova più ampia, da edificare sull’area della vecchia, ma morì l’anno successivo, il 28 dicembre, ancor prima della realizzazione del progetto [490] .

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[490]  APBr, Liber Chronicus pp. 6-7.
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Fu nominato come suo successore don Antonio Daverio, rettore del seminario di Monza che avendo appoggiato la sommossa durante le Cinque Giornate di Milano, col ritorno degli Austriaci fu esonerato da tale incarico e mandato, per l’appunto, a reggere la parrocchia di Brenna.

Il suo primo interesse fu proprio quello di realizzare il desiderio del suo predecessore e vi dedicò anima e corpo, decidendo però di costruire il tempio in altro luogo.

La progettazione fu di nuovo affidata all’architetto Giacomo Moraglia, figura di rilievo nel panorama della produzione artistica neoclassica milanese.

Una parte delle spese per la costruzione, ascese a L. 47800, fu sostenuta dal Comune che si vide costretto ad assumere un grosso mutuo di L.16642 [491]  , ma chi si accollò il maggior onere finanziario fu il nobile Gaetano Perego.

Tutta la popolazione, comunque, vi contribuì con offerte e soprattutto con il lavoro gratuito prestato durante la costruzione del luogo sacro, affidata ai capimastri Giacinto Zari e tale Ceruti.

L’opera fu iniziata nel 1850 e terminata due anni dopo, priva però del campanile la cui costruzione fu bruscamente interrotta per la mancanza di fondi, mentre diversi lavori si sarebbero compiuti nel corso di parecchi anni per la sistemazione interna e per altri interventi [492] .

Per riconoscenza al conte Gaetano Perego, venne aggiunto alla chiesa il nome di S. Gaetano di Thiene, che divenne poi l’effettivo patrono (i santi martiri Gervasio e Protasio erano compatroni).

Sempre nel 1850 fu distaccata dalla Prepositura di Mariano la frazione di Olgelasca e unita alla Parrocchia di Brenna.

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[491]  ACBr, cart.2036, lettera del sindaco Meroni indirizzata al Prefetto il 13 maggio 1863, in cui viene ricordata a posteriori la circostanza.
[492]  APBr, Liber Chronicus, p.8.
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Nel 1855 fu venduta la vecchia chiesa compreso il campanile al capomastro Zari che successivamente la trasformò in “casa di civile abitazione”.

In questa occasione, come abbiamo visto in un precedente capitolo, lo Zari rivendicava il possesso del campanile che “per pura cortesia” l’aveva concesso al Comune, in mancanza di uno nuovo.

Così la popolazione provvisoriamente si dovette accontentare di due campane addossate alla chiesa nuova e sostenute da due travi. La necessità di un nuovo campanile divenne quasi una priorità.

Il sindaco Meroni si era personalmente interessato per il reperimento dei fondi presso le autorità superiori, ma inutilmente [493] .

Inoltre con il suo tentativo di voler introdurre economie nella costruzione del campanile si inimicò lo stesso Consiglio comunale e per altre questioni, già ricordate, nel 1863 abbandonò la carica.

Alla fine il campanile fu edificato nel 1864 , sempre su disegno Moraglia, “fino a metà dei pilastri e ricoperti d’un tetto” con il contributo della popolazione e fu terminato nel 1888 grazie alla munificenza di un altro membro della famiglia Perego il conte Antonio Perego diventato sindaco nel 1879 [494] .

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[493]  ASCo, Fondo Prefettura, cart.2036, lettera inviata dal Meroni al Prefetto il 13 maggio 1863
[494]  APBr, Liber Chronicus, p.10. La costruzione fu affidata ancora una volta al capomastro Giacinto Zari. L’iscrizione posta su lastra di marmo collocata sulla parete della torre campanaria reca questa iscrizione: “il clero e il popolo hanno eretto la torre sacra nell’anno 1864. Antonio Perego l’ha portata a termine nell’anno 1888”.
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Negli corso degli anni si dovette porre mano alla sistemazione dell’interno, con l’acquisto dell’organo, la costruzione della cantoria, dei due pulpiti, dell’altare della Madonna e balaustra.

Don Daverio, dovette sostenerne le spese e attese a tutte le incombenze con forza ed energia.

La nobile famiglia Perego anche in questo caso non fece mancare il suo aiuto.

Donna Antonietta Perego donò alla Chiesa “i quattro Busti, i sei candelieri, la Croce, due lampade e un tappeto per l’altare” e soprattutto fece costruire a sue spese l’altare e la balaustra di San Gaetano.

La statua del Santo fu donata dagli eredi del conte Gaetano Perego.

La statua fu benedetta il 28 giugno 1878 e da quell’anno, il 7 agosto, si incominciò a festeggiare San Gaetano che divenne poi la festa più solenne dell’anno [495] .

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[495]  Ibidem, pp.10-11
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 Qualche anno prima la chiesa aveva dovuto già subire alcuni interventi riparatori, come è riferito nel Liber Chronicus: “La Chiesa nell’anno 1876 e precedenti cedeva dal lato nord riempiendo di timore tutta la popolazione sulla consistenza, ecco perché tutte le screpolature che si osservavano sugli archi maggiori del tempio.

Si dovette perciò ad evitare ulteriori cedimenti, screpolatura e pericoli procedere ad un legamento con chiavi robuste di tutta la parte esteriore sia della Chiesa come della Cupola” [496] .

Don Antonio Daverio mise altrettanta passione nello svolgere il compito affidatogli di Ispettore scolastico per il Distretto di Cantù dal 1854 e per diversi anni [497] .

Morì il 7 febbraio 1886.

Alla sua morte il fratello, don Giovanni Daverio, parroco di Arcisate, fece domanda al Comune di Brenna affinché “in vista dei particolari meriti di esso pei quali si acquistò il rispetto e l’amore di tutta la popolazione”, la sua salma fosse sepolta nella Cappella del Cimitero [498] .

La richiesta fu accettata dal Consiglio comunale nella seduta tenutasi il 21 aprile 1886 [499] .

Successivamente fu anche concessa l’apposizione di una lapide commemorativa [500] .

Don Daverio nel testamento aveva lasciato alla Chiesa di Brenna un legato di cinquecento lire “per una sola volta” e di trecento lire “per una sola volta” da distribuire alle vedove non possidenti e ai poveri e infermi [501] .

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[496]  Ibidem, pp.10,18 A quanto pare le spese furono sostenute dal Comune.
[497]  Manuale della Provincia di Como, anni 1854-1860, Tipografia Ostinelli, Como.
[498]  Deliberazioni comunali, anno 1886, lettera di don Giovanni Daverio alla Giunta municipale di Brenna, Brenna 8 febbraio 1886
[499]  Ibidem, Verbale di deliberazione del Consiglio comunale nella 2° sessione tenutasi nel giorno 21 aprile 1886
[500] Ibidem, lettera di don Giovanni Daverio, datata 22 ottobre 1886, alla Giunta comunale di Brenna per richiedere l’apposizione di una lapide commemorativa. La domanda fu approvata dalla Giunta comunale il 18 novembre 1886.
[501]  ASCo, Prefettura postunitaria, busta (b).45, fascicolo(f).4, dal Procuratore Generale del Re presso la Corte d’Appello di Milano al Prefetto della Provincia di Como, Milano 8 settembre 1886. Il Prefetto doveva in pratica invitare la Fabbriceria della Parrocchiale di Brenna “a presentare istanza per l’autorizzazione ad accettare il legato”. Era specificato che l’erede del sacerdote era il fratello Giovanni, parroco di Arcisate.
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Il 13 maggio fu nominato parroco di Brenna il coadiutore don Antonio Brambilla che a fine mese fu munito anche del “Regio Placito”[502] .

Don Antonio, dal carattere bonario e generoso, all’interno della comunità brennese assunse anche il ruolo di insegnante ed ebbe altri incarichi.

A lui, infatti, fu affidata per diversi anni la direzione della scuola maschile (fino al 1896), venne nominato membro della Deputazione locale di vigilanza scolastica e della Commissione di sanità (come del resto il suo predecessore) oltre a rivestire la carica prima di componente e poi di Presidente della Congregazione di Carità [503] .

Nel 1889 grazie ai contributi di alcuni parrocchiani e soprattutto ad un legato di 2000 lire lasciato alla Parrocchia di Brenna dal defunto parroco di Cremnago, Carlo Villa, la Chiesa fu dotata di un nuovo “concerto di campane” [504]  .

In questo periodo a coadiuvare il Parroco si succedettero alcuni vicari che restarono poco tempo a Brenna, destinati poi ad altre Parrocchie.

Il 15 luglio 1897 la popolazione accolse il nuovo vicario don Paolo Colombo che si fermò a Brenna sino al 1912  [505] .

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[502]  ASCo, Prefettura postunitaria, b.84, comunicazione del Procuratore Generale del Re in Como al Prefetto della Provincia di Como, Como 24 maggio 1886.
[503]   ACBr, Deliberazioni anno 1888, Verbale della ordinaria convocazione del Consiglio comunale tenutasi il 20 settembre 1888, nomina del Presidente della Congregazione di Carità. Anche il suo predecessore era stato membro della Congregazione.
[504]   ASCo, Prefettura postunitaria, b.45, f.4, comunicazione del Procuratore Generale del Re presso la Corte d’Appello in Milano al Prefetto di Como, 7 agosto 1886. Il testamento del sacerdote Villa stilato il 26 maggio 1882, poco prima della morte, prevedeva che il legato fosse espressamente utilizzato per la costruzione delle campane “sotto condizione che le stesse siano poste in opera nel termine di anni sei dalla morte di esso sacerdote”.
[505]   APBr, Liber Chronicus, p.13
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Proprio in quell’anno, la Fabbriceria Parrocchiale ricevette in dono dai signori Luigi Villa e prof. Zaccaria Pozzoni una casa con orto attiguo “da servire di abitazione per il sacerdote coadiutore del parroco” [506] , e un legato di L. 500 disposto dal defunto nobile Ercole Perego che, pur non avendo “alcun onere”, per suo desiderio doveva servire a pagare “diverse spese incontrate dalla Fabbriceria per l’accettazione delle donazioni Villa e Pozzoni” [507] .

Nel febbraio del 1900 dopo quasi un secolo e mezzo dall’ultima visita la Parrocchia ricevette con grande gioia la visita pastorale del Card. Andrea Ferrari, la prima di una serie (tornò, infatti, nel 1907, nel 1912 e nel 1919).

In questa occasione il Cardinale raccomandò vivamente l’istituzione dell’Oratorio festivo per i ragazzi e la costruzione della Casa parrocchiale accanto alla Chiesa [508] .

Se l’Oratorio vide la luce negli anni Venti, la nuova Casa parrocchiale fu costruita verso il 1910 e, a quanto pare, tutta la popolazione vi cooperò [509] .

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[506]  ASCo, Prefettura postunitaria, b.45, f.4 . Sono contenuti diversi documenti relativi a tale donazione , tra cui una lettera del Parroco Brambilla datata 3 ottobre 1898 e inviata al Regio Subeconomo del mandamento di Cantù.. La donazione fu fatta “con istrumento pubblico il 9 giugno 1897”, rogato dal notaio dott. Paolo Zerboni di Como. L’abitazione era “in Castello al civico n.4”.
[507]  Ibidem. Anche in questo caso diversi sono i documenti relativi al legato Perego, tra cui una comunicazione del R. Subeconomo di Cantù al Prefetto di Como, datata 4 novembre 1897, in cui veniva messo al corrente di tale lascito.
[508]  In effetti la Casa Parrocchiale si trovava verso il Castello, abbastanza lontana dalla Chiesa nuova.
[509]  APBr, Liber Chronicus, p.18. Fu naturalmente venduta la vecchia Casa parrocchiale e il ricavato sicuramente contribuì alla spesa per la nuova abitazione del parroco.
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I brennesi hanno sempre dimostrato con iniziative concrete il profondo sentimento religioso e l’attaccamento alla propria parrocchia, non solo con donazioni, in base alla possibilità di ognuno, ma anche semplicemente prestando la propria opera, dando una mano in tutte le occasioni che lo richiedevano.

Nell’ottobre del 1917, in pieno conflitto mondiale, don Antonio Brambilla lasciava la vita terrena; “i suoi funerali – leggiamo nel Liber Chronicus – furono una vera dimostrazione di affetto”.

A dirigere la Parrocchia fu chiamato il coadiutore di Mariano Comense don Ferdinando Minotti, nativo di Cabiate.

Da qualche anno (dal 1912) vi era anche un nuovo coadiutore, don Antonio Origgi, oriundo di Sorico che resterà a Brenna a lungo (morirà a Brenna nel 1929).

Abbiamo già visto, come in questo suo primo anno a Brenna, l’ultimo del conflitto mondiale, si preoccupò soprattutto dei soldati in guerra e dei loro familiari, istituendo un “ufficio notizie”, riuscendo a far rimpatriare il soldato Natale Amati prigioniero degli austriaci e alla fine della guerra, battendosi, senza mai perdersi d’animo, per la riabilitazione del soldato Consonni Grazioso.

Poco prima della fine della guerra riuscì ad inaugurare la nuova Via Crucis, opera di Gioacchino Dossi di Milano acquistata ancora una volta grazie al contributo della popolazione, nonostante i tempi difficili.

Nel 1923 i reiterati inviti del Cardinale Ferrari, affinché fosse costruito l’Oratorio maschile non rimasero lettera morta.

I fondi per l’erezione dell’Oratorio con annessa casa del Coadiutore “vennero raggranellati presso la popolazione per mezzo di teatrini, cinematografi e offerte spontanee” [510] .

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[510]  Ibidem, pp.24, 25. Concorsero “leggermente” alle spese, tra gli altri: il Cardinale Ferrari, il Re del Belgio Alberto, “la signora Perego che donò parte del terreno”.
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Per coprire in parte la spesa don Ferdinado dovette, comunque, vendere la vecchia casa del coadiutore. [511]

Il parroco poté contare ancora una volta sul contributo dei brennesi quando nell’agosto del 1929 si trattò di costruire dietro il battistero la saletta destinata a raccogliere i giovani.

I muratori offersero gratuitamente la loro manodopera e così anche a Brenna fu costituita l’Unione Giovanile di Azione Cattolica .

Ad aprile era giunto a Brenna il nipote don Faustino Minotti, in qualità di delegato arcivescovile, a sostituire il coadiutore don Antonio Origgi( morto a febbraio) e soprattutto per star vicino al parroco, ormai malato.

Fu don Faustino, come abbiamo già visto, l’ideatore del “filatoio dell’Oratorio”, messo in piedi nel 1930 e l’iniziativa e il coraggio non gli venne mai meno anche quando, dopo la morte del Parroco, avvenuta nell’ottobre del 1931, fu chiamato a prenderne il posto.

Grande fu la festa per il suo “ingresso”, fatto coincidere – e non apposta- in occasione della festa patronale (il 7-8 agosto 1932). Grazie alla sua tenacia i brennesi nell’ottobre del 1935 videro concretizzarsi il desiderio di avere, finalmente un Asilo Infantile in paese.

Nel Dopoguerra concentrò i suoi sforzi nella restaurazione della Chiesa che fu consacrata nell’aprile del 1949 in occasione della 4° visita pastorale del Cardinale Ildefonso Schuster (le precedenti visite pastorali avvennero: nel 1933 1939 e 1944) [512]

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[511]  In ASCo, Culto, b. 58 si trovano una serie di documenti sulla vendita della casa del coadiutore.
[512]  APBr, cfr Liber Chronicus
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CRONOLOGIA DEI PARROCI 

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Prete
GIACOMO de BRENA anno 1306

[513]
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Prete
ANTONIO de GARIMBERTI anno 1447

[514]
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Prete
MICHELE de CAPRETA anno 1447

[515]
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Prete
BARTOLOMEO DAVERIO anno 1489

[516]
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Curato
GIACOMO (X)ODONE anno ????

[517]
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Curato
LUCA GIUSSANO dal 1553 al 1556

[518]
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Curato
STEFANO de CITTERIO dal 1556 al ……..

[519]
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Curato
BERNARDINO CASATI dal 1571 al ………

[520]

Coadiutore
BARTOLOMEO PIETRASANTA dal 23 gennaio 1571 al …….

[521]
___________________________________________________________________________

Curato
GIOVANNI BATTISTA CRIPPA dal ……… al 1637

[522]
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Curato
PIETRO ANTONIO CLEMENTE LUCINO dal 1638 al febbraio 1662

[523]

Coadiutore
PIETRO PAOLO PAGNONE dal …. agosto 1661 al …. febbraio 1662

[524]
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Curato
GEROLAMO ZUCCHIO dal aprile 1662 al 31 gennaio 1671

[525]

documento decesso    d1671 Parroco Gerolamo Zucchio
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Curato
CARLO GIUSEPPE VIMERCATI dal …. febbraio 1671 al 20 settembre 1709

[526]

documento decesso   d1709 Curato VIMERCATI

Vice-Curato delegato in Cura Vacante
DOMENICO SANTINO RIVA dal 21 settembre 1709 al 24 luglio 1710

[527]
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Curato
GIUSEPPE PASQUALE PROSERPIO dal 25 luglio 1710 al 02 gennaio 1726

[528]

documento decesso    d1726 Curato PROSERPIO

Vice-Curato delegato in Cura Vacante
LODOVICO PIZZAGALLI dal 03 gennaio 1726 al 16 maggio 1726

[529]
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Curato
LODOVICO PIZZAGALLI dal 17 maggio 1726 al 02 agosto 1776

[530]

documento decesso   d1776 Curato Lodovico Pizzagalli

Vice-Curato delegato da Lodovico Pizzagalli
GIUSEPPE CALCATERRA dal 11 agosto 1755 al 02 agosto 1776

[531]

Vice-Curato delegato in Cura Vacante
GIUSEPPE CALCATERRA dal 03 agosto 1776 al 07 maggio 1777

[532]

Vice-Curato delegato in Cura Vacante
GIOVANNI DOMENICO COSSA dal 08 maggio 1777 al 11 ottobre 1777

[533]
___________________________________________________________________________

Curato
PAOLO PIZZAGALLI dal 12 ottobre 1777 al 20 febbraio 1790

[534]

Vice-Curato delegato da Paolo Pizzagalli
CARLO GIUSEPPE PEREGO dal 02 dicembre 1777 al 24 dicembre 1777

[535]

Vice-Curato delegato da Paolo Pizzagalli
PIETRO FRANCESCO REDAELLI dal 25 dicembre 1777 al 09 febbraio 1778

[536]

Vice-Curato delegato in Cura Vacante
GIUSEPPE PANIGO dal 21 febbraio 1790 al 08 luglio 1790

[537]
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Curato
CARLO GIUSEPPE SALINA dal 09 luglio 1790 al ……………. 1816

[538]
___________________________________________________________________________

Curato
GIOVANNI BATTISTA CATTANEO dal ……………. 1816 al 20 dicembre 1848

[539]
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 Don ANTONIO DAVERIO ricostruzione di DONGHI GIUSEPPE 00
Curato
ANTONIO DAVERIO dal …………… 1848 al 07 febbraio 1886

[540]

documento decesso    d1886 Curato DAVERIO
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DON ANTONIO BRAMBILLA 00

Curato
ANTONIO BRAMBILLA dal 13 maggio 1886 al 05 ottobre 1917

[541]

documento decesso    d1917 Curato BRAMBILLA

Vice-Curato delegato in Cura Vacante
CESARE GILARDI dal 10 ottobre 1917 al 14 dicembre 1917

[542]
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don ferdinando minotti 00

Curato
FERDINANDO MINOTTI dal 15 dicembre 1917 al 07 ottobre 1931

[543]

documento decesso    d1931 Curato Ferdinando MInotti

Coadiutore delegato Arcivescovile
ANTONIO ORIGGI dal …… 1913 al 12 febbraio 1929

documento decesso          

Vicario delegato Arcivescovile
FAUSTINO MINOTTI dal 08 ottobre 1931 al 25 marzo 1932

[544]
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DON FAUSTINO MINOTTI MODIFICATA 00

Curato
FAUSTINO MINOTTI dal 26 marzo 1932 al 21 luglio 1962

[545]

Coadiutore delegato Arcivescovile
ANTONIO MACCHI dal 1 maggio 1956 al 23 luglio 1962

[546]
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DON ANTONIO MACCHI
Curato
ANTONIO MACCHI dal 24 luglio 1962 al 1983

[547]
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 [513] (Archivio Antona Traversa Meda – SVP)
(die 28 marzo era Beneficiario della Chiesa di Pozzolo Superiore – S.Antonino Martire)
[514]  (Archivio Stato di Milano, Comuni, cart. 14, fasc. Brenna; ASMi, Famiglie, cart. 30, fasc. Brenna)
[515]  (Archivio Stato di Milano, Comuni, cart. 14, fasc. Brenna; ASMi, Famiglie, cart. 30, fasc. Brenna)
[516]  (Archivio Stato di Milano – “Ricevette l’investitura delle Chiese Parrocchiali dei SS. Gervaso e Protaso di Brenna e di S.Antonino Martire di Pozzolo”)
[517]  (Archivio Parrocchiale – “come da LEGATO nel Libro dei Battesimi – Matrimoni – Morti anno 1638”)
[518]  (Archivio Parrocchiale, Chronicon)
[519]  Ibidem
[520]  Ibidem
[521]  (Biblioteca Ambrosiana di Milano – “Lettera di S.Carlo Borromeo”)
[522]  (Visite Pastorali alle Pievi Milanesi – Inventario a cura di Ambrogio Palestra – pag. 294)
[523]  (Archivio Parrocchiale, Libro dei Battesimi – Matrimoni – Morti)
[524]  Ibidem
[525]   (Archivio Parrocchiale, Chronicon)
[526]   (Archivio Parrocchiale, Libro dei Battesimi – Matrimoni – Morti)
[527]  Ibidem
[528]  Ibidem
[529]  Ibidem
[530]  Ibidem
[531]  Ibidem
[532]  Ibidem
[533]  Ibidem
[534]  Ibidem
[535]  Ibidem
[536]  Ibidem
[537]  Ibidem
[538]  Ibidem
[539]  Ibidem
[540]  Ibidem
[541]  (Archivio Parrocchiale, Chronicon)
[542]  Ibidem
[543]  Ibidem
[544]  Ibidem
[545]  Ibidem
[546]  Ibidem
[547]  Ibidem
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